Alcuni abitanti di Caltanissetta hanno dato vita ad un comitato di quartiere impegnandosi in prima persona per il recupero di alcune aree degradate e al contempo portando all’attenzione degli amministratori l’urgenza di riqualificazione e valorizzazione della città. Perché partendo da un piccolo cambiamento si possono innescare circoli virtuosi. Ne abbiamo parlato con Marcello Bellomo, presidente del Comitato.

“Il quartiere era bello, perché noi eravamo belli. Ma se non siamo belli noi, di quale cambiamento vogliamo parlare?”. Sono queste le parole di Marcello Bellomo, prezioso collaboratore di Italia che Cambia e presidente del Comitato di quartiere di Caltanissetta, che ci racconta della nascita del comitato lo scorso ottobre e di come questo si sia proposto di recuperare alcuni luoghi importanti di Caltanissetta. Un gesto necessario e importante nella città siciliana, soprattutto nel centro, dove vi sono alcune zone lasciate all’incuria e al degrado.

“È nato quasi per gioco: in quei giorni mi era capitato spesso di andare a trovare mia madre e di ricordare insieme com’era il quartiere una volta, finché io e Michele Billotta, che è il vicepresidente del comitato, non abbiamo pensato di fare davvero qualcosa“. E così è stato: Marcello e Michele si danno da fare, propongono il comitato ai loro concittadini, parlano di cambiamento e di ‘riqualificazione’ del quartiere dal basso, direttamente dalle mani delle persone che lo vivono. Ed è una cosa che convince, perché nonostante vi sia “una grande apatia” da parte della popolazione, “da quando ne abbiamo parlato sembra che si siano accesi i riflettori su questo problema”.

Nel descrivere com’è ridotto il quartiere negli ultimi anni, Marcello parla di zone dove l’erba cresce alta, senza essere mai tagliata, e dove spesso all’abbandono si unisce il degrado, con sporcizia e spazzatura che si accumulano. In uno di questi luoghi c’era anche uno sfasciacarrozze: nel pieno di un giardinetto e praticamente in centro. Connesso a tutto questo, c’è il fatto che la popolazione non vive più il quartiere: niente bambini per strada o semplice stare insieme in quella che sarebbe la propria comunità.

Volendo far rinascere il centro di Caltanissetta, il Comitato di quartiere intende ribaltare questo stato di cose partendo da quattro luoghi simbolo da recuperare: la scalinata di San Francesco, l’Abbeveratoio, il Cristo Nero (che è un antico crocifisso custodito da alcune suore) e il parcheggio che è anche un belvedere.

“Vogliamo prenderci cura di questi luoghi, ma vogliamo anche farli rivivere nel vero senso della parola: abbiamo chiesto di poter fare, ad esempio, due fiere al mese nel parcheggio e una fiera sul genuino ogni settimana. Vogliamo anche organizzare degli spettacoli teatrali sulla scalinata di San Francesco in primavera e cercare di coinvolgere i locali della parrocchia per promuovere laboratori teatrali, doposcuola e corsi di ginnastica posturale”.

Il recupero dei luoghi, dunque, non è altro che un punto di partenza per una rinascita di un quartiere intero: riviverlo come comunità che si aiuta reciprocamente e che si prende cura di ciò che le spetta, non perché qualcuno glielo ha imposto, ma perché si tratta del proprio territorio, della propria vita. Pensando soprattutto a bambini e ad anziani per i quali le occasioni di ritrovo e vita in comune sono sempre di meno.

La voce dei 21 soci fondatori da ottobre scorso si è fatta sentire ed è arrivata anche alle orecchie delle istituzioni comunali, che hanno dedicato una giunta al comitato e ascoltato le loro richieste. “Noi vogliamo solo i nostri diritti, non parteggiamo con nessuno”, ci tiene a specificare Marcello. I primi passi sono stati fatti e grazie al lavoro volontario dei soci del comitato, il quartiere sta già rinascendo, nella consapevolezza che per “fare” bisogna essere in molti, non in pochi.

“Questa è anche un’occasione per fare rete: è importante creare dei circoli virtuosi, dare l’esempio, perché da soli si può fare poco, ma collaborando si può fare tantissimo”.

La Sicilia, infatti, è piena di esperienze simili, di piccoli cambiamenti che partono dal territorio. A tal proposito, Marcello cita la Farm Cultural Park di Andrea Bartoli, a Favara: “Lo conosco e ho parlato anche con lui, chiedendogli dei consigli, perché in fondo ciò che ci accomuna è la voglia di ripartire dai nostri territori”. Luoghi che di bellezza ne hanno tanta e che, a volte, è nascosta da ciuffi di erba e cumuli di spazzatura. Ma, che in realtà, non scompare mai.

 

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