Il decreto Salvini è diventato legge e centinaia di migliaia di migranti stanno per essere ricacciati nella clandestinità. Il processo in verità è già in corso dai primi di ottobre, da quando cioè le questure e le prefetture hanno cominciato a mettere in pratica i dispositivi del decreto, prima ancora che venisse definitivamente tramutato in legge dello Stato con l’avallo del presidente Mattarella. Gli effetti devastanti di questo provvedimento hanno già cominciato a manifestarsi e li possiamo rapidamente sintetizzare in:

a) impossibilità di ottenere un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie per migliaia di cittadini migranti;

b) un enorme numero di espulsioni dal circuito dell’accoglienza per drastica riduzione dei fondi;

c) conseguente aumento di una umanità senza diritti e sostanzialmente in trappola, senza poter uscire dal territorio nazionale e senza la possibilità di restarvi in uno status di regolarità;

d) perdita di migliaia di posti di lavoro, le stime parlano di almeno 25mila licenziamenti o mancati rinnovi di contratti di lavoro temporanei, in tutto il settore dell’accoglienza. E poi ci sono gli articoli di legge dedicati all’azione repressiva, dall’allargamento dell’uso dei DASPO alla reintroduzione del reato di blocco stradale fino all’aggravio per il reato di occupazione.

Per contrastare questo provvedimento, che allude ad una idea di società fondata sulla segregazione razziale, serve un grande movimento popolare. In questi mesi in molte città italiane sono scese in piazza centinaia di migliaia di persone per difendere il diritto all’accoglienza ed affermare un’idea di sicurezza legata al rispetto dei diritti sociali.

Questo movimento, che si è intrecciato anche con le grandi mobilitazioni del movimento delle donne, può ancora crescere e radicarsi nella società se riuscirà a legarsi sempre più anche con i settori sociali più colpiti dalle manovre economiche di questi anni.

La manifestazione di sabato 15 dicembre ha una sua valenza particolare. Innanzitutto i protagonisti di questa manifestazione sono le decine e decine di attivisti migranti che stanno costruendo ed organizzando la mobilitazione. Un fatto di enorme rilevanza che mette in evidenza come stia crescendo una nuova generazione di attivismo sociale e sindacale dentro le difficoltà e la pesantezza del clima politico che si è creato in Italia.

Questa leva di militanti ha costruito una piattaforma rivendicativa che mette la primo posto il tema della regolarizzazione: senza un permesso di soggiorno in tasca queste persone non riescono a difendere i propri diritti né come cittadini né come lavoratori. Per questo l’emersione dal lavoro nero, diffusissimo nel nostro paese e con percentuali altissime proprio tra la forza lavoro straniera, è un punto nevralgico delle rivendicazioni che verranno portate in piazza. Uscire dall’invisibilità è il primo e principale obiettivo.

L’Unione Sindacale di Base è impegnata nella costruzione di questa importante manifestazione anche verso i lavoratori italiani: senza sostenere i diritti degli ultimi non si riuscirà a difendere i diritti di tutti noi, e la storia di questi anni ci insegna che l’allargamento della platea dei senza diritti ha favorito la diffusione della ricattabilità verso tutti i lavoratori.

GET UP, STAND UP FOR YOUR RIGHT
Roma, 15 dicembre
ore 14.00 Piazza della Repubblica