Come abbiamo ricordato in maggio il pacchetto legislativo sull’economia circolare è stato adottato in via definitiva il 18 aprile a Strasburgo dal Parlamento europeo. Con questo provvedimento l’Europa punta a uno sviluppo economico ed ecologico decisamente più sostenibile, in grado di integrare politiche industriali e tutela ambientale grazie ad un insieme di nuove norme che non porteranno “solamente” ad una rivoluzionaria politica nella gestione dei rifiuti, ma caratterizzeranno una profonda innovazione del sistema produttivo che sarà costretto a limitare i rifiuti già durante il processo produttivo e ad utilizzare sempre più risorse riciclabili. Solo adesso, che i rifiuti diventano per legge una risorsa da utilizzare e non più solo un problema da eliminare, possiamo dire che l’economia circolare è diventa, almeno sulla carta, una delle priorità dell’Unione europea che è riuscita per la prima volta ad imporre un quadro legislativo condiviso e atteso dal 2015.

Ora tocca al nuovo governo impegnarsi per recepire presto e bene anche nel Belpaese le nuove direttive, superando l’obiettivo tutto italiano di innalzare solo la raccolta differenziata anziché il riciclo, confondendo il mezzo col fine da raggiungere, cioè ridurre il residuo indifferenziato. Una prospettiva che, con successo, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero dei rifiuti di imballaggio in vetro (Coreve) ha fatto propria in Italia dal 1997. A più di 20 anni dalla sua nascita il Consorzio, secondo i dati diffusi da qualche settimana, può tranquillamente affermare che l’industria del vetro è sempre più vicina al concetto di economia circolare perfetta, visto che a fronte di un consumo di imballaggi in vetro cresciuto nel 2017 dell’1,9% (attestandosi a 2.430.040 tonnellate), la raccolta differenziata del vetro è aumentata dell’8,3%, (arrivando a circa 2.019.000 tonnellate) e il riciclo di imballaggi ha segnato un più 4,8% (per un totale di 1.769.224 tonnellate). A fine 2017 dunque il tasso di riciclo, cioè il rapporto tra quanto riciclato e l’immesso al consumo, è cresciuto dal 70,8% del 2016 al 72,8%.

Per Franco Grisan, presidente del Coreve, “L’eccezionale aumento dell’8,3% della raccolta degli imballaggi in vetro, che ha permesso di superare i 2 milioni di tonnellate, è dovuto ad aumenti rilevanti in tutte le macro-aree, conseguenti a elevati consumi di bevande durante l’estate molto calda e ad un aumento della presenza turistica fuori dal comune. A ciò si è aggiunto l’incremento strutturale della raccolta nelle regioni in ritardo del Sud. Il meridione sta riuscendo, anche grazie al lavoro svolto dal consorzio con le amministrazioni locali, a recuperare velocemente la distanza con le altre Regioni d’Italia”. Per quanto riguarda le quantità raccolte, a registrare la performance migliore in termini di crescita, è stato, infatti, il Sud Italia con un incremento a due cifre (+13,8%), seguito dal Centro (+8,9%), mentre al Nord, dove la raccolta è ormai consolidata si è registrato comunque un buon +5,9%.

Una volta selezionati e avviati a riciclo, gli imballaggi in vetro post-consumo hanno attivato un’economia circolare dai risvolti ambientali positivi: “la quantità di materie prime risparmiata nel 2017 è stata di circa 3.256.000 tonnellate (pari ad una collina di dimensione 1,6 volte il Colosseo), il risparmio di energia diretto e indiretto è stato di circa 340 milioni di metri cubi di gas (pari all’incirca ai consumi di gas della città di Palermo), mentre attraverso il riciclo del vetro si è ridotta l’emissione in atmosfera di 2.004.000 tonnellate di CO2 (pari a quanto assorbito da una foresta di dimensioni superiori alla regione Puglia)” ha spiegato il Coreve. Risultati che fanno ben sperare per il futuro anche se “Un punto dolente – ha sottolineato Grisan – è la qualità della raccolta. Infatti, l’aumento delle quantità è stata accompagnato da una maggior presenza di materiale improprio conferito insieme al vetro. Ciò è stato deleterio in quanto non solo ha rallentato gli impianti di recupero e riciclo del materiale, ma ha anche aumentato gli scarti, parte dei quali sono perdite improprie di vetro”. Tutto questo materiale, parte del quale potrebbe essere benissimo riciclato, va in discarica, un’opzione spiacevole che è da imputare alla scarsa attenzione di noi cittadini.

Un’attenzione che non manca a EcoTyreil Consorzio che dal 2011 a livello nazionale si occupa della corretta gestione degli pneumatici fuori uso (Pfu), e che in collaborazione con l’associazione Marevivo, la Guardia Costiera il patrocinio di Ministero dell’Ambiente Federparchinegli ultimi cinque anni ha riportato a riva e avviato verso una corretta filiera di gestione del rifiuto circa 8.500 Pfu. Il gesto concreto di ripulire i nostri mari con la campagna Pfu zero sulle coste italiane e la raccolta straordinaria di pneumatici fuori uso si è concluso a fine giugno all’Asinara, dopo 40 interventi di recupero. Complessivamente quest’anno sono così stati ripescati e correttamente avviati al riciclo circa 3.200 kg di pneumatici. “Cinque anni fa, quando a Sestriere abbiamo iniziato il progetto Pfu zero – ha spiegato Enrico Ambrogio, presidente del consorzio EcoTyre – credo che abbiamo avuto una buona intuizione. La strada che abbiamo percorso ci ha portato dalle Alpi alle isole minori, e in giro per le coste italiane, individuando e intervenendo su decine di depositi di Pfu abbandonati”. Oggi il problema non è ancora del tutto risolto, ma queste discariche sono sempre più rare, grazie anche al lavoro di sensibilizzazione che accompagna queste iniziative e al sito www.pfuzero.ecotyre.it dove è possibile segnalare depositi di Pfu abbandonati, sui quali dopo le opportune verifiche EcoTyre progetta i possibili interventi.

Interventi che non sono solo a tutela del paesaggio, ma rappresentano un passaggio virtuoso, visto che i Pfu sono un prodotto completamente riciclabile perché composti da acciaio, fibre tessili e gomma, che una volta triturata può dar vita a pavimentazioni antiurto – come quelle delle piste di atletica o dei parchi gioco dei bambini – asfalti ad alta aderenza o centinaia di altri prodotti green. Per Carmen Di Penta, direttore generale di Marevivo “Alla quinta edizione di questo progetto abbiamo potuto constatare, con orgoglio, che ci sono sempre meno Pfu abbandonati in marea testimonianza di come questa operazione di recupero funzioni e aiuti a sensibilizzare le comunità sul problema dei rifiuti”. Oggi dopo il cambio gomme tutte le officine possono richiedere il ritiro gratuito dell’usato a consorzi specializzati, come EcoTyre, che ne garantiscono il trattamento e il completo recupero. Un passaggio semplice sulla terraferma, ma che in passato è risultato più complicato quando tra il gommista e l’impianto di trattamento c’era un tratto di mare, come sulle isole minori, dove quest’anno sì è concentrata l’iniziativa coordinata da EcoTyre.

Alessandro Graziadei

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