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Erano circa le 3:30 di lunedì 25 giugno, quando funzionari armati del Servizio Federale di Protezione sono tornati all’Ufficio per l’immigrazione e l’applicazione delle dogane (ICE) di Portland, in Oregon. Il personale dell’ICE non era più tornato dal 19 giugno, quando manifestanti avevano iniziato a contrastare l’accesso da e verso l’edificio. La sera prima si era raggruppata una massa di persone che lunedì pomeriggio aveva cominciato a bloccare l’uscita all’orario di chiusura.

Mentre la protesta cresceva, una persona dello staff dell’ICE è uscita e ha chiesto ai manifestanti di spostarsi in modo che i funzionari dell’ICE potessero “tornare a casa dalle proprie famiglie”. Quella proposta ha causato un tumulto insurrezionale, cementando la creazione di una comunità di centinaia di persone e di tende.

Campi di concentramento per famiglie

La politica di “tolleranza zero” dell’amministrazione Trump sull’immigrazione clandestina, e le rivelazioni in base alle quali le famiglie vengono disgregate e i bambini messi in gabbia nei centri di detenzione, hanno creato un’ondata di rabbia in tutto il paese. Le proteste sono esplose in decine di città, prendendo di mira operazioni dell’ICE, che molti sostengono abbiano creato un sistema di terrore e di oppressione per le persone di colore e gli immigrati. Le storie di violenza sessuale nelle strutture dell’ICE, l’uso del lavoro forzato nei campi e la “perdita” di bambini in affidamento hanno reso la questione così divisiva da costringere l’opinione pubblica ad affrontarla.

Mentre il movimento è in stato di agitazione nelle comunità colpite in ogni angolo degli Stati Uniti, le proteste sono arrivate a un punto critico a Portland, in Oregon. Un’organizzazione locale, la Direct Action Alliance, ha organizzato un raduno presso la locale struttura ICE della città, addossata a una fila di lussuosi condomini di nuova costruzione sul lungofiume Willamette. Quella prima azione ha spinto verso un’occupazione, un blocco che contesterebbe direttamente la capacità dell’ICE di proseguire con gli arresti aggressivi dell’immigrazione, e il crescente numero di manifestanti ha stabilito la messa in atto di una veglia 24 ore su 24.

“Il sentimento è stato di comunità, di sfida e di rivoluzione. Una volta che l’occupazione è iniziata e ha cominciato a crescere, abbiamo avuto l’impressione di stare in presenza di qualcosa di nuovo”, ha dichiarato l’organizzatore Jenny Nickolaus.

Una comunità si è formata rapidamente, basata sui principi della democrazia diretta e di un processo decisionale antigerarchico. Sul modello del movimento Occupy Wall Street, la tendopoli comprendeva una cucina perfettamente funzionante, tende per la salute medica e mentale, un’area di accessibilità, servizi per l’infanzia e una crescente infrastruttura complessa destinata a sostenere più della sola protesta. Comitati e gruppi di lavoro si sono formati con un’attenzione al mantenimento dello scopo simultaneo di costruire relazioni e di arrestare il funzionamento dell’edificio che stavano rapidamente inglobando. Questa era più di una semplice sfida per l’ICE, era la visione di qualcosa con cui sostituirla.

Impegnarsi in un’azione di disturbo

L’occupazione di Portland ha innescato un cambiamento di tattica a livello nazionale, andando oltre la semplice protesta, verso azioni in cui gli organizzatori si sono impegnati in un blocco del funzionamento dell’ICE a lungo termine nei vari centri amministrativi e di detenzione in cui opera.

A New York, giovedì 21 giugno, il Metropolitan Anarchist Coordinating Council (MACC) ha preso l’iniziativa di trasformare una protesta in bicicletta contro la deportazione in un accampamento mobile per sfidare le operazioni dell’ICE a Lower Manhattan. Poiché le proteste sono proseguite fino a venerdì mattina e c’è stato un confronto con un furgone dell’ICE che ha tentato di entrare dall’ingresso di Varick Street 201, era chiaro che stava iniziando a formarsi un blocco continuo. Domenica sono stati implementati due blocchi cittadini che hanno operato in turni di 20-30 persone alla volta per mantenere la copertura all’ingresso della struttura. Mentre la polizia arrivava e cancellava via con le pompe i messaggi scritti a gessetto sulle efferatezze di ICE, ICE ha annullato tutte le audizioni sull’immigrazione che erano in programma nel palazzo per il 25 giugno.

La coalizione ICE Out of L.A., insieme a gruppi come L.A. Against ICE e Ground Game L.A., ha iniziato con un’azione di protesta presso il Centro di Detenzione Metropolitano, che viene utilizzato dai LAPD, autorità federali, e dall’ICE per la detenzione di persone senza documenti. Mentre la protesta si gonfiava, gli organizzatori volevano qualcosa che fosse più di un semplice gesto simbolico e che potesse realmente interferire con il funzionamento di base dell’ICE nell’area di Los Angeles.

“Possiamo causare una vero e proprio disturbo all’ingiustizia del sistema”, ha detto John Motter, un organizzatore che ha contribuito ad avviare l’accampamento con Ground Game L.A. “Vogliamo mantenere quest’azione di veglia e dimostrazione di solidarietà per le persone incarcerate nell’edificio dietro di noi e in tutto il paese”.

La protesta è continuata per tutto il fine settimana, portando decine di persone a vigilare e a mantenere la protesta in modo continuativo. I detenuti dell’edificio hanno fatto lampeggiare le luci delle loro celle per comunicare con i manifestanti all’esterno, creando un legame tra coloro che si trovano ad affrontare l’incarcerazione e il movimento di solidarietà in strada.

“È più del semplice ricongiungimento familiare, si tratta della risoluzione dei problemi o dell’abolizione dell’ICE”, ha dichiarato Motter.

Appena lungo la strada, e più vicino al confine con il Messico, Occupy ICE San Diego, formato da una massiccia coalizione di gruppi, da Rivolte Redneck ai Socialisti Democratici d’America, ha cercato di interrompere le operazioni dell’ICE in una città nota per la sua militarizzazione dei confini. Utilizzando un approccio multi-frontale, sabato gli organizzatori hanno colpito sia la Chula Vista Border Patrol che la sede dell’ICE di Otay, chiudendola per 14 ore prima dell’arrivo della polizia di stato e dell’inizio degli arresti.

“Siamo un gruppo di organizzazioni, gruppi e persone regolari che si impegnano a difendere i membri migranti delle nostre comunità. Le violenze e i traumi che la politica di “tolleranza zero” di Trump ha inflitto alle famiglie migranti devono finire”, ha dichiarato Yesenia Padilla all’accampamento.

Uno sguardo dalla Casa Bianca

Con l’aumento delle occupazioni, l’Ufficio della Procura Generale ha raddoppiato la sua politica di “tolleranza zero”, mentre cresce l’opposizione dall’interno dei ranghi politici. Donald Trump ha infine annunciato che avrebbe posto fine alla politica di separazione delle famiglie tramite un ordine esecutivo temporaneo, invece di una politica concreta.

“L’ordine esecutivo di Trump non è nemmeno una fasciatura su questa ferita aperta, e continua a permettere all’ICE di infliggere violenza ai nostri vicini, familiari e amici”, ha detto Padilla, facendosi eco della crescente visione secondo cui l’intero sistema di immigrazione negli Stati Uniti è insostenibile.

Con l’aumentare delle proteste, non è stata focalizzata solo la politica di separazione delle famiglie, ma anche l’ICE come istituzione. Gli organizzatori hanno insistito sull’obiettivo della totale abolizione dell’ICE, utilizzando il linguaggio dell’abolizione delle carceri per collegare questi movimenti.

“E’ direttamente collegato alle altre nostre cause, l’abolizione delle carceri, l’abolizione della polizia”, ha detto Kim Kelly, un organizzatore di MACC a New York. “Ogni gabbia è ancora una gabbia, indipendentemente da quello che indossa il carceriere”.

A Detroit, gli occupanti si sono posti il chiaro obiettivo di chiudere la struttura, sconvolgendo l’approccio dei “soliti affari” alla detenzione di persone prive di documenti. I gruppi si erano riuniti con l’intenzione di bloccare fin dall’inizio, e lunedì mattina hanno bloccato tutti e tre gli ingressi alla struttura ICE di Detroit per diverse ore, fino a quando la polizia ha disperso i manifestanti con minacce di spray al pepe e fascette ai polsi. Il gruppo ha riconvocato e ristabilito l’accampamento per il 26 giugno.

“Con 40 persone abbiamo chiuso le operazioni in una struttura ICE per sei ore. Usciamo e vediamo cosa possiamo fare con 400”, ha detto Robert Jay di Occupy ICE Detroit e del Metro Detroit Political Action Network.

Occupy ICE PDX

Domenica 24 giugno si è tenuta una manifestazione con centinaia di persone presso il municipio di Portland, in cui politici e leader della comunità hanno chiesto apertamente l’abolizione dell’ICE. Chloe Eudaly, l’assessore comunale di Portland che ha assunto l’incarico con il sostegno alle organizzazioni per i diritti degli inquilini, si è unita all’occupazione per dimostrare il suo fermo sostegno. Ciò è stato ripreso da alcuni settori del partito democratico, con Mark Pocan, rappresentante del Wisconsin, che ha presentato un disegno di legge per l’abolizione dell’ICE.

A metà mattina del 25 giugno, le forze dell’ordine hanno emesso un avviso ufficiale all’accampamento di Portland indicando che gli occupanti potevano essere accusati di reati penali. Nel loro comunicato stampa, che hanno tentato di distribuire nell’accampamento, hanno dichiarato che il blocco di aree come gli ingressi, la creazione di rumori forti, o qualsiasi cosa che “disturbi l’esecuzione dei compiti ufficiali da parte di dipendenti pubblici” potrebbe essere oggetto di accuse penali.

Un organizzatore, che ha chiesto di rimanere anonimo, ha detto che sono stati visitati da un difensore civico federale che ha osservato che il Servizio Federale di Protezione stava progettando di sfrattare il campo e, eventualmente, di perseguire gli occupanti sulla base degli statuti federali.

“Non credo che abbiamo settimane. Penso che abbiamo giorni”, ha detto l’organizzatore.

Certamente le cose stanno così, data la pressione montata il 25 giugno, con la polizia che continuava a venire e con presunti gas lacrimogeni sparati contro gli occupanti dall’interno dell’edificio dell’ICE. L’accampamento di Portland sta permanendo nonostante le minacce delle forze dell’ordine, incluse le accuse federali, potenzialmente gravi.

“Nessuno ha intenzione di andarsene presto”, ha detto Jordan Sheldon, membro del team stampa di Occupy ICE PDX. “Faremo in modo di tenere tutto a posto in modo da non essere spazzati via”.

Con il proseguimento dell’accampamento si chiede che la città faccia tutto il necessario per diventare una “vera e propria città santuario” e per proibire le operazioni dell’ICE. Questo fa parte dello sforzo più ampio per smantellare il sistema di detenzione di massa degli immigrati che Trump e Jeff Sessions stanno espandendo e vederne l’abolizione come risposta a questa politica. Se le occupazioni saranno in grado di moltiplicarsi, crescere e resistere all’intervento dello Stato, le richieste di abolizione su vasta scala – piuttosto che alle riforme incrementali offerte dai politici – continueranno a guadagnare consenso.

Traduzione dall’inglese di Matilde Mirabella

L’articolo originale può essere letto qui