La ricerca della verità tra le macerie di Douma e i dubbi di un medico sull’attacco chimico

08.05.2018 - Silvia Swinden

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo, Greco

La ricerca della verità tra le macerie di Douma e i dubbi di un medico sull’attacco chimico

L’Independent ha pubblicato un’indagine del giornalista Robert Fisk che ha visitato la clinica siriana coinvolta nella crisi globale sulle armi chimiche.

Riportiamo qui alcune delle sue indagini che sollevano seri dubbi circa la pretesa di un attacco chimico a Douma.

“Prima di andare oltre, i lettori dovrebbero essere consapevoli che questa non è l’unica storia a Douma. Ci sono molte persone con cui ho parlato tra le rovine della città che hanno detto di non aver “mai creduto” nelle storia del gas – che, secondo loro, come al solito, è stata messa in giro, dai gruppi armati islamisti. Questi  jihadisti sono sopravvissuti sotto una tormenta di fuoco di granate vivendo in case altrui e in vaste e ampie gallerie con strade sotterranee scavate nella roccia viva da prigionieri con picconi su tre livelli sotto la città. Ieri ho attraversato tre vasti corridoi di roccia che ancora contenevano razzi russi – sì, russi – e auto bruciate.

…”Era a pochi passi dal dottor Rahaibani. Dalla porta della sua clinica sotterranea – “Punto 200”, si chiama, nella strana geologia di questa città parzialmente sotterranea – parte un corridoio che conduce in discesa dove mi ha mostrato il suo piccolo ospedale e i pochi letti dove una bambina piangeva mentre le infermiere curavano un taglio sopra l’occhio.

“Ero con la mia famiglia nel seminterrato della mia casa, a trecento metri da qui, quella notte, ma tutti i medici sanno cosa è successo. C’erano un sacco di bombardamenti [da parte delle forze governative] e gli aerei erano sempre sopra Douma di notte – ma in quella notte, c’era il vento e le nuvole enormi di polvere cominciarono a entrare nei sotterranei e cantine dove la gente viveva. La gente ha cominciato ad arrivare qui soffrendo di ipossia, perdita di ossigeno. Poi qualcuno alla porta, un “Casco Bianco”, ha gridato”Gas!”, e è cominciato il panico. La gente ha iniziato a gettarsi acqua addosso. Sì, il video è stato girato qui, è autentico, ma quello che vedi sono persone che soffrono di ipossia – non di avvelenamento da gas”.

Continua a descrivere il ruolo dei caschi bianchi finanziati, almeno in parte, dal Ministero degli Esteri del Regno Unito e altre incongruenze circa la segnalazione e la consapevolezza della gente in città su questo attacco.

Qualunque sia la verità, è molto sospetto che il “messaggio” missilistico delle tre potenze occidentali sia stato inviato poco prima che osservatori esterni avessero avuto la possibilità di indagare e i media stanno già sostenendo che se non si trova nulla potrebbe essere dovuto alla manomissione del sito da parte dei russi. Jeremy Corbyn ha chiesto anche un’indagine sui bersagli missilistici, in quanto l’affermazione che essi producevano e immagazzinavano armi chimiche deve essere verificata da un organismo indipendente.

L’articolo dell’Indipendent contiene anche una serie di immagini importanti, a testimonianza del suo articolo.

 

Robert Fisk è uno scrittore e giornalista inglese. Dal 1976 è corrispondente in Medio Oriente, a momenti alterni per vari media; dal 1989 è corrispondente per The Independent, principalmente con sede a Beirut. Fisk ha vinto numerosi premi giornalistici britannici e internazionali, tra cui il Press Awards Foreign Reporter of the Year sette volte. Ha pubblicato diversi libri e riferito su diverse guerre e conflitti armati. (Wikipedia)

 

Categorie: Medio Oriente, Politica
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