“Medicare for All!” ovvero cure mediche per tutti. È questione di vita o di morte!

12.07.2017 - New York City - Amy Goodman

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese, Spagnolo

“Medicare for All!” ovvero cure mediche per tutti. È questione di vita o di morte!
(Foto di salon.com)

Affossate il disegno di legge! Non me!” scandivano i manifestanti nella capitale degli Stati Uniti, un mercoledì di due settimane fa. Dimostravano il loro disappunto verso l’approvazione della controversa riforma del sistema sanitario da parte del Senato. Il Presidente Donald Trump e i suoi alleati repubblicani al Congresso sono determinati ad abrogare il programma Affordable Care Act (alias Obamacare), nonostante la sua possibile revoca sia estremamente impopolare a livello nazionale. Difatti, secondo un recente sondaggio, è sostenuta solo dal 17%. Inoltre, da quanto riportato, lascerà decine di milioni di americani senza assicurazione sanitaria. In un nuovo studio si prevede che deprivare così tante persone dell’assicurazione sanitaria porterà ad un aumento dei decessi di circa 29.000 persone l’anno. Quindi, quando così tanti manifestanti pregano i senatori di non ucciderli, stanno davvero parlando seriamento.

La Dott.ssa Steffie Woolhandler è un medico di base ed è co-fondatrice di Physicians for a National Health Program (Medici per un Programma Sanitario Nazionale). Woolhandler, che è stata anche un’aspra critica dell’Affordable Care Act, ha contribuito ad un nuovo studio, pubblicato negli Annuali di Medicina Interna, che ha come titolo “The Relationship of Health Insurance and Mortality: Is Lack of Insurance Deadly?” (La relazione tra assicurazione sanitaria e mortalità: la mancanza di un’assicurazione può essere causa di morte?). Sul bollettino di Democracy Now! la dottoressa ha dichiarato: “Abbiamo rivisto la letteratura scientifica mondiale sulla relazione tra assicurazione sanitaria e mortalità. Attualmente la comunità scientifica è d’accordo sul fatto che non essere assicurati aumenti il rischio di morte”.

Come per i mutamenti climatici, i politici repubblicani ci chiedono di ignorare la scienza. Raul Labrador, repubblicano dell’Idaho, è stato interpellato il mese scorso, durante un’assemblea municipale, sul perché sia a favore dei tagli alla Medicaid (Assistenza Sanitaria) che porteranno alla perdita dell’assicurazione, e in alcuni casi causeranno morte. Ha risposto: “Nessuno vuole che qualcuno muoia… non è una posizione difendibile. Non si muore perché non si ha accesso alle cure mediche” La dott.ssa Woolhandler perciò ha replicato: “Il Senatore Ted Cruz lo ha detto. Marco Rubio lo ha detto. Anche Il Segretario Tom Price, il Segretario della Sanità e dei Sistemi Sociali sostengono che sia possibile non avere un’assicurazione senza che nulla accada. Questo non è affatto vero. La scienza ci dimostra che se non si ha un’assicurazione sanitaria… si muore prima”.

La Dott.ssa Steffie Woolhandler è una sostenitrice del sistema sanitario a finanziatore unico (ndt: single -payer, s’intende un’assicurazione sanitaria finanziata da un singolo ente, che può essere lo stato o un’assicurazione privata), chiamato anche “Medicare for All” in seguito al popolarissimo programma finanziato dai contribuenti, che offre copertura totale agli anziani dai 65 anni in su e a coloro che soffrono di disabilità croniche. Ci ha poi spiegato come funzionerebbe un sistema del genere:

Si riceverebbe una tessera Medicare alla nascita (ndt: tessera sanitaria nazionale), che durerebbe tutta la vita. Le cure sanitarie necessarie sarebbero coperte dal programma Medicare for All finanziato dai contribuenti. Secondo le nostre ricerche, tutte quelle fatturazioni e iscrizioni assicurative sono estremamente care negli Stati Uniti e consumano il 53% del totale delle spese sanitarie negli USA. Con un semplice sistema a finanziatore unico, si potrebbe risparmiare almeno la metà, circa $500 miliardi l’anno, che si potrebbero utilizzare per garantire a tutti l’accesso alle cure sanitarie e sgravare dagli addebiti e dalle tasse supplementari coloro che ne sono afflitti”.

Simili sistemi funzionano molto bene nel mondo. “La maggior parte dell’Europa Occidentale utilizza un sistema a pagatore unico. Tutti vengono coperti. In questi paesi vivono due anni in più. Pagano meno di noi per le cure sanitarie”, sostiene la Dott.ssa Woolhandler. Ha poi proseguito: “Non essere assicurato fa male alla salute e può provocare la morte. Essere pienamente coperto per tutte le cure sanitarie necessarie, come accadrebbe con il programma Medicare for All, renderebbe le persone più sane e allungherebbe loro la vita”.

John Conyers, democratico del Michigan, ha introdotto l’H.R. (Proposta di Risoluzione) 676, The Expanded & Improved Medicare for All Act (Atto parlamentare Medicare for All ampliato e migliorato). Ha ricevuto un numero di sostenitori senza precedenti, con l’adesione di 113 dei suoi colleghi (tutti democratici). Il Senatore Bernie Sanders sta preparando un progetto di legge simile in Senato, e la Senatrice Elizabeth Warren ha appena dichiarato al The Wall Street Journal, “È il momento del passo successivo… pagatore unico”.

Mentre i sit-in dei dimostranti al Campidoglio, o negli uffici dei senatori Mitch McConnell, Cory Gardner e altri, vengono citati e mandati in onda brevemente al telegiornale accompagnati da filmati di drammatici arresti, dove sono invece rappresentate le voci dei manifestanti? Raramente sono invitati negli studi televisivi a parlare del perché siano disposti a rischiare l’arresto. Al contrario, le emittenti si rivolgono al solito gruppo di opinionisti che sanno poco di tutto, e si focalizzano solo sulla divisione tra democratici e repubblicani al Congresso.

Un nuovo sondaggio dell’Istituto di ricerca NPR/PBS NewsHour/Marist ha mostrato che solo il 17% delle persone è a favore dell’attuale disegno di legge al Senato. Confrontatelo con la percentuale di sostenitori del sistema a pagatore unico, che non riceve quasi l’attenzione dei media. Il Pew Research Center (Centro di Ricerca Pew) questa settimana ha rilasciato uno studio statistico che mostra che il 33% delle persone intervistate, in questo momento, sostiene il sistema a finanziatore unico, un aumento quindi del 12% rispetto al 2014.

Noi, nei media, non dovremmo essere una parte compiacente delle varie fazioni e occuparci solo di ciò di cui loro parlano. Abbiamo bisogno di mezzi di comunicazione che siano il Quarto Potere, e non a favore dello stato. Dobbiamo aprire i canali di trasmissione in modo da includere una molteplicità di voci, comprese quelle di coloro che stanno sostenendo il programma sanitario a pagatore unico. Come la Dott.ssa Steffie Woolhandler e i suoi colleghi hanno dimostrato: è proprio una questione di vita o di morte.

Traduzione Trommons.org di Alessia Bevilacqua

 

Categorie: Nord America, Opinioni, Salute
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