Cinque cose che ci insegna il NO della Grecia

06.07.2015 - Napoli - Gianmarco Pisa

Cinque cose che ci insegna il NO della Grecia
La bandiera greca sulle Mura Greche di Napoli. (Foto di Mario Zazzaro)

In queste ore, all’indomani dello strepitoso successo dell’OXI – NO – al referendum greco contro l’austerity neoliberista e le ricette delle autorità finanziarie, fiumi d’inchiostro vengono versati per “leggere” il risultato, tradurlo nelle proprie “lingue” nazionali, interpretarne le conseguenze.

Molte analisi, di parte democratica e progressista, “da sinistra”, sono convergenti e convincenti: la linea, del resto, è stata tracciata proprio da Tsipras e da Syriza, che non solo hanno ispirato la rotta del governo greco, ma anche fornito la chiave di lettura, per quello che si è mosso sinora e in prospettiva per quello che si muoverà nei prossimi giorni. Non si è trattato di un referendum contro l’Unione Europea (da non confondere con l’Europa, per piacere) o contro l’Euro, anzi, semmai, di un referendum per un’altra Unione Europea, non dominata dalle oligarchie finanziarie e dall’egemonia tedesca, ma come vera unione dei popoli europei, basata su una democrazia effettiva e operante.

Si è trattato di un referendum contro l’ultimatum imposto dai cosiddetti “creditori internazionali” al governo greco; vale dire, un referendum contro le misure, imposte alla Grecia, in primo luogo, dal Fondo Monetario, dall’Eurogruppo e dal governo tedesco (conservatori e socialdemocratici, in Germania, governano insieme, è bene ricordarlo), tutte coerenti con l’approccio monetaristico, tecnocratico e neo-liberista dell’attuale direzione politica dell’Unione Europea. In Grecia, il 65% degli aventi diritto si è presentato alle urne e l’OXI – NO – ha vinto “a valanga”, sfiorando il 62%, con punte superiori al 70% nelle regioni a più forte insediamento popolare e di classe, più povere. Da Maastricht in avanti, la prima sconfitta “sul campo” del neo-liberismo europeo. Un NO storico.

Un NO che insegna, se è vero ciò che abbiamo richiamato sin qui, almeno (ma soprattutto) 5 cose:

  1. L’ordine neo-liberale imposto dai Trattati e dall’egemonia tedesca e delle oligarchie finanziare si può sconfiggere. Il “neo-liberismo” non è un destino naturale, un compimento auto-evidente, un esito della storia, né tanto meno la “fine della storia”. La vulgata neo-liberista che ci hanno imposto come una vera e propria cappa ideologica, cornice dominante, espressione dell’odierna articolazione dei rapporti di forza e dell’attuale composizione delle classi dirigenti europee, può essere sconfitta. In Grecia, con il NO, È Stata Sconfitta. Si apre la strada impervia della prospettiva dell’altra Europa.
  1. Le masse popolari possono fare la storia: anzi, fanno la storia. Partecipazione ai seggi, esito del voto, risultato persino al di là delle previsioni, propaganda attiva per il sì non solo della Germania, ma addirittura della Commissione Europea e di tutte (tutte) le tecnocrazie comunitarie, terrorismo psicologico, politico e mediatico e manipolazione delle informazioni e, perfino, dei sondaggi, non hanno prodotto l’esito da “lorsignori” auspicato. Le masse popolari e le forze progressive hanno resistito e hanno vinto. È un passaggio storico che apre una prospettiva inedita, segnata dalle masse.
  1. La “sinistra” si ri-appropria della sua “parola”. La vittoria del NO segna infatti uno spartiacque chiaro: intanto tra europeismo democratico ed anti-europeismo demagogico (non si votava contro l’Unione Europea e contro l’Euro) e quindi più profondamente tra la sinistra della democrazia, della solidarietà tra i popoli e della giustizia sociale in Europa e la destra del razzismo, della divisione tra i popoli e dell’egoismo individuale. È evidente la differenza tra chi ha condiviso, sin dall’inizio, la battaglia di Syriza in Grecia (e, domani, di Podemos in Spagna) e chi ha cercato solo di trarne beneficio nella politichetta nazionale. Contro le destre e le socialdemocrazie, rinasce la Sinistra.
  1. Il mondo è molto più ampio del suo margine europeo. Dal primo momento, e a maggior ragione nel corso delle trattative, Syriza ha aperto porte e finestre a un europeismo ed un internazionalismo di tipo nuovo: rifiutando le imposizioni della Trojka, ripudiando le sanzioni europee contro la Russia, aprendo un dialogo inedito con la Russia e la Cina, ridando freschezza e spessore alla parola “Mediterraneo”, dialogando con Venezuela e America Latina, ispiratori di progresso e giustizia sociale.
  1. Eppoi Tsipras è un “ragazzo di Genova”, si è venuto formando, politicamente, come tanti di noi, anche con il movimento dei Social Forum e l’altermondialismo; rappresenta per la mia generazione la conquista del campo della politica delle istanze della trasformazione. Siamo come a un nuovo inizio.

 

Categorie: Europa, Opinioni, Politica
Tags: , ,

Notizie giornaliere

Inserisci la tua email qui sotto per ricevere la newsletter giornaliera.


Documentario: RBUI, il nostro diritto di vivere

Documentario: L'inizio della fine delle armi nucleari

2a Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

App Pressenza

App Pressenza

Milagro Sala

Canale di youtube

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

International Campaign to Abolish Nuclear Weapons

Archivi

Except where otherwise note, content on this site is licensed under a Creative Commons Attribution 4.0 International license.