Castello di Elmau, Baviera.

È appena finito l’incontro del G7, che vedeva Angela Merkel padrona di casa.

Si è trattato principalmente di politica estera. Isis insieme ad Ucraina e T.T.I.P. in prima fila.

Sul Mediterraneo solo un paio di righe nel comunicato finale, in cui si riafferma “l’impegno” alla lotta al traffico di migranti (a quanto pare l’argomento è stato solo sfiorato, forse per timore che l’imbarazzo potesse far perdere l’appetito a qualche commensale durante la cena).

Alla vigilia del meeting la Cancelliera ha lanciato la proposta ai leader di USA, Canada, UK, Francia, Giappone e Italia: creare un fondo da 100 miliardi di euro per aiutare i paesi poveri nella lotta contro l’inquinamento.

Proposta accolta con gran favore da tutti i presenti e rimbalzata su tutte le agenzie di stampa.

Per celebrare questo grande successo, non rimane che porre qualche domanda a green Angel(a):

1) Quali sarebbero i Paesi poveri da aiutare? Perché se li elencassero, si scoprirebbe che in quegli Stati una consistente percentuale d’inquinamento proviene proprio dalle compagnie petrolifere occidentali che vi operano.

2) Perché, in tal caso, gli Stati sottosviluppati dovrebbero indebitarsi con i G7? A che prezzo poi? Non basterebbe mettere le briglie alle Oil Companies, imponendo loro un codice etico vincolante e aiutando i governi di questi paesi a dotarsi di politiche ambientali accettabili? Soluzione non semplice ma più efficace e a minor costo.

3) I paesi che fanno parte della sua cerchia le sembrano nelle condizioni di poter pontificare? Sa cos’è lo Shale gas? Chieda ad Obama. Sa che l’Italia, dopo pochi anni di virtuosismo, ha deciso di tagliare sui finanziamenti alle energie rinnovabili? Renzi sarà al suo fianco per delucidazioni. Sa che il Canada, nel 2011, ha deciso di tirarsi fuori dal protocollo di Kyoto? Meglio non andare oltre.

4) È al corrente del fatto che una proposta del genere fu fatta anche in una conferenza sull’ambiente tenutasi a Copenaghen nel 2009? C’era sia Lei che Obama (ancora tutto “hope” & “yes we can”).

5) Da dove si tirano fuori 100 miliardi? Al di là di una partecipazione del privato, annuncio questo, tutto da chiarire, conosce bene la situazione finanziaria dei suoi più cari partner? Ha presente l’ammontare del debito pubblico nipponico? Di quello italiano?

Infine… Cancelliera, che ne pensa di levare il vincolo del 3% sul rapporto debito/Pil riguardo gli investimenti sulla green economy? Gli stati europei potrebbero così tornare a spendere, migliorando, oltre che la situazione ambientale, anche quella economica, puntando sulla ricerca, sui giovani e sull’alta tecnologia (unica arma affilata rimasta al vecchio continente nel campo di battaglia chiamato economia globale).

Fondamentale ricordarsi che l’UE fa parte di quell’allegra combriccola che le principali ONG ambientali soprannominano “stati killer del clima”.

Forse, anche se stavolta si andasse oltre le dichiarazioni per i titoli di giornale, invece di fare certe sparate a scadenze regolari, si dovrebbe parlare in maniera più concreta di ambiente, chiarendo innanzitutto quanta importanza diamo a questo tema.

Presupponendo che sia in cima alle nostre priorità, rimane da far capire a tutti (Merkel compresa) che per la salvezza di questo pianeta si può anche fare a meno del rigore finanziario. Con buona pace del suo ministrissimo Schäuble.