Gaza: le promesse di ricostruzione devono concretizzarsi velocemente

26.10.2014 - Human Wrongs Watch

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Gaza: le promesse di ricostruzione devono concretizzarsi velocemente
(Foto di Archivio Pressenza)

Secondo le stime dell’UNRWA circa 17,000 case sono state distrutte o danneggiate e 100,000 persone sono rimaste senza tetto a Gaza. Foto: UNRWA Archivio/Shareef Sarah.

26/10/2014 – Sulla scia della sua ultima visita a Gaza del 21 ottobre 2014, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon,  riferisce oggi al Consiglio di Sicurezza che le promesse fatte ad una recente conferenza dei donatori per la ricostruzione del territorio distrutto dalla guerra devono “concretizzarsi velocemente” in una assistenza effettiva sul campo, specialmente ora che l’inverno incalza.

“Niente mi avrebbe potuto preparare a quello a cui ho assistito a Gaza. Ho visto miglia e miglia di totale distruzione”, Ban ha raccontato ragguagliando i 15 membri del Consiglio sulla sua prima visita a Gaza dal conflitto della scorsa estate.

Più di 100,000 residenti di Gaza rimangono senza tetto

La Striscia, assieme a Gerusalemme, Ramallah e al sud di Israele, era una delle tappe del suo recente viaggio attraverso il Nord Africa e il Medio Oriente, che includeva inoltre visite in Tunisia, Libia ed Egitto. Al Cairo ha partecipato alla conferenza internazionale dei donatori per la ricostruzione di Gaza.

Oggi ha elogiato gli sforzi sostenuti dai donatori, che egli sostiene “superano le aspettative”, con un impegno di circa 50 paesi per un ammontare di $5.4 miliardi.

Al momento più di 100,000 residenti a Gaza rimangono senza tetto, con più di 50,000 ancora rifugiati negli stabilimenti adibiti a scuole sotto la gestione delle Nazioni Unite. Molti ancora non hanno accesso alla rete d’acqua municipale. Sono frequenti i blackouts che durano più di 18 ore ogni giorno.

Sono necessari 414 milioni di dollari americani per i soccorsi umanitari

“Il tempo stringe. $414 milioni sono immediatamente necessari per i soccorsi umanitari, $1.2 miliardi per esigenze di pronta ripresa e $2.4 miliardi per le opere di ricostruzione” ha affermato Ban.

Mentre si trovava a Gaza, il Segretario Generale ha visitato una scuola supervisionata dalla Nazioni Unite presso il campo profughi di Jabalia, che fu bombardato durante le ostilità.

“Ho incontrato un giovane uomo il cui fratello e la cui sorella morirono durante lo scontro. Egli ora è costretto su una sedia a rotelle per la perdita delle gambe”  ha ricordato.

Inoltre ha richiesto una meticolosa indagine in relazione agli incidenti in cui le strutture delle Nazioni Unite subirono colpi e in cui diversi innocenti rimasero uccisi. Una commissione indipendente di inchiesta è stata stabilita con il compito di esaminare i casi più gravi e quelle situazioni in cui sono stati reperiti armamenti sul territorio delle Nazioni Unite.

“Anche gli Israeliani hanno sofferto durante il conflitto. Ho raggiunto un kibbutz dove ho incontrato una famiglia in lutto per la perdita di un bambino di 4 anni di nome Daniel che è stato ucciso da un missile di Hamas – un’altra innocente vittima di questo conflitto senza ragione”, ha ricordato Ban.

Ha ribadito che lanciare missili è inaccettabile, perché non hanno portato nulla se non sofferenza. Durante la sua visita, il Capo delle Nazioni Unite, inoltre, racconta di aver visitato un tunnel costruito dai militari per far partire gli attacchi.

“Capisco perfettamente la minaccia per la sicurezza di Israele costituita da missili dal cielo e dai tunnel dal basso. Allo stesso tempo, la portata della distruzione a Gaza ha lasciato questioni profonde riguardo alla proporzionalità”.

Dura realtà

Nonostante la tremenda realtà sul campo, il Segretario Generale ha affermato di aver lasciato Gaza con una forte speranza. Durante il tempo trascorso sul posto, i primi rifornimenti di materiali urgenti necessari per la ricostruzione hanno fatto ingresso a Gaza grazie ad un sistema negoziato dal suo Coordinatore Speciale. Egli, inoltre, ha salutato positivamente l’offerta della Turchia di inviare una nave da utilizzare come centrale elettrica temporanea.

Il Segretario Generale sostiene che a seguito di uno storico incontro a Gaza del Gabinetto del Governo del Consenso Nazionale, anche i palestinesi stanno facendo passi avanti per arrivare ad un accordo di riconciliazione intra-palestinese. Questo governo deve essere unito in modo tale che possa effettivamente organizzare i confini di Gaza e riprendere il commercio tra Gaza e la Cisgiordania.

Durante la sua visita Ban ha incontrato il Primo Ministro palestinese Hamdallah e il suo Gabinetto a Ramallah e il vice Primo Ministro Abu Amr così come molti altri Ministri a Gaza con il fine di sottolineare nuovamente il supporto delle Nazioni Unite ad una leadership palestinese unita.

Il Segretario Generale ha ribadito anche la sua profonda preoccupazione circa i progetti di costruzione di unità immobiliari residenziali nella zona occupata di Gerusalemme Est, aggiungendo che “la legge internazionale è chiara: l’attività di insediamento è illegale” ed esorta il governo israeliano a fare marcia indietro.

Il crescente numero di attacchi da parte dei coloni israeliani

Ban ha affermato che ha inoltre incontrato il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, il quale personalmente ha assicurato l’impegno del suo governo ad astenersi dal modificare la linea politica riguardo ai luoghi sacri.

Tuttavia il Segretario Generale rimane preoccupato riguardo al crescente numero di attacchi da parte dei coloni e da altri come anche per i progetti di Israele di “trasferire” circa 7,000 beduini palestinesi (la maggior parte dei quali sono rifugiati) dalla loro attuale posizione alla zona centrale della Cisgiordania.

Proprio come alla conferenza dei donatori in Egitto, Ban ha esortato che il ciclo di costruzione e distruzione deve finire. Dalla comunità internazionale “non ci si può aspettare che raccolga i cocci di un’altra guerra e che paghi il conto”.

Assecondando gli auspici avanzati al Cairo, i discorsi riguardo la ripresa pianificata degli indiretti cessate il fuoco tra Israele e Palestina, costituiscono un passo ben gradito, il capo delle Nazioni Unite ha affermato, elogiando i passi fatti da Israele per attenuare le restrizioni di movimento e commercio in Cisgiordania e a Gaza.

Ma non ci sarà speranza di una stabilità di lunga durata per Gaza se non si risolvono le cause scatenanti il conflitto: la fine dell’occupazione che si è trascinata per quasi mezzo secolo, la piena revoca delle restrizioni nella Striscia di Gaza ed affrontare in maniera effettiva i problemi di sicurezza di Israele.

In ultimo, una stabilità di lunga durata richiede un esauriente accordo di pace che porti a riconoscere uno Stato palestinese funzionante ed indipendente, afferma Ban.

Richiesta di protezione per i civili in Siria.

Sulla Siria, il Segretario Generale ribadisce la sua richiesta a tutte le parti di proteggere i civili nella città di Kobane. Oltre alla “barbarie” dello Stato Islamico di Iraq e del Levante (ISIL), o ISIS, il governo Siriano continua ad attaccare indiscriminatamente aree popolate, anche con barrel bombs.

Secondo quanto riferito al Consiglio di Sicurezza, l’obbiettivo strategico a lungo termine in Siria rimane una soluzione politica basata sulle decisioni finali della Conferenza di Ginevra 2, e sottolinea che una risposta puramente militare alla nuova e feroce minaccia posta dall’ISIS potrebbe contribuire sostanzialmente alla radicalizzazione di altri gruppi armati sunniti e scatenare un ciclo di nuova violenza.

Riguardo al Libano, il Segretario Generale afferma che dallo scorso agosto il Paese è sconvolto da un aumento pericoloso di attacchi da parte dell’IS e del Fronte al-Nusra su Arsal, l’ultimo scontro all’inizio di questo mese tra il Fronte al-Nusra e Hezbollah fuori dalla città di Brital.

Ban ha salutato favorevolmente gli sforzi del Primo Ministro Salam e dei leaders libanesi di sostenere l’unità nazionale e ha richiesto ai partiti libanesi di dimostrare flessibilità ad aprire le porte ad una elezione del presidente.

Fonte: UN Release

Traduzione dall’inglese di Caterina Monestier

Categorie: Diritti Umani, Economia, Internazionale, Medio Oriente, Pace e Disarmo
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