Il futuro è di chi lo fa

07.04.2012 - Milano - Daniele Quattrocchi

Oltre 700 espositori hanno proposto idee, prodotti e servizi “alternativi” per la costruzione di un mondo che ancora non c’è per la gran parte della gente ma il cui virus si diffonde in modo altamente contagioso attraverso reti poco visibili di coloro che stanno aumentando la propria consapevolezza nelle scelte quotidiane.

Dal turismo etico al commercio equo, dal mangiare sano e a minimo impatto ambientale alla mobilità sostenibile, dalla moda critica agli orti urbani.

Molte realtà consolidate che si manifestano tutti i giorni nei piccoli mercati agricoli, nelle botteghe e, spesso, con il sostegno dei gruppi di acquisto solidale.

Si rafforzano i legami tra chi produce e chi acquista.

E’ di questi giorni la notizia che in Grecia si sta sviluppando un movimento, coordinato dagli studenti, che sollecita i Comuni ad attivarsi per collegare la domanda con l’offerta, saltando la prassi intermediaria tipica della grossa distribuzione. Il Sindaco raccoglie le richieste per l’acquisto delle patate dalle famiglie e l’ordine viene comunicato ai coltivatori che si occupano di raccogliere e recapitare i prodotti con un bel mercato in piazza.

Una delle novità di questa edizione è stata il coinvolgimento della nuova amministrazione milanese che è stata presente ad alcuni incontri pubblici. Una prima apertura, in grado, speriamo, di creare sinergie molto importanti per una città sull’orlo del collasso ambientale e umano.

I cittadini dovrebbero raccogliere la sfida e cominciare a credere che: “il futuro è di chi lo fa”.

Il malcontento, la protesta, la sterile lamentela da bar dovrebbero lasciare il posto allo spirito di iniziativa, all’agire concreto e propositivo con la semplicità dei propri mezzi, questo è anche il pensiero di Paolo Ermani, dell’Associazione PAEA, la cui intervista trovate qui sotto.

In questo senso la fiera potrebbe diventare la piazza di confronto tra i movimenti politici e i gruppi seriamente interessati a costruire l’alternativa a un sistema che sta andando in pezzi.

Se riconosciamo che un nuovo paradigma della politica sorgerà solo dal basso occorre sfruttare ogni occasione d’incontro.

Da diverso tempo nella ragnatela dell’economia solidale si fa strada l’idea di misurare il peso politico e sociale che può avere il consumo critico, la filiera corta, la ricostruzione delle comunità locali.

Molti partecipanti dei gruppi d’acquisto cominciano a chiedersi quale valore assume lo stile di vita e le reti dirette con i produttori in occasione delle elezioni.

Forse è arrivato il momento di far convergere le scelte individuali e quelle sociali in un fiume in piena che possa travolgere gli argini del “vecchio” a favore del “nuovo”.

Una sana rivoluzione nonviolenta e dotata di buon senso.

Si è parlato anche di legalità: lotta alle mafie, allo sfruttamento, al lavoro nero. Questo tema presenta delle ambiguità, difendere le leggi può significare porsi dalla parte di uno Stato che non ci rappresenta più da tempo. Un governo non eletto dal popolo sta varando misure che riducono le libertà individuali e limitano i diritti dei più deboli.

Inoltre migliaia di piccoli produttori non sono in grado di sostenere il gravoso apparato fiscale e di creare reali e giuste opportunità di lavoro per chiunque.

Una parentesi finale merita il problema dei costi di partecipazione degli standisti. Molti soggetti e organizzazioni non possono essere presenti perché uno spazio espositivo costa troppo. Chissà per la prossima edizione l’organizzazione potrebbe studiare una forma flessibile di compartecipazione ai costi.

Buon lavoro FLCG 2013.

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Europa

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