Goldman Sachs: non una “mela marcia”, ma un sistema vero e proprio

15.03.2012 - Londra - Silvia Swinden

La lettera aperta inviata da Greg Smith al New York Times, contenente le sue dimissioni, addossava ai suoi ex datori di lavoro la colpa di essere interessati più al danaro che ai propri clienti. In effetti, il [Bureau of Investigative Journalism]( http://www.thebureauinvestigates.com/2012/03/14/13-reasons-goldmans-quitting-exec-may-have-a-point/) ha deciso di raccogliere una selezione di esempi di disonestà, uno per ogni anno a partire dal 2003, per la maggior parte insider trading dal local all’internazionale, conflitti di interesse e altre forme di speculazioni illecite. E questi sono solo i casi scoperti. Altri hanno messo in evidenza le cosiddette “porte girevoli” tra Goldman Sachs e i funzionari di alto livello del governo statunitense.

Durante la crisi dei subprime del 2007, Goldman ha potuto guadagnare sul crollo delle obbligazioni ipotecarie subprime vendendo allo scoperto titoli ipotecari subprime, realizzando un profitto netto grazie alla compensazione delle significative perdite causate da prestiti non-prime cartolarizzati con profitti sui mutui a breve.

** “Coinvolgimento nella crisi del debito sovrano in Europa”**

Goldman è anche sotto accusa per il suo coinvolgimento nella crisi europea del debito sovrano del 2010. Si sostiene da varie fonti che Goldman Sachs avrebbe sistematicamente aiutato la Grecia a mascherare la realtà del proprio debito pubblico negli anni tra il 1998 3 il 2009, che ne avrebbe pregiudicato l’elegibilità ad entrare nell’euro. …Il nuovo primo ministro greco, Lucas Papademos, dirigeva la Banca Centrale greca al tempo delle controverse operazioni sui derivati con la Goldman, operazioni che permisero alla Grecia di nascondere l’effettiva portata del proprio debito. Petros Christodoulou, capo dell’organismo di gestione del debito pubblico, ha iniziato la sua carriera proprio presso la Goldman. L’attuale capo del governo italiano, Mario Monti, è a sua volta un consigliere internazionale di Goldman Sachs. Stessa cosa dicasi per Otmar Issing, ex componente del consiglio direttivo della Bundesbank e della BCE. Mario Draghi, ora presidente della Banca Centrale Europea, è stato in precedenza direttore di Goldman Sachs International. Antonio Borges, ex capo del dipartimento europeo del FMI, è stato vice presidente di Goldman Sachs International. Peter Sutherland, che ha fatto parte del Consiglio di Stato in Irlanda, è un direttore non esecutivo di Goldman Sachs International. Karel van Miert, ex commissario europeo alla concorrenza, è stato anche lui consigliere di Goldman Sachs [Wikipedia]( http://en.wikipedia.org/wiki/Goldman_Sachs).

** Si va verso il parastato economico**

“Oggigiorno, non abbiamo più a che fare con economie di tipo feudale, industrie nazionali, e nemmeno interessi regionali. Il problema, oggi, è il modo in cui i sistemi economici sopravvissuti si adeguano ai nuovi dettami del capitale finanziario internazionale. Non sfugge nulla, man mano che il capitale in tutto il mondo continua a concentrarsi in gruppi sempre più ristretti, finché persino gli stati finiscono col dipendere da crediti e prestiti per la propria sopravvivenza. Tutti sono costretti a implorare investimenti e a dare garanzie al sistema bancario di avere l’ultima parole nelle decisioni. Si avvicinano i tempi in cui le aziende stesse e persino le aree rurali e ogni singola città saranno tutti proprietà indiscusse del sistema bancario. Si sta avvicinando il tempo del parastato, dello stato parallelo, il tempo quando il vecchio ordine sarà spazzato via”. Silo, *Lettere ai miei amici*, 1993

Sotto la tirannia del sistema finanziario internazionale, sanità, istruzione, edilizia, e tutti i bisogni primari saranno lasciati nelle mani di compagnie “a scopo di lucro”. Ma non tutti ne sono consapevoli.

Ad un certo punto, non ci si indigna più leggendo dei bonus indecenti e dei profitti che pervadono il sistema bancario: un momento in cui i numeri perdono significato. Se il danaro ci era stato presentato come un mezzo per la felicità, ora possiamo chiederci : quanta felicità uno può conquistare nel passare da un gruzzolo di 50 milioni a uno di 70? Quante endorfine può produrre il cervello in reazione ad un altro statosferico aumento di stipendio? Eppure, in qualche modo, chi partecipa a questo gioco ci crede talmente tanto da arrivare a mentire e barare. Forse per l’educazione ricevuta e in seguito a scelte fatte nella loro vita, queste persone hanno imparato a anestetizzare sia la propria vacuità che le sofferenze che causano nel mondo. L’unico modo in cui possono continuare in questo gioco è se anche *noi* ci crediamo.

Il sistema sta cominciando a mostrare tutta la sua disumanizzazione, ed essendo questa ora così palese la reazione oggi si va preparando. I nuovi umanisti, gli *indignados*, il movimento Occupy, le varie “primavere”, e i tanti altri movimenti composti per la maggior parte di giovani che rifiutano il sistema attuale e rilanciano valori diversi: amicizia, comunicazione, empatia, una nuova spiritualità, la difesa dell’ambiente, i rapporti tra i popoli attraverso gruppi etnici e culture: sta nascendo la Nazione Umana Universale, forse ancora invisibile ai mass media ma vitale nei cuori di milioni di persone. Forse anche Greg Smith se ne è accorto.

Traduzione di Giuseppina Vecchia

Categorie: Economia, Europa, Internazionale, Opinioni

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