Nessuno ovviamente crede che ora i problemi del paese siano risolti per il semplice fatto che il
presidente del consiglio più inutile che l’Italia abbia mai avuto ha lasciato Palazzo Chigi.

Il pericolo, però, che vengano alimentate false speranze esiste ed è serio.

Falsa è la speranza, per esempio, che possa bastare una compagine governativa ben accetta a livello
internazionale. Sappiamo bene dove stanno portando le pressioni del potere economico-finanziario:
crescenti iniquità nella distribuzione della ricchezza, guerre per le risorse naturali, progressivo
svuotamento dei sistemi democratici. Alla luce di tutto ciò, il livello di accettabilità internazionale
di un governo appare direttamente proporzionale al grado di adesione ai paradigmi economici oggi
dominanti. In altre parole, se il prossimo governo godrà di maggior credito a livello internazionale
per tali ragioni, ci sarà da preoccuparsi e non poco.

Lo stiamo dicendo da molto tempo: il semplice cambio di un governo non è sufficiente, né a livello
nazionale, né a livello internazionale. Senza prima promuovere un reale cambiamento dei paradigmi
nella concezione dell’economia che si fondi sul porre l’essere umano come valore centrale, risulta
assolutamente ingenuo credere che basti cambiare l’inquilino di Palazzo Chigi per avviare un
genuino sviluppo che permetta ad ogni cittadino di avere una vita dignitosa. Semplicemente
perché ancora non è l’essere umano il valore centrale alla base della politica, bensì il denaro e
l’individualismo, con tutto il carico di egoismo che tali valori comportano.

Sarebbe altresì ingenuo credere che questo cambio nella scala dei valori riguardi solo chi frequenta
le stanze del potere politico ed economico. Sarebbe ingenuo chiedere di cambiare proprio a chi
è responsabile, per interessi del tutto egoistici, della deviazione delle risorse verso la corsa agli
armamenti, verso la speculazione finanziaria, verso la produzione di beni di lusso e il consumismo
irrazionale.

Il cambiamento avverrà solo quando saremo tutti noi cittadini a smettere di credere nelle false
speranze generate da una pubblicità consumista e dall’ansia del successo materialista.

Per ogni falsa speranza c’è una porta verso una falsa via d’uscita: dietro ognuna di queste porte
troveremo solo un muro invalicabile.

Solo quando cadranno queste false speranze saremo in grado di togliere il sostegno ad un sistema
economico che a livello mondiale ha generato solo sofferenza alla grande maggioranza degli esseri
umani. Solo in quel momento – e non semplicemente aspettando l’ennesimo cambio di natiche
che si siederanno sulle poltrone del potere – smetteremo di fare appello al capitale per le nostre
necessità e decideremo di risolverle come insieme e non più come individui isolati.