Un anno dopo la marcia mondiale per la pace e la non violenza

01.10.2010 - Toledo - Tony Robinson

Domani sarà il 141esimo compleanno di Mahatma Gandhi, è la quarta volta che le Nazioni Unite hanno dedicato un giorno mondiale alla Non Violenza.

Un anno fa, in questo stesso periodo, durante la marcia alcuni membri del team si stavano svegliando da un’insolita notte in cui almeno 50 di essi si erano addormentati tutti insieme in una stanza su dei materassi con pochissime coperte disponibili per ripararsi dal freddo, chiedendosi come avrebbero fatto a resistere per altri 93 giorni, erano solo al primo!

Per 3 mesi, ogni membro del team viaggiò senza avere mai un dubbio, ora con l’aiuto di questo libro, nei momenti di calma rifletterà e penserà “wow, un anno fa stavo giusto facendo questa straordinaria esperienza. Mi sembra che siano passati già 10 anni!”

Lo scorso anno la marcia ha contribuito ad incrementare la consapevolezza del pericolo delle armi nucleari alla vigilia della conferenza sulla non proliferazione di New York. In questo tentativo siamo stati sostenuti da centinaia di organizzazioni, grandi e piccole, in tutto il mondo, al fine di dimostrare che questo pensiero non rispecchiava le convinzioni di una minoranza, ma della maggioranza della popolazione mondiale.

Di sicuro però i 10 leader mondiali che detengono il controllo delle armi nucleari non ci hanno appoggiato e la conferenza di Non Proliferazione Nucleare si concluse con un’altra delusione per i gruppi contrari al nucleare. Tuttavia, la marcia fu un successo per il semplice fatto che ci aveva dato la possibilità di relazionarci con milioni di giovani in tutto il mondo. Ci aiutò a condividere i nostri ideali.

Attualmente siamo in una situazione in cui ciò di cui abbiamo più bisogno è avere un massiccio movimento capace di mettere in connessione i giovani di tutto il mondo e di mutare la direzione verso cui si sta dirigendo il mondo. Per questo motivo, è importante ridare voce e forza a “mondo senza guerra” al fine di contribuire alla creazione di questo movimento sociale.

Ma come creare questo movimento sociale? Bisogna unire i pezzi del puzzle. Occorre spiegare il modo in cui il sistema economico globale è interconnesso alle industrie che producono armi, alle banche, alla povertà, al cambiamento climatico, agli abusi sui diritti umani, alla guerra, ai governi, ai media, al lavoro (o alla mancanza di lavoro), allo stress, alle difficoltà domestiche o interpersonali, a quelle con i figli o con i genitori o addirittura ai problemi con se stessi, mentali o fisici. Alla base c’è il fatto che tutto è interconnesso e se tutti si convinceranno di questo, il movimento potrà cominciare ad esistere.

Il movimento che stiamo creando ha una direzione precisa ed è ambiziosa, si spinge oltre l’orizzonte, ma non siamo i soli ad andare in quella direzione. Agli attivisti ambientali, a quelli contrari alla proliferazione nucleare, agli attivisti a sostegno dei diritti umani, a quelli che si battono contro la povertà, a tutte le persone molto spirituali e a molti altri potremmo dire “Sì, stiamo andando anche noi in quella direzione, potremmo andarci insieme.”

Pochi secoli fà, in Europa, gli uomini credevano che il mondo fosse piatto, poi arrivò Colombi che disse “No, non è piatto, è rotondo. Andiamo in India passando da ovest.”

Alcuni secoli fa, sempre in Europa, era radicata l’idea che la Terra fosse al centro dell’universo e quelli che non erano d’accordo furono massacrati.

Soli due secoli fà, sempre in Europa, alcune persone credevano che la schiavitù fosse naturale sulla base delle differenti “caratteristiche” degli esseri umani, sulla base del colore della pelle.

Noi europei abbiamo molte risposte per tutto!

In questo secolo dobbiamo scontrarci con l’idea che gli uomini siano naturalmente violenti. Con l’idea che la felicità dipenda dal denaro. Con l’idea che gli uomini non abbiamo i mezzi per reagire e cambiare le cose.

Queste sono le idee che si abbattono prepotentemente su di noi.

Tra cento anni, sicuramente i nostri discendenti si riuniranno il 2 Ottobre 2110 per celebrare il 241esimo compleanno di Gandhi e il 101esimo anniversario della prima marcia mondiale per la pace e la non violenza. Possiamo immaginare quale sarà il loro modo di pensare? Guarderanno il denaro nei musei, sorpresi di quanta sofferenza e dolore può causare. Guarderanno documentari sulla guerra e sulle armi nucleari e non capiranno il motivo per cui queste cose esistono. Così come noi non possiamo capire oggi come si potesse tenere un uomo in condizioni di schiavitù.

Ma non pensiamo a cosa accadrà tra 100 anni. Noi siamo quì ora e abbiamo un compito davanti a noi. Abbiamo perso la nostra luce guida, il nostro punto di riferimento. E’ importante che ognuno di noi trovi la sua luce guida all’interno di sè e che ne faccia il proprio faro. E dobbiamo dirigerci verso quella metà aldilà della linea dell’orizzonte conosciuto, dobbiamo arrivare là.

(Traduzione dall’inglese di Margherita Kochi)

Categorie: Europa, Internazionale, Opinioni, Questioni internazionali
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