Intervista a Emanuela Cerveri, coordinatrice del tratto Istanbul-Ginevra della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza

05.01.2010 - Punta de Vacas - Pressenza IPA

Emanuela Cerveri, 33 anni, redattrice presso una casa editrice multietnica, è da sempre interessata alla tematica della interculturalità. Infatti oltre ad essere laureata in scienze politiche con indirizzo internazionale storico, da nove anni è impegnata in prima persona nelle attività dell’associazione internazionale umanista Convergenza delle Culture.

Insieme a Camillo Comelli ha ricoperto il ruolo di coordinatrice del tratto Istanbul-Ginevra della Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza durante l’intero 2009.

*D: Da Istanbul a Ginevra in pullman, 14 giorni passando per 14 città (Skopje, Pristina, Belgrado, Sarayevo e Vicenza tra le altre): quali situazioni di conflitto avete attraversato?*

R: In realtà tutta la zona può essere considerata di conflitto, anche se attualemente non ci sono guerre in corso si sente che ci sono grandi tensioni che potrebbero esplodere in ogni momento, proprio per questo ci è sembrato importante che la Marcia Mondiale passasse per quest’area, perchè è lì che si trovano i punti caldi dell’Europa.

C’è la questione tra Grecia e Macedonia FYROM per cui la prima non ammette che una nazione abbia lo stesso nome di una sua regione interna, anche per timore di una prossima annessione vista la vicinanza dei territori. Sicuramente un altro grande conflitto è rappresentato dalla questione Kosovo, che la Serbia non riconosce come stato sovrano, ma l’emblema della situazione conflittiva di quell’area è, secondo me la città di Sarayevo con le sue tre etnie che rimangono separate, per esempio nelle scuole i ragazzi serbi hanno un’entrata separata da quella dei ragazzi croati e musulmani.

Queste sono alcune delle situazioni in cui ci siamo dovuti chiedere quale fosse la risposta più adeguta da dare come marcia mondiale per la pace e la nonviolenza. Sempre concludevamo che se ci fossimo messi *dentro* al conflitto specifico, prendendo una o l’altra parte, avremmo mantenuto la stessa ottica di ragione e torto che ha portato a questa situazione apparentemente senza vie d’uscita. L’unica possibilità è quella di portare avanti la nonviolenza, indipendentemente dalla situazione particolare in cui ci si trova, e sono molte le persone in queste zone che già lo stanno facendo e che hanno bisogno di tutto l’appoggio possibile.

*D: Quali difficoltà avete incontrato nella gestione della vita quotidiana durante la marcia?*

R: tanti kilometri da percorrere in pochi giorni, ad ogni tappa molti appuntamenti e soprattutto innumerevoli imprevisti, piccoli e grandi, da risolvere. Sono state due settimane meravigliose, ma anche molto pesanti da un punto di vista sia fisico (ho perso 5 kg in due settimane!) che psicologico.

*D: Cosa avresti voluto fare durante la Marcia che non ti è stato possibile fare?*

R: Passare più tempo con la gente che abbiamo incontrato durante il viaggio e meno a risolvere problemi. Con alcune persone avevo lavorato a distanza per mesi organizzando gli eventi e gli incontri istituzionali e mi è dispiaciuto molto non poter stare di più insieme a loro.

*D: Ci sono state situazioni che ti hanno commossa?*

R: Molte, la prima che mi viene in mente è stato l’arrivo ad Opicina dove abbiamo ricevuto un’accoglienza davvero calorosa, ho sentito che la gente ci voleva davvero lì. Ma il momento che forse mi ha commosso di più è stato l’incontro con Jovan Divjak, un generale serbo che durante la guerra ha deciso di passare dall’altra parte e aiutare la città di Sarayevo a resistere all’assedio. Ora ha un’associazione che aiuta i bambini rom orfani, è una persona meravigliosa e la sua vita è diventata fonte di grande ispirazione per tutti noi, e pensare che se tornasse in Serbia sarebbe arrestato per diserzione!

*D: E ora che la Marcia è finita?*

R: Tutto il lavoro fatto, culminato nella Marcia Mondiale, non deve finire, solo in questa tratta abbiamo ricevuto l’appoggio di due Presidenti e l’adesione di moltissime persone e associazioni che desiderano superare questa situazione in cui tutti litigano con tutti. Il Forum della cultura che si terrà a Istanbul, organizzato da Convergenza delle Culture per il prossimo dicembre, credo che possa essere un grande aiuto per continuare a lavorare in questa direzione.
L’Europa occidentale può fare molto per facilitare il dialogo ed è urgente che lo faccia perchè il futuro di tutta l’Europa potrebbe dipendere da quell’area.

Categorie: Cultura e Media, Internazionale, Interviste, Sud America
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