Rete di solidarietà internazionale con il popolo Mapuche

28.09.2009 - Ginevra - Pressenza IPA

In occasione del 12º Periodo di Sessioni del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite e dell’adozione del rapporto dello Stato cileno sull’Esame Periodico, il 24 settembre Danielle Mitterrand, rappresentando l’ONG «France-Libertés» e la Rete di Solidarietà Internazionale con Elena Varela e il Popolo Mapuche, è intervenuta nella sessione segnalando il carattere di abuso e di ingiustizie della criminalizzazione delle manifestazioni dei Mapuche per la salvaguardia dei propri diritti fondamentali e dei territori ancestrali. Ha inoltre indicato che questa criminalizzazione è evidente nell’applicazione della legge antiterrorista e la detenzione di documentaristi che fanno reportage sui conflitti tra le comunità mapuche, lo stato cileno e gli interessi privati.

Ha sottolineato inoltre che questa criminalizzazione è accompagnata da una crudele repressione -di cui è stata testimone- terminando l’intervendo con la richiesta che il Consiglio dei Diritti Umani intervenga affinché lo Stato cileno ponga fine a questa criminalizzazione e all’applicazione della legge antiterrorista, e che garantisca attraverso l’Alto Commissariato dei Diritti Umani un dialogo tra pari con il governo per risolvere i conflitti esistenti.

Parallelamente alla sessione, è stata organizzata una conferenza dal titolo “Cile: criminalizzazione del movimento sociale Mapuche attraverso la legge antiterrorista”, dalle stesse organizzazioni nella sede ONU, in cui si sono controbattuti gli argomenti esposti in precedenza nella sessione del Consiglio da Carlos Portales, Ambasciatore Permanente dello Stato cileno presso l’ONU.
All’evento è intervenuta nuovamente Danielle Mitterand parlando della sua visita in Cile in occasione di una missione della sua istituzione nell’aprile 2009 e confermando gli argomenti già esposti nella sessione del Consiglio.

L’antropologo francese Fabien Le Bonniec ha dato una collocazione al quadro sociale, politico ed economico in cui si stanno producendo questi conflitti.

E’ intervenuta inoltre l’avvocato di Elena Varela, Jaime Madariaga, che ha indicato che il rapporto presentato dal governo cileno descrive il Cile come un paradiso dei Diritti Umani, rimancardo la falsità delle affermazioni sul numero dei casi di mapuche cui è stata applicata la legge antiterrorista. Sono cinque e non due le persone di origine mapuche cui è stata applicata la legge durante il governo Bachelet, nonostante la sua promessa in campagna presidenziale di non applicare la legge nel contesto di ciò che definì “il conflitto Mapuche”. La stessa legge è stata applicata anche a persone non mapuche che sono collegate alla lotta di questo popolo nelle loro richieste di recupero delle terre, di autonomia e di diritti territoriali.
L’avvocato ha indicato che tutte le accuse sono state stabilite per supposti delitti contro la proprietà o per danni materiali, e nessuna è stata per delitti contro la vita. Esistono condanne basate unicamente su dichiarazioni di testimoni senza volto. Ha inoltre segnalato che lo Stato ha perseguito i violatori dei diritti umani durante la dittatura, ma non lo sta facendo contro coloro che violano attualmente i diritti umani essenziali della gente Mapuche. Due degli ultimi omicidi contro giovani mapuche, che erano disarmati, sono stati con spari alla schiena (l’avvocato di Elena Varela difende anche due delle famiglie dei mapuche assassinati).

La documentarista Elena Varela ha testimoniato sulla sua detenzione in seguito alla sua ricerca e produzione di un documentario sulla realtà del popolo mapuche, del processo avviato contro di lei, della reclusione nel Carcere di Alta Sicurezza di Rancagua, del trattamento e delle accuse ingiuste e della sua situazione attuale (reclusione notturna). Ha segnalato che il suo caso è stato un colpo per la coscienza del Cile e che dimostra che la libertà di espressione nel paese non esiste. Gran parte del materiale audiovisivo è stato confiscato.

Christophe Harrison, documentarista franco-cileno che fece nel marzo 2008 insieme al regista Joffrey Rossi un documentario sulla situazione delle comunità Mapuche in processo di recupero delle terre, ha testimoniato di essere stato detenuto dai Carabinieri, che il materiale fu confiscato, e che fu accusato di aver infranto la legge sull’immigrazione. Non furono espulsi ma dovettero uscire rapidamente dal paese.

José Venturelli, medico pediatra, ha fatto allusione alle conseguenze della repressione nelle comunità e degli effetti che le vessazioni hanno sulla salute delle persone. Ha inoltre qualificato il Cile come uno “Stado di Apartheid” contro il popolo mapuche e i popoli indigeni, comparandolo con le politiche e le pratiche del Sudafrica nel recente passato.

Si è respinta come falsità l’affermazione di Carlos Portales, che ha detto davanti al Consiglio dei Diritti Umani che la libertà di espressione è protetta dalla Costituzione, visto che finirà per essere rifiutata al Senato la modifica alla legge per cui si pretendeva di assicurare o di proteggere il lavoro di documentaristi quali Elena Varela, in special modo con il segreto professionale e con la sicurezza della fonte di informazione.

Su ciò che il governo ha pianificato rispetto alla creazione dell’Istituto Nazionale dei Diritti Umani è stato chiarito che la sua portata sarà limitata poiché concernerà solamente la memoria del passato: sicuramente questo è importante, ma senza dubbio oggi in Cile si violano diritti umani essenziali dei popoli indigeni e del popolo cileno, e questo sembra non importare.

Membri della famiglia Calfunao hanno testimoniato sulla persecuzione della loro comunità (familiari arrestati e altri esiliati) e hanno posto domande al rappresentante del governo presente in sala sui prigionieri politici, il quale rispose riprendendo il discorso di Carlos Portales ed evadendo la domanda. Infine i loro argomenti furono controbattuti dall’avvocato Jaime Madariaga, chiedendo al governo di occuparsi seriamente del conflitto.

*Rete di solidarietà internazionale con Elena Varela e con il popolo Mapuche*

La Rete di Solidarietà Internazionale è composta dalle associazioni:
Terra e Libertà per Arauco (Francia), il Collettivo per i Diritti Umani del Cile (Francia), il Comitato di Solidarietà con gli Indiani d’America –CSIA Nitassinan-(Francia), la Rete di informazione e sostegno al popolo Mapuche (Francia), l’Associazione Apatapela (Francia), la Difesa Internazionale dei Diritti dei Popoli (DIDEPU)(Svizzera), la Commissione di Appoggio ai Popoli Originari (Svizzera), il Comitato Memoria e Giustizia (Svizzera), l’Associazione culturale Mapuche – Radio Regione 14 (Gotenburg, Svezia), il Comitato Mapuche Belgio (Brussel), il Comitato per i Mapuche (Norvegia), il Comitato Lavoratori Cileni Esiliati (Italia), l’Associazione Wenuykan (Italia), José Venturelli (Canada), la Commissione Etica contro la tortura – Segretariato Europeo, l’Osservatorio della Pace – Capannori (Italia)

Appoggiano questo comunicato: l’Associazione Relmu (Parigi)

Per ulteriori informazioni:
Collettivo dei Diritti Umani in Cile (Francia): hzavalaL@hotmail.com
Terra e Libertà per Arauco (Francia): libertadarauco@gmail.com

Tradotto dallo spagnolo da Roberta Consilvio

Categorie: Comunicati Stampa, Europa, Internazionale, Questioni internazionali

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