La Rete 100 PORTI • 100 CITTÀ lancia l’appello internazionale: “Costruiamo una Rete di 1000 Porti e 1000 Città solidali con la Palestina

Dalle Flotille di mare alle Flotille di Terra: una rete permanente di pressione politica per Gaza, la Palestina tutta e il diritto internazionale

La Rete 100 Porti • 100 Città lancia un appello a tutte le realtà che hanno a cuore il destino del popolo palestinese: costruire insieme un coordinamento internazionale permanente, capace di restare al fianco della Palestina non solo quando le Flotille solcano il Mediterraneo, ma ogni giorno, in ogni città, dentro ogni istituzione, in ogni spazio civile.

La solidarietà non può accendersi solo nell’emergenza. Deve diventare struttura. Deve diventare pressione politica. Deve diventare continuità.

Il 22 aprile 2026, davanti al Global Sumud Parliamentary Congress di Bruxelles, Francesca Albanese, Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha indicato con chiarezza una direzione che il movimento di solidarietà internazionale non può ignorare: andare oltre il simbolismo, costruire azioni capaci di incidere sui sistemi politici, economici e istituzionali che rendono possibile l’oppressione del popolo palestinese.

La Rete italiana 100 Porti • 100 Città raccoglie quella sfida e lancia un appello a tutte le Flotille del mondo, di terra e di mare, comprese quelle che in questo momento navigano verso Gaza:

costruiamo insieme una rete internazionale di pressione politica dal basso: 1000 PORTI • 1000 CITTÀ.

Una rete che non si limiti alle azioni di forte rilievo mediatico, ma che sia costantemente attiva sul piano politico, sociale e istituzionale.

Una rete capace di fare pressione su Comuni, Province, Regioni, Parlamenti nazionali e istituzioni europee per ottenere:

  • mozioni di riconoscimento dello Stato di Palestina;
  • iniziative BDS;
  • interruzione dei rapporti commerciali con Israele;
  • sospensione dei protocolli di cooperazione militare;
  • blocco della fornitura e del transito di armi;
  • politiche di acquisto etico negli enti pubblici;
  • cooperazione diretta con Gaza, con particolare attenzione alla sanità e al complesso ospedaliero Al-Awda.

Dal 2023, decine di Comuni, Province, Regioni e Università italiane hanno già approvato mozioni, preso posizione, sospeso collaborazioni o avviato percorsi di solidarietà concreta con il popolo palestinese.

La Rete 100 Porti • 100 Città nasce per dare direzione, strumenti e coordinamento a queste energie disperse, trasformando le singole voci in una forza unitaria capace di esercitare pressione reale sul Governo italiano, sul Parlamento e sull’Unione Europea.

Gli obiettivi sono concreti e misurabili:

  • 100 enti locali che approvino mozioni per il riconoscimento dello Stato di Palestina nei confini del 1967;
  • decine di amministrazioni impegnate in politiche di acquisto etico;
  • centinaia di enti, associazioni, scuole, università e organizzazioni attive nella cooperazione decentrata e nel sostegno alla popolazione di Gaza.

Una rete capillare, orizzontale, aperta. Non dipendente da alcun partito, né da una struttura centrale. Una rete che cresce ogni volta che qualcuno apre uno spazio, organizza un incontro, porta una mozione in consiglio comunale, costruisce un’assemblea, coinvolge una scuola, attiva un porto, interpella un’amministrazione.

Ogni collettivo che aderisce è un nodo. Ogni nodo rende la rete più forte. Ogni città attiva rende più difficile la complicità.

Tra i progetti attuali della Rete vi è l’attivazione di decine di iniziative territoriali per portare la voce del popolo palestinese nel maggior numero possibile di luoghi.

Grazie alla collaborazione con Freedom Flotilla Italia, questo percorso assume anche una forma fisica e riconoscibile: la barca Ghassan Kanafani e un camper attraverseranno porti e città d’Italia, co-progettando con realtà locali, collettivi e associazioni eventi culturali, assemblee pubbliche, percorsi nelle scuole, proposte di mozione nei consigli comunali e campagne di gemellaggio tra città italiane e palestinesi.

Potranno fermare 100 barche, ma non potranno fermare 100 città in rivolta.

Sappiamo quanto coraggio richieda ogni missione in mare: Freedom Flotilla porta avanti questo impegno da 18 anni. Sappiamo cosa significa dirigere una barca verso Gaza sapendo che può essere intercettata illegalmente dall’esercito israeliano, con il sequestro delle persone, dell’imbarcazione e degli aiuti umanitari a bordo.

Per questo, con rispetto profondo verso chi oggi è in navigazione, lanciamo una riflessione comune: in un contesto geopolitico sempre più ostile, con una copertura mediatica sempre più fragile e con i porti europei che continuano a sostenere, direttamente o indirettamente, la macchina bellica israeliana, la battaglia decisiva deve radicarsi anche a terra.

Bloccare i porti complici. Costruire pressione nei municipi. Rendere impraticabile la complicità istituzionale. Trasformare la solidarietà in forza politica organizzata.

Ogni consiglio comunale che prende posizione per i diritti del popolo palestinese apre una breccia. Ogni nave carica di armi che viene fermata colpisce gli interessi dei padroni della guerra. Ogni porto che si sottrae alla complicità rende più fragile il sistema dell’assedio.

Per questo non parliamo di semplici “equipaggi di supporto”. Parliamo di Flotille di Terra. Flotille capaci di attraversare scuole, università, porti, piazze, municipi, consigli comunali, sindacati, associazioni, reti civiche.

È un appello formale rivolto a tutte le organizzazioni che fanno parte delle Flotille e a tutti i movimenti di solidarietà internazionale: unitevi a questa rete di attivismo permanente per essere marea costante, non solo onda quando salpiamo.

Portiamo la stessa determinazione che guida le barche verso Gaza dentro ogni municipio, ogni università, ogni porto, ogni istituzione. Bloccchiamo ogni accordo complice. Ogni appalto assassino. Ogni cooperazione militare. Ogni silenzio interessato.

100 Porti • 100 Città per un Mediterraneo ponte di pace, non cimitero dei diritti.

MODULO / FORM ISCRIZIONE per segnalare l’adesione al progetto ed entrare a far parte della rete:  https://tinyurl.com/centoporti

email adesioni: adesioni.freedom@gmail.com

L’articolo originale può essere letto qui