“Lo “spazio” non è fuori dal mondo, è la sua estensione più recente” 

Le immagini della missione Artemis colpiscono per la loro bellezza: la Luna in primo piano nel nero dello spazio, la Terra sospesa sullo sfondo; da quella distanza le guerre sembrano scomparire.

Ma è un’apparenza: l’esplorazione lunare e i conflitti sulla Terra appartengono allo stesso sistema che li produce entrambi.

La competizione per la Luna, per il controllo delle sue risorse, è infatti già aperta e, negli Stati Uniti, Trump rilancia esplicitamente l’obiettivo di «Garantire la supremazia statunitense nello spazio».

Così il diritto internazionale perde ulteriore presa; il trattato del 1967, che vieta l’appropriazione della Luna, viene svuotato da pratiche che lo superano di fatto: le regole contano meno della capacità di occupare e stabilire presenza.

È la stessa logica che attraversa i conflitti sulla Terra, dove la forza diventa criterio di legittimità, la sicurezza coincide con l’espansione del controllo, la guerra si stabilizza come forma ordinaria di governo. E dove la capacità militare non è separabile dalla ridefinizione permanente dei confini del possibile, come dimostra la scellerata politica di Netanyahu. Non si tratta di ambiti diversi. È un’unica grammatica del potere che cambia scala.

Eppure, proprio dentro questa grammatica, si aprono pratiche che non le appartengono. Forme di pensiero e di azione femministe e nonviolente lavorano sulla tenuta concreta della vita, sui legami, sulle infrastrutture del quotidiano, sulla possibilità di sottrarre la sopravvivenza alla logica della supremazia. Stanno dentro questo mondo e ne mettono in discussione l’organizzazione.

La realtà si configura sempre più come un campo di forze. La pace è il rifiuto che la forza ne sia l’unico principio regolatore.

Venerdì 24 aprile dalle 17 alle 19 Presidio Donne per la Pace in piazza Massimo.

Dopo la giornata del 28 marzo, che ha visto 160 piazze unirsi per Tessere la Pace – custodire il futuro, il percorso continua.

Le donne che hanno animato quelle esperienze, insieme a nuove realtà che vorranno unirsi, promuovono una manifestazione nazionale a Roma il 21 giugno, per portare nello spazio pubblico una presenza collettiva femminista e nonviolenta, che esprima il rifiuto della guerra e apra spazi per pensare e praticare la pace.

In un tempo attraversato da conflitti sempre più estesi e da un linguaggio pubblico che tende a legittimarli, continuiamo a prendere parola e a non restare inerti di fronte alla loro espansione e normalizzazione. Non intendiamo rassegnarci né cadere nella trappola dell’impotenza.

Le guerre colpiscono le popolazioni civili, spezzano legami, compromettono territori e futuro, lasciando segni profondi nelle vite, nell’ambiente, nel sociale.

Tessere la Pace è una pratica che unisce gesto e pensiero. Significa rimettere insieme ciò che la guerra divide. Le pratiche del cucire, ricamare, rammendare – radicate nell’esperienza delle donne – diventano metafora di un agire politico alternativo alle logiche della forza e del dominio, capace di ricomporre relazioni, assumere responsabilità e difendere la vita.

Le tessiture realizzate nelle piazze sono un’opera collettiva in divenire, che continuerà a crescere e ad accompagnare questo percorso.

Il 21 giugno a Roma sarà un momento di incontro e convergenza: un’occasione per continuare a tessere relazioni, dare forza a pratiche di pace e ribadire la necessità di un mondo disarmato.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare, portando con sé un pezzo di tessuto, una parola, un segno.

UDIPALERMO – Le Rose Bianche – Donne CGIL Palermo – Coordinamento Donne ANPI – Emily – Governo di Lei – CIF – Le Onde – Arcilesbica -Donne della Comunità dell’Arca – Donne del Movimento nonviolento – Donne del Circolo Laudato si’

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