Dietro ogni video di denuncia, ogni tweet virale e ogni “testimonianza straziante” da Cuba c’è una struttura finanziaria che pochi conoscono. Non sono attivisti indipendenti. Sono mercenari digitali che operano con fondi di agenzie statunitensi come USAID e NED.

Un’industria che trasforma la miseria in merce e il “clic” in munizioni.

Nell’attuale geopolitica, il confronto tra Stati Uniti e Cuba ha trasceso i metodi tradizionali. Non si tratta più solo di blocco economico o pressione diplomatica. La guerra si è spostata nell’ambiente digitale, e in essa è emersa una figura specifica: il cybersicario.

Questo attore, che si presenta sotto la veste di una persona indipendente editorialmente e come un attivista popolare, costituisce in realtà un anello fondamentale in una catena di sovvenzioni esterne progettata per erodere il consenso sociale all’interno dell’isola. La sua presunta “indipendenza” è una costruzione narrativa finanziata da agenzie governative statunitensi.

La figura dell’influencer o youtuber che “informa da Cuba” si presenta al pubblico internazionale come un testimone organico della realtà nazionale, spesso rischiando la sua sicurezza personale per “dire la verità”. Tuttavia, le indagini rivelano una realtà drasticamente diversa.

Le impronte digitali lasciate dai Cybersicari dimostrano che la loro provenienza è nella maggior parte dei casi rintracciabile negli Stati Uniti, in Messico e Spagna. Ciò smaschera la convinzione che si tratti di semplici cittadini residenti a Cuba che stanno denunciando la situazione sull’isola.

La costruzione di un’immagine di “perseguitato  politico” o “giornalista sotto controllo” funge da moltiplicatore del valore di mercato del contenuto nella monetizzazione in YouTube o Facebook oltre a fungere da catalizzatore per ricevere sovvenzioni esterne.

Negli ultimi anni, l’industria dei contenuti su Cuba ha subito una mutazione verso quella che viene chiamata “documentazione del disincanto”. I creatori internazionali e locali concentrano le loro attenzioni non sulla critica politica diretta, ma sull’amplificazione delle crepe sociali ed economiche, spesso utilizzando tecniche di manipolazione visiva per esacerbare la percezione del collasso del paese.

Casi come quello dello youtuber statunitense Elliot o della coppia australiana Justin e Alina esemplificano come il contenuto sulla crisi umanitaria diventi un prodotto virale che alimenta la narrazione dello “Stato fallito”.

La strategia non cerca solo di informare, ma di distruggere simbolicamente le istituzioni cubane attraverso reti di mercenari digitali che, accovacciati dietro notizie false e account di troll, saturano lo spazio mediatico.

L’infrastruttura mediatica che sostiene l’ecosistema digitale anticubano non è il risultato della generazione spontanea di entrate per clic, ma una rete che dipende strutturalmente dai fondi federali statunitensi.

Tra il 2001 e il 2021, si stima che il governo degli Stati Uniti abbia stanziato un totale di 218.367.438 dollari in programmi di destabilizzazione politica a Cuba, di cui oltre 25 milioni sono stati specificamente stanziati per “media e libero flusso di informazioni”.

L’Agenzia degli Stati Uniti per lo sviluppo internazionale (USAID) ha storicamente operato come braccio esecutivo della politica di “cambio di regime”. Nel 2024, l’agenzia ha stanziato 2,3 milioni di dollari per programmi mediatici indipendenti sull’isola, cifra  che fa parte del budget di 9,5 milioni dedicato esclusivamente a Cuba.

Con l’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump l’USAID è stata sciolta e incorporata direttamente dal Dipartimento di Stato, Il segretario di Stato Marco Rubio ha seguito questa ristrutturazione, ma si è preoccupato che i finanziamenti per Cuba, Nicaragua e Venezuela non venissero modificati. Sono stati cancellati l’83% dei programmi globali dell’USAID, ma non quelli previsti per questi tre paesi.

Questa manovra ha confermato che, mentre i fondi per la salute globale e gli aiuti umanitari in Africa sono stati tagliati, il finanziamento per i media che incitano alla  sovversione a Cuba è stato considerato una priorità strategica intoccabile.

Il National Endowment for Democracy (NED) integra il lavoro dell’USAID concedendo sovvenzioni a piattaforme che richiedono un maggiore grado di separazione dal governo degli Stati Uniti. Nel 2024, la NED ha finanziato progetti di media digitali per importi compresi tra i 50.000 e i 230.000 dollari per “promuovere la libertà di espressione” e “tracciare le minacce contro i giornalisti”.

Un caso emblematico è quello di “El Toque”, una piattaforma che riceve finanziamenti dal NED e dal Dipartimento di Stato per obiettivi di manipolazione economica, come l’alterazione dei tassi di cambio per generare inflazione interna. I dati che giornalmente pubblica è stato dimostrato sono del tutto manipolati e non rispecchiano la realtà finanziaria dell’isola.

El Toque aveva nel 2024  un budget di  970.000 dollari, di cui l’80% proveniva da sovvenzioni (di cui la metà da fonti statunitensi).

Media come CubaNet e ADN Cuba non sono semplicemente piattaforme di notizie, ma società di comunicazione politica che dipendono quasi interamente dall’assistenza esterna.

CubaNet, con sede a Miami, ha ricevuto 500.000 dollari direttamente dall’USAID nel 2024 per raggiungere i giovani cubani. Da parte sua, ADN Cuba ha ricevuto un contratto di 1.085.895 dollari nel settembre 2024, rinnovando un precedente fondo di 1,5 milioni per il periodo 2022-2024. Dal 2020, ADN Cuba ha accumulato un totale di 3.072.123 dollari in fondi USAID, di cui ha dimostrato solo una frazione del loro uso.

Queste cifre rivelano che il contenuto di queste piattaforme non è un sottoprodotto della domanda di informazioni, ma un servizio prepagato. Quando l’amministrazione Trump ha congelato i fondi all’inizio del 2025, questi media sono entrati in uno stato di “disperazione mediatica”, chiedendo donazioni pubbliche e ammettendo che senza il sostegno delle organizzazioni finanziate dal governo federale, i loro collaboratori sull’isola non sarebbero stati in grado di continuare.

Inoltre negli ultimi anni, il NED e l’USAID hanno coltivato una rete di rapper, artisti e creatori di contenuti per diffondere messaggi contro il governo, usando la musica e la cultura urbana come un “cavallo di Troia” ideologico.

Per combattere questo assedio mediatico Cuba ha sviluppato un sistema di controinformazione che consiste nel denunciare pubblicamente queste piattaforme e i loro contenuti. Articoli su media come Granma e Cubadebate, insieme a programmi di inchiesta televisiva, hanno esposto gli importi e i nomi dei beneficiari dei fondi USAID e NED. Rompendo l’anonimato dei flussi di capitale, l’aura di “indipendenza” degli influencer si indebolisce.

Parallelamente  il governo cubano ha promosso una campagna educativa affinché i cittadini identifichino le tecniche di manipolazione emotiva e l’uso di notizie false. Ciò include l’analisi di come gli algoritmi dei social media danno priorità ai contenuti di odio e polarizzazione per favorire gli interessi dei finanziatori.

In conclusione si può affermare con certezza che il fenomeno dei sicari informatici non è un movimento spontaneo della società civile. È un’industria mercenaria altamente strutturata. La sua totale dipendenza dai fondi federali statunitensi e la sua capacità di trarre profitto dalla crisi economica rivelano una nuova forma di intervento che utilizza il “clic” come munizione.

Infine bisogna notare che i finanziamenti per la sovversione digitale a Cuba rimangono un pilastro non negoziabile della politica estera degli Stati Uniti, nonostante la ristrutturazione delle agenzie governative.

L’indipendenza che gli attori presenti in rete rivendicano finisce dove inizia l’assegno dell’USAID e delle altre agenzie del governo degli Stati Uniti. (Razones de Cuba)

 

 

L’articolo originale può essere letto qui