Sono trascorsi dieci anni dal passo indietro dei volontari di Mani Tese che, insieme ai ragazzi del quartiere, avevano recuperato il campetto di calcio di Monte Po, poi dedicato a Nino Russo, uno di loro messo “fuori gioco” da una grave malattia.

Era stato un percorso lungo diversi anni, durante i quali i ragazzi avevano imparato a confrontarsi per prendere insieme le decisioni, avevano costruito la fontanella con l’aiuto di un genitore, ottenuto dal Comune l’allaccio della luce, non come favore ma rivendicando un diritto. Ed anche imparato ad autofinanziarsi con i mercatini dell’usato in stile Mani Tese, che erano stati anche una scuola di riutilizzo degli oggetti e di lotta alla spreco. Tante, oltre al calcio, le esperienze fatte in quegli anni, concluse quando “non ci sono state più le condizioni per andare avanti serenamente” e Mani Tese ha fatto un passo indietro.

Quest’anno, a Monte Po, è partito un nuovo progetto ministeriale, dalla denominazione un po’ strampalata, DesTEENazione, nato per favorire la partecipazione e l’inclusione sociale degli adolescenti e contrastare la dispersione scolastica.

A Catania il bando è stato vinto anche da Cooperativa Prospettiva, che ha una lunga esperienza di lavoro con i minori in situazione di disagio. I suoi “educatori di strada”, che hanno iniziato questa nuova avventura a Monte Po, Elisa, Luciano, Gabriele e Daniele ci raccontano l’impatto con il quartiere e le prime esperienze di incontro con i residenti, in particolare i più giovani.

Ci vorrebbe la penna di una Goliarda Sapienza per descrivere Monte Po, la sua vita, la sua urbanistica.
Noi, mestamente e prosaicamente, ci limitiamo ai dati IDISE (Indice di Disagio socioeconomico di individui e famiglie a livello sub-comunale) rilasciati dall’Istat lo scorso dicembre. Il riferimento è alla V circoscrizione. Monte Po, come Nesima, Rapisardi e San Leone, registra una delle condizioni educative e sociali più critiche di Catania, con più del quaranta per cento delle famiglie che percepisce un reddito incerto e discontinuo, quasi il cinquanta che si è fermato (ottimisticamente) alla terza media e il trentaquattro per cento dei giovani che non studia né lavora.

Un territorio, insomma, che sembra quasi fermo agli anni Settanta: sono arrivate sì le reti fognarie, l’illuminazione pubblica, i parchi commerciali che si stagliano con le loro insegne brutaliste al di sotto dell’Etna, ma pare essere una patina appena accennata di modernità e forse lo dimostra la quantità mostruosa di spazzatura disseminata per le strade o ancora di più l’intensità con cui la tabaccaia mi ha raccontato dei figli che, a trent’anni e con l’inflazione attuale, si aspettano comunque l’uovo di pasqua. In altre parole, tra una casa popolare e l’altra ci si aspetta di incontrare Pasolini con il suo Comizi d’Amore, che intervisti i ragazzini che s’inerpicano tra le salite del quartiere, in due o tre su motociclette, motorini, quad sgargianti (a onore della cronaca, alcuni di loro indossano il casco).

Anche sul piano sociale la situazione non appare proprio florida; se a Nesima si registra la presenza di una forte parrocchia impegnata per incidere una svolta nella vita del quartiere, a Monte Po sembrano esserci solo piani e piani di case popolari. Si contano sette esercizi commerciali (di cui il Chiosco, Ice Cream e il già sopracitato Tabacchi), un centro scommesse, uno studio dentistico e una farmacia. Sono presenti un asilo nido, l’istituto Vittorino da Feltre che comprende scuola primaria e secondaria (senza alcuna classe che benefici del tempo pieno, ça va sans dire) e l’alberghiero Karol Wojtyla, con due plessi.

Tocca quindi immaginarsi cosa faccia questo trentaquattro per cento di ragazzi che né studia né lavora.
I più ingenui potranno collegare la scarsa offerta consumistica alla povertà generale di Monte Po, ma ricordiamo sommessamente che l’intera città di Catania gode di primati nazionali come il 60 e più per cento di famiglie a bassa intensità lavorativa o il 40 per cento di famiglie con un Isee sotto i settemila euro, ma tutto ciò non impedisce di vantare la più alta densità di centri commerciali non dell’Italia, ma dell’Europa: a Monte Po c’è stata una precisa assenza di pianificazione politica.

È stato costruito un immenso dormitorio, un produci consuma crepa senza però nemmeno la consolazione del consumismo.

Eppure, qualcosa si muove. Gli insegnanti dell’istituto Alberghiero raccontano di un quartiere che, in quindici anni, ha mutato atteggiamento nei confronti della scuola, “all’inizio eravamo come un corpo estraneo; oggi invece ne riconoscono il valore sociale. I genitori sanno che qui i loro ragazzi sono al sicuro”, nonostante la dispersione rimanga un dato non trascurabile. “Le prime volte che arrivavo, i ragazzi in scooter mi seguivano, perché la mia macchina corrispondeva a quella della polizia in borghese”, racconta un professore.

Dal basso, da un decennio l’associazione IGAM (i giovani che amano Monte Po) raccoglie bambini e adolescenti, con attività ludiche all’aperto, soprattutto in estate, in un territorio che offre almeno due spazi “sport outdoor”, tenuti sì in ottimo stato, ma poco frequentati.
Il nuovo parroco poi, Don Ignaçio, ha tutta l’intenzione di ricostituire un legame forte tra la parrocchia e i giovani, dopo anni in cui gli unici avventori sembrano stati i pensionati. Dall’Angola, un sorriso splendente e trascinante, espone a chiunque sia disposto ad ascoltare i suoi progetti: un grest estivo, le messe per strada, il rinnovamento degli ambienti della chiesa, con un ottimismo e una forza che il quartiere ha accolto con speranza e occasioni di dialogo.

Ma, soprattutto, a Monte Po si sta muovendo finalmente una regia pubblica. Da mesi sul territorio è aperto il progetto nazionale DesTEENazione, di durata triennale con l’obiettivo dichiarato di ridurre le diseguaglianze sociali e “di possibilità” dei ragazzi. Grazie ad esso, da gennaio la Cooperativa Prospettiva (S. Giovanni Galermo) si reca nel quartiere per costruire legami, rapporti con gli adolescenti attraverso l’educativa di strada. Si creano così degli appuntamenti fissi con chi vive nel quartiere e può scoprire nuove modalità per abitarlo.

Si tratta di attività semplici: portare un impianto acustico con la musica, organizzare piccoli tornei di calcio nel campetto “Nino Russo” con i ragazzi dell’IGAM e con altri che autonomamente si sono uniti.
Uno degli operatori, Luciano, ma meglio noto con il nome d’arte “Zu Luciano”, cantante rap, è ormai riconosciuto dai ragazzi del quartiere “m’ascutai tutti i suoi pezzi! Troppu fotti!”. Ragazzi e ragazze che non lesinano richieste e aspettative.

Sanno infatti che da maggio sorgerà nel quartiere un nuovo Centro di Aggregazione Polifunzionale, un luogo per loro sicuro, con un doposcuola, spazi gratuiti in cui incontrarsi e scoprirsi. Intanto però, investigano su cosa potrà portare di pratico: Nino, dodici anni, ha espressamente richiesto una Yamaha nuova “dato che state aprendo questo nuovo centro, me la regalate?”, mentre le ragazzine lamentano l’assenza di negozi; una però timidamente accenna alla speranza di un cinema.

Il documento informativo di DesTEENazione sottolineava come gli adolescenti di oggi siano schiacciati dalla “eccedenza, tipicamente postmoderna, delle possibilità”: a Monte Po invece queste possibilità (la loro eccedenza ci pare davvero utopistica) bisogna costruirle con e per i ragazzi.
Appuntamento quindi a maggio: ci aspetta una sfida importante per il futuro e la crescita di un quartiere che non può più rimanere periferia della periferia.
Abbiamo di fronte una responsabilità collettiva, in cui ognuno di noi dovrà dare la sua parte migliore per accogliere e mediare le contraddizioni di un quartiere come Monte Po, le speranze e i sogni dei suoi ragazzi.

Gli educatori di strada del progetto DesTEENazione

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