Sgombero prima dell’alba di martedì 31 marzo per la Palestra Lupo – Laboratorio Urbano Popolare Occupato, spazio di riuso creativo, popolare e condiviso, attivo nel centro storico di Catania, in piazza Pietro Lupo.

Da giorni attiviste-i stavano resistendo con un presidio permanente allo sgombero, motivato dal Comune con la necessità dell’ennesimo cantiere targato Pnrr, nello specifico per realizzare un… parcheggio e spazi turistici rivolti alla città – vetrina e alla turistificazione.

Diverse le persone identificate, mentre le ruspe sono entrate in azione. Un presidio solidale è iniziato nell’attigua piazza Teatro di Catania.

“Dopo otto giorni – scrivono dalla L.U.P.O. –  di presidio permanente in Piazza Pietro Lupo, alle 4 di notte del 31 Marzo 2026 un ingente arrivo di mezzi pesanti e ogni tipo di forza armata circonda la L.U.P.O. per dare il via allo sgombero e simultaneamente alla demolizione.

I presenti al momento dell’irruzione vengono identificati e subito rilasciati.

Il quartiere è militarizzato e tutte le vie d’accesso alla piazza sono bloccate da mezzi pesanti e barriere mobili, impedendo il transito diretto.

Una cinquantina di solidali resta in presidio all’angolo tra Via Teatro Massimo e Piazza Cutelli, il punto più vicino e adiacente raggiungibile.

Un’idea non si demolisce. Contro galere, cpr e cantieri, fino alla fine”.

L’audio di un compagno della Palestro Lupo di Catania.  Ascolta o scarica

Pochi giorni fa, la Palestra Lupo aveva denunciato la speculazione in corso, scrivendo: “Questo non è uno sgombero. Questo non è un cantiere. Questo è un ammutinamento.

“Che un pezzo di città non volesse rinunciare alla L.U.P.O. era già intuibile, ma la solidarietà immediata dopo l’anomalo tentativo di sgombero ha spazzato via ogni dubbio. La necessità di spazi che non calino dall’alto e che rifiutino le logiche relazionali del profitto è talmente forte che in tantx sono dispostx a combattere per ottenerla.

Il tentativo di recintarci in un cantiere mentre ancora viviamo lo Spazio è la dimostrazione del pressappochismo criminale dell’apparato istituzionale che, galoppando ormai verso un progressivo scenario sempre più militarista, crede di poter disporre di chiunque come di un docile soldato pronto per il fronte”.

da Radio Onda d’Urto