In tanti si erano chiesti dove fosse finita quella marea che aveva invaso le strade di tutte le città, spesso bloccandole, per cercare di fermare il genocidio in Palestina. L’autunno era stato imponente come mai, ma l’inverno sembrava freddo.
C’è stata, poi, la determinata mobilitazione a difesa di Askatasuna e la vittoria del No al referendum sulla giustizia, dove una giovane generazione e il Sud hanno cambiato l’esito che dalla parte del Governo davano quasi per scontato qualche mese fa.
Con la manifestazione di ieri a Roma è arrivata la primavera. Una enorme moltitudine, composta da tutte le generazioni, ma dove, davvero, i giovani hanno fatto la differenza, ha detto che non accetta di assistere inerme a una storia nella quale la guerra è diventata uno strumento ordinario della politica.
Quando le dimensioni di un corteo sono quelle che ieri il corteo di Roma aveva non c’è limite che possa tenere. Così, il corteo, che doveva terminare a San Giovanni, si è diretto con postura naturale verso la tangenziale, occupandola. Senza alcuna titubanza da parte di nessuno.
Siamo orgogliosi del fatto che lo striscione No ponte sia stato presente in quel corteo, prima per le strade di Roma, e, poi, sulla tangenziale.
Ah, già, ieri c’è stata anche la manifestazione Sì ponte a Messina. Verrebbe da dire che, in fondo, tutte le manifestazioni del pensiero siano positive perché appunto espressione di partecipazione, ma purtroppo quello che ritorna da quella piazza è l’immagine dei vassalli che parlano ad un piccolo popolo afono.
Avremmo voluto dire che erano pochi, ma che avrebbero potuto fare di meglio in futuro, ma abbiamo gli occhi troppo pieni della bellezza della piazza romana per rovinare quella sensazione con la tristezza di quella piazza ferma, bloccata, con lo sguardo in su, ad ascoltare piccoli reucci in una crisi di nervi.











