Oggi 28 marzo 2026 ricorre esattamente un mese dall’inizio della guerra in Medio Oriente, scatenata dopo gli attacchi militari degli Stati Uniti e di Israele contro l’Iran, avvenuti il 28 febbraio 2026. “A seguito di questi eventi – dice Bijou Nzirirane al presidio delle donne per la Pace – il conflitto si è rapidamente intensificato, coinvolgendo più attori regionali e producendo impatti geopolitici e umanitari di vasta portata. A Dubai, cittadini e persone attratte dalla ricerca di benessere e turismo, oppure solo di passaggio, si sono trovate improvvisamente di fronte alla realtà della guerra, testimoniando un’escalation che ha investito territori fino ad allora considerati marginali rispetto alle dinamiche belliche”.
“L’Europa rimane in silenzio, stupita e preoccupata. L’uomo solo al comando continua ad agire, colpendo senza distinzione. Solo il presidente spagnolo si è espresso categoricamente, affermando che l’attacco dell’Iran non ha giustificazioni secondo le leggi internazionali. Recentemente si è registrato un leggero cambiamento nello stato di stallo tra i paesi del G7”.
“Riflettendo sull’attacco russo all’Ucraina, il silenzio dei leader europei genera imbarazzo. Non si comprende perché non si sia reagito immediatamente di fronte a una violazione del diritto internazionale. La distinzione tra aggressore e vittima appare chiara, ma il silenzio europeo lascia spazio a dubbi e preoccupazioni”.
“La guerra in Medio Oriente ha già prodotto significativi effetti economici globali: il conflitto ha causato un forte aumento dei prezzi dei carburanti e dell’energia, in parte dovuto alla diminuzione del traffico nello Stretto di Hormuz, attraverso cui passa un terzo della produzione energetica mondiale”.
“Il protrarsi delle tensioni ha portato a incrementi dei prezzi del petrolio e del gas naturale, con conseguente pressione inflazionistica e rischi di recessione economica in Europa. Analisti europei avvertono della possibilità di una situazione di stagflazione (inflazione in aumento e crescita economica contenuta).
La Banca Centrale Europea ha riconosciuto che la guerra sta influenzando i settori dell’energia e dei trasporti. Il 26 marzo l’OSCE (Organization for Security and Co-operation in Europe) ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita economica in Europa”.
“In termini concreti, se la guerra dovesse continuare, l’Italia potrebbe affrontare una contrazione del PIL, una diminuzione del potere d’acquisto e un peggioramento delle condizioni di vita per molte famiglie, con conseguenze dirette sui diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione, come l’accesso alla salute, all’istruzione e alla casa”.
“Recentemente abbiamo assistito a una vittoria significativa per la difesa della Costituzione: 15 milioni di cittadini italiani hanno votato al referendum. Vogliamo continuare a lottare per l’attuazione della costituzione. Siamo oggi in piazza per riaffermare l’importanza dell’articolo 11, che stabilisce: L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali volte a tale scopo.”
“Il voto del 23 marzo dimostra che possiamo non solo indignarci, ma anche agire concretamente per difendere la pace.
È essenziale ricordare che le guerre producono sofferenze umane di enorme portata: morti, feriti, sfollati, traumi fisici e psicologici, violazioni dei diritti umani, odio e divisioni tra comunità. Tali drammi non riguardano solo il Medio Oriente, ma anche altre aree in conflitto, come Ucraina, Sudan, Congo e Nigeria, tanti altri territori che non vengono neanche citati”.
“La guerra in Medio Oriente dimostra che anche conflitti lontani possono avere conseguenze profonde e dirette per l’Europa e l’Italia, sia dal punto di vista economico sia sociale e politico. È fondamentale promuovere soluzioni diplomatiche e negoziate, sostenere iniziative volte alla pace e pretendere il rispetto del diritto internazionale.
L’ attacco all’ Iran, insegna che anche chi sembra distante può trovarsi indirettamente coinvolto e che domani la guerra può arrivare effettivamente anche in Italia. La presenza di basi come quella di Sigonella, utilizzata per operazioni e sorveglianza nei teatri di crisi del Medio Oriente e del Nord Africa, evidenzia che l’Italia è già coinvolta, in termini logistici e strategici, in dinamiche geopolitiche complesse che vanno oltre l’orizzonte nazionale”.
“Non possiamo rimanere indifferenti. Oggi il nostro sguardo va alle donne che hanno dedicato il loro tempo per tessere un ‘tappeto di pace’, gesto simbolico per richiamare l’urgenza di fermare le guerre.
Ogni 24 del mese, anche tu puoi fare un gesto partecipando al Presidio Donne per la PACE per sollecitare le istituzioni e la politica a promuovere soluzioni diplomatiche e negoziate, sostenere iniziative volte alla pace e al disarmo e pretendere il rispetto del diritto internazionale”.











