Archiviate le denunce a carico delle persone che il 9 luglio 2024 avevano preso parte alla protesta di Extinction Rebellion al Palazzo comunale durante la riunione ministeriale del G7 su Scienza e Tecnologia. In quell’occasione, ventuno persone vennero trattenute in Questura per otto ore e diciotto valutate come “pericolose per la pubblica sicurezza” dal Questore, tra cui una giovane donna che fu anche costretta a spogliarsi.

Non c’è reato per le ventuno persone che il 9 luglio 2024 furono portate e trattenute in Questura per avere preso parte alla protesta di Extinction Rebellion durante la riunione del G7 su Scienza e Tecnologia: a sancirlo è il decreto del GIP, emanato lo scorso 19 dicembre, in cui si dispone l’archiviazione del procedimento penale perché il fatto non costituisce reato.

Quel giorno, dopo una manifestazione pacifica in Piazza Maggiore, volta ad evidenziare “l’ipocrisia dei governi, nel celebrare quella scienza i cui allarmi sulla crisi ecoclimatica sono invece ignorati da decenni”, nei verbali rilasciati alle ventuno persone trattenute le forze dell’ordine avevano accertato la sussistenza dei reati di manifestazione non preavvisata (art. 18 TULPS), violenza privata (art. 610 c.p.), interruzione di pubblico servizio (art. 340 c.p.) e tentato danneggiamento (artt. 56 e 635 c.p.). Reati non effettivamente contestabili, sostengono il Giudice per le Indagini Preliminari e il Pubblico Ministero, che aveva in realtà iscritto il solo art. 18 TULPS. I manifestanti erano stati trattenuti in Questura per otto ore, senza cibo né acqua, nonostante in piazza avessero immediatamente fornito alla Polizia i propri documenti per l’identificazione. Una di loro era stata costretta a spogliarsi e a effettuare piegamenti nei bagni delle camere di sicurezza di piazza Galileo, episodio a seguito del quale ha deciso di sporgere denuncia.

Si chiude così una lunga vicenda che è costata ai manifestanti 13 fogli di via obbligatori e 5 avvisi orali, provvedimenti amministrativi emanati dal Questore Antonio Sbordone sul presupposto della loro pericolosità sociale. Una pericolosità che, tuttavia, il TAR dell’Emilia-Romagna, chiamato a esprimersi a seguito del ricorso portato avanti da Extinction Rebellion, non ha riconosciuto: i fogli di via obbligatori sono infatti stati annullati nell’aprile 2025 in quanto, ha sostenuto il Tribunale, “La semplice partecipazione ad una manifestazione di protesta, tanto più quando è pacifica e non crea rischi per l’incolumità dei cittadini, non è ragione sufficiente per giustificare dei fogli di via obbligatori” e “la mera presenza in occasione di una manifestazione non violenta non possa di per sé integrare una condotta tale da giustificare la qualificazione del partecipante come persona socialmente pericolosa”.

Valutazioni di pericolosità discutibili e fermi in Questura illegittimi a cui le Questure quindi fanno ricorso da anni e che, con l’entrata in vigore del nuovo decreto sicurezza lo scorso 25 febbraio, vengono sottratte alla valutazione dei giudici ordinari. Il decreto 23/2026  depenalizza infatti il reato di manifestazione non preavvisata, rendendolo un illecito amministrativo soggetto a sanzioni disposte dal prefetto, che senza alcuna valutazione della magistratura, potrà notificare multe fino a 10mila euro. “Con questo decreto già in vigore la protesta del 9 luglio, ritenuta legittima dalla Procura, avrebbe portato a multe fino a 210mila euro” dichiara Extinction Rebellion. Una limitazione del diritto costituzionale di manifestazione e un attacco al dissenso politico, come riporta un dossier di Giuristi democratici presentato giovedì scorso nella Sala Nassirya del Senato.

Questa storia ci appare particolarmente rappresentativa del trattamento vessatorio a cui sono sottoposte oggi in Italia e non solo le persone che manifestano” dichiara Dario, tra le persone denunciate il 9 luglio. “Siamo soggetti a centinaia di denunce pretestuose e a provvedimenti amministrativi emanati in modo totalmente discrezionale da parte delle Questure che non trovano riscontro nelle indagini della Magistratura e nelle sentenze dei Tribunali. Ad oggi Extinction Rebellion ha collezionato almeno 430 archiviazioni, 10 assoluzioni e nessuna condanna. Le nostre vite sono fortemente impattate da queste procedure, e difenderci costa fatica e denaro. L’intento di scoraggiarci è ormai evidente. Non siamo pericolosi: siamo solo persone che lottano per un mondo più giusto”.

 

Decreto di archiviazione: https://drive.google.com/file/d/1JRVpSQYUAxA9qy1K4T9_M2k9apJACz45/view?usp=sharing