La prima udienza, che si è conclusa a mezzogiorno del 27 gennaio, ha ammesso come ‘parti civili’ i diciassette marchigiani abitanti in provincia di Ancona che hanno intentato la causa. Alla prossima, che si terrà il 17 marzo, verranno ascoltati i testimoni dell’accusa in merito alle molestie olfattive causate alla popolazione residente nei pressi degli allevamenti di Jesi (Ripa Bianca, Cannuccia, Ponte Pio) e Monte Roberto.
Soddisfatto il ‘Comitato per la Vallesina’, mentre i legali del gruppo agrolimentare minimizzano.
Ai microfoni del TG3 Marche l’avvocato Marina Magistrelli, componente del collegio di difesa del gruppo Fileni, ha dichiarato: “È un processino, nel senso che ci sono sanzioni amministrative, perché si è sentito l’odore in alcuni giorni durante l’anno. Insomma, bisogna anche sminuire molto, non è un problema”.
Il presidente del ‘Comitato per la Vallesina’, un coordimento che da anni si batte per la salvaguardia ambientale e sanitaria di un territorio oramai comunemente rinominato ‘la valle dei polli’, Andrea Tesei, ha commentato: “Anche se minori sono tutti reati penali, e a noi interessa che cambi qualcosa, dal punto di vista delle gestione degli impianti e dei controlli”.
Lo studio dell’ISDE presentato con il ‘Comitato per la Vallesina’ a Jesi nel marzo 2025 affronta le problematiche ambientali e sanitarie degli allevamenti del gruppo Fileni.
Gli allevamenti di pollame sono sorgenti ben note di composti volatili organici che derivano in gran parte dalla fermentazione e dalla putrefazione del letame e dei detriti di origine animale. In particolare, generano particelle sospese totali e PM10. Tra gli inquinanti atmosferici, l’ammoniaca è uno dei gas più preoccupanti in relazione ai rischi sanitari (irritazione mucose oculari e respiratorie, cefalea, tosse, congestione nasale, cardiopalmo, difficoltà respiratorie, crisi asmatiche, alterazioni dell’umore) e a qualità dell’aria, impatti ambientali e perdite di nutrienti del letame. Le emissioni di ossidi di azoto determinano l’aumento di mortalità, specialmente per cause cardio-respiratorie e tumore maligno del polmone. Inoltre dal letame di pollo sono generate notevoli quantità di metano. I composti organici volatili non metanici che, invece, hanno origine principalmente dai prodotti di scarto sono un insieme di inquinanti organici che producono effetti sull’ambiente e sulla salute. Oltre che produrre emissioni atmosferiche, gli allevamenti intensivi animali contribuiscono all’inquinamento di altre matrici ambientali, come suolo e falde acquifere. Infine, gli allevamenti sono in grado di generare inquinamento da metalli pesanti.
Una sezione molto importante dello studio è dedicato all’impronta idrica degli allevamenti intensivi. Questo aspetto per le Marche è estremamente importante, considerati i frequenti periodi siccitosi, basti pensare alle scorse due estati, in cui in diverse zone della regione, l’acqua per uso domestico è stata razionata. Una parte dell’acqua richiesta dal sistema zootecnico moderno è impiegata per abbeverare gli animali. Altra acqua viene usata per la pulizia delle strutture di allevamento e degli animali, per i sistemi di raffreddamento e per lo smaltimento dei rifiuti. L’acqua viene infine usata nel processo di macellazione degli animali e per la pulizia degli impianti di macellazione. La produzione di un kg di carne di pollo richiede attorno ai 4˙000 lt di acqua con variabili che vanno da 3˙500 a più di 4˙000 a seconda del tipo di alimentazione, allevamento, razza allevata, sistemi di macellazione ecc. Gran parte dell’acqua (il 98%) necessaria alla produzione dei cibi animali è usata naturalmente per la coltivazione del foraggio: a tale scopo, su scala globale, vengono impiegati oltre 2˙300 miliardi di metri cubi d’acqua l’anno.
In questo periodo è partita anche l’iniziativa del consigliere regionale indipendente del gruppo AVS, Andrea Nobili. Una prima istanza di sindacato ispettivo presentata all’Assemblea Regionale delle Marche ha come oggetto la “Situazione degli allevamenti avicoli nella Regione Marche e nella Vallesina in particolare”, in cui tra altro, si chiede alla Regione: se ritenga opportuno promuovere, anche tramite ARPAM, campagne di monitoraggio continuativo e diffuso delle emissioni in atmosfera nelle aree interessate; se intenda valutare l’opportunità di implementare controlli qualitativi e quantitativi sui reflui zootecnici, nonché sulle acque di falda e dei pozzi nelle zone limitrofe agli insediamenti avicoli; se ritenga necessario procedere a una verifica organica delle AIA in essere per gli allevamenti di maggiori dimensioni, anche al fine di aggiornare prescrizioni e parametri emissivi alla luce delle più recenti conoscenze tecnico-scientifiche.
Circoscritta invece a fatti denunciati dalla giornalista Giulia Innocenzi è la seconda interrogazione, relativa a “Iniziative di ‘educazione alimentare’ promosse da aziende private nelle scuole marchigiane – neutralità educativa, allevamenti intensivi e rischio di promozione commerciale rivolta a minori”. Si fa riferimento infatti alla segnalazione della madre di una studentessa del Liceo Scientifico Marconi di Pesaro, in cui denuncia che Fileni Alimentare Spa è entrata in diverse scuole primarie e secondarie marchigiane realizzando il progetto denominato “Fileni nelle Scuole” il cui obiettivo dichiarato era di promuovere la sana alimentazione e la sostenibilità ambientale e svolto, oltre che mediante concorsi a premi e tramite la distribuzione di kit didattici e materiali, avvicinando i bambini in una serie di incontri sull’importanza della nutrizione equilibrata e della filiera produttiva sostenibile. Su questa iniziativa c’è stata anche un’interrogazione parlamentare della deputata del PD Eleonora Evi.
Prossimo appuntamento di questa vicenda, che vede la società civile combattiva nel voler far rispettare i valori dell’ambiente e della salute, è il 17 marzo al tribunale di Ancona.
Leonardo Animali
NOTIZIE CORRELATE
- Processo Fileni: la tenacia della società civile contro uno dei colossi dell’agroalimentare / PRESSENZA, 26.01.26










