Le Red Rebel di Extinction Rebellion hanno sfilato dal Museo della Montagna, al Monte dei Cappuccini, fino a piazza Vittorio per lanciare il loro muto urlo di allarme e dolore per la distruzione degli ecosistemi alpini. Una denuncia delle opere costose e impattanti, come la pista da bob di Cortina, e della insostenibilità dell’industria sciistica in un mondo sempre più caldo.

Venerdì sera, all’ora dell’aperitivo, con le vie del centro gremite, la Red Rebel Brigade di Extinction Rebellion ha sfilato, con il caratteristico passo lento, dalla terrazza del Monte dei Cappuccini, di fronte all’ingresso del Museo della Montagna, fino a piazza Vittorio.

Figure iconiche ideate nel 2018 nel Regno Unito da Douglas Francisco, rappresentano il sangue versato a causa della crisi ecoclimatica e che connette tutti gli esseri viventi. Attraversando la parte di città raccolta attorno al Museo della Montagna, le Red Rebels, a poche settimane dall’avvio delle Olimpiadi Invernali di Cortina D’Ampezzo, hanno voluto denunciare simbolicamente il dolore e lo sgomento per la distruzione degli ecosistemi alpini, sempre più fragili per gli effetti dell’innalzamento delle temperature e per la sfruttamento del territorio da parte dell’industria sciistica. Queste figure vestite di rosso, si sono mosse silenziosamente verso la Gran Madre, reggendo in mano delle torce, e attraversando poi il ponte Vittorio Emanuele per fermarsi in piazza Vittorio e esporre uno striscione con scritto “Governi ecovandali, Olimpiadi ecocide”.

Una denuncia, quella di Extinction Rebellion, che fa riferimento alle molte opere fortemente impattanti realizzate nelle valli dei Giochi, di cui la pista da bob di Cortina rappresenta un triste simbolo. Per la sua costruzione sono stati abbattuti 800 larici secolari e secondo il piano economico commissionato dalla Regione Veneto, per la sua gestione si perderanno 638mila euro l’anno. Altra opera che ha fatto discutere è la cabinovia Park Apollonio-Mortisa-Socrepes, realizzata nei pressi di una frana attiva e che a due settimane dall’inizio dei giochi è ancora priva dei cavi, del motore ma soprattutto del certificato di esercizio.

Nonostante questo il ministro delle infrastrutture Matteo Salvini si dichiara “felice di aver investito” sull’evento, afferma che “le infrastrutture sportive rimarranno a disposizione per i prossimi decenni” e che sono costate 3,4 miliardi e porteranno un indotto di 5 miliardi. Tuttavia la spesa inizialmente prevista dal dossier di candidatura era di molto inferiore, pari a 1 miliardo e 500 milioni. Mentre quanto effettivamente speso si aggira attorno ai 5 miliardi e 720 milioni di euro, con il 57 % delle opere che verranno completate dopo i Giochi, l’ultima nel 2033, e che insistono su un territorio alpino messo fortemente a rischio a causa dei cambiamenti climatici.  A inizio dicembre 2025, ad esempio, lo zero termico sulle Alpi si attestava oltre i 3500 m di altitudine, rendendo i ghiacciai più fragili, con un aumento degli eventi franosi e crolli di roccia, come riporta Legambiente, e rendendo il loro ruolo come serbatoi d’acqua nella stagione estiva, per i territori a valle, sempre meno affidabile.

A fine anno in Trentino pioveva a 1800 m di quota –  denuncia Giulia – Nonostante questo a Cortina, tra due settimane, si inaugureranno le Olimpiadi Invernali 2026, in un paesaggio spoglio, macchiato dalle lingue bianche delle piste innevate artificialmente. La torcia, che è tradizionalmente il simbolo delle Olimpiadi, oggi è stata accesa per illuminare una nuova strada, verso il riconoscimento della gravità della crisi ecoclimatica e di cura del territorio” conclude.