Riflettori spenti su Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est
Le notizie dell’aggressione israeliana a Gaza sono sparite dai media scorta mediatica del genocidio. Ieri venerdì, due bambini palestinesi sono rimasti feriti da colpi d’arma da fuoco dell’esercito israeliano durante un attacco alla parte orientale del campo profughi di al-Maghazi, nella Striscia di Gaza centrale. Oltre all’azione dei cecchini, i bombardamenti casuali sui campi di sfollati non sono mai cessati.
A Gaza non c’è nessun cessate-il-fuoco. Dall’inizio dell’aggressione contro l’Iran, gli aiuti internazionali in ingresso nella striscia sono diminuiti dell’80%. Su Gaza si affaccia una nuova carestia. Alle bombe e alla fame si aggiunge il peggioramento del meteo.
Gli sfollati dei campi sulla costa si trovano ad affrontare crescenti difficoltà nella vita quotidiana. Le condizioni di vita sono peggiorate a causa del freddo pungente e delle forti piogge che hanno allagato i loro rifugi temporanei, esacerbando le loro sofferenze e rendendo la sopravvivenza una sfida quotidiana.
Le immagini che ci giungono dalle attiviste di Al-Najdah mostrano la difficile situazione degli sfollati che vivono in tende di plastica e listelli di legno. “sono sofferenze quotidiane, intensificate dal rigido freddo invernale, dalle forti piogge e dalle inondazioni che hanno colpito i nostri campi”, ci hanno detto.
Questa situazione è aggravata dalla carenza di beni di prima necessità a Gaza, esacerbata dall’ostacolo, imposto dall’esercito di occupazione israeliano, all’ingresso di aiuti essenziali e case mobili, di cui la Striscia assediata ha disperatamente bisogno.
Per il quinto venerdì sono state vietate le preghiere collettive del venerdì nella moschea di Al-Aqsa. Il divieto rimarrà in vigore fino alla metà di aprile e potrebbe essere prolungato. Lo stesso avviene per le chiese cristiane che sono state costrette a cancellare le cerimonie per le festività pasquali.
Mentre continua l’occupazione sionista del sud del Libano, stamattina, per la prima volta, dallo Yemen sono partiti missili balistici in direzione del sud di Israele. L’esercito di Tel Aviv non ha fornito informazioni sulle devastazioni prodotte. Le sirene d’allarme sono risuonate a Dimona, Beersheba ed Eilat dopo che per la prima volta sono stati rilevati missili lanciati dallo Yemen.
L’aggressione israelo-statunitense contro l’Iran dura da un mese
Ieri i bombardieri statunitensi hanno colpito ad Isfahan una centrale per la produzione di energia elettrica e un’industria siderurgica. Le dichiarazioni di Trump, sul rinvio degli attacchi al settore energetico iraniano, sono bugie per raffreddare i prezzi petroliferi.
L’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica ha dichiarato un nuovo attacco è avvenuto nei pressi della centrale nucleare di Bushehr, il terzo in 10 giorni.
L’esercito israeliano ha affermato di aver bombardato obiettivi nella capitale Teheran. Washington, invece, ha annunciato l’imminente invio della portaerei US George Bush nell’area delle operazioni militari contro l’Iran. Questi sviluppi mentre Trump annunciava che il cambio di regime in Iran è già avvenuto e che il suo paese intende mettere fine alle operazioni militari. Falso e bugiardo.
La stampa iraniana scrive stamattina che una famiglia di 12 persone è stata decimata interamente in un attacco missilistico israelo-statunitense su Qom. A Teheran, è stata colpita l’università.
La risposta iraniana all’ultimatum di Trump non è stata presentata ieri e, forse, non sarà presentata neanche oggi. Esponenti del governo hanno espresso il loro rifiuto di una trattativa sotto i bombardamenti.
Un gruppo di navi statunitensi è arrivato in zona con a bordo circa 2.500 Marines. Teheran sta organizzando la difesa dell’isola di Kharg, dove si trova il giacimento per la lavorazione del petrolio più importante dell’Iran. Ai Marines si sono aggiunti almeno 1.000 paracadutisti dell’82ª Divisione Avio addestrati ad atterrare in territorio ostile. L’ammasso di truppe è indicativo di una prossima invasione di terra statunitense dell’Iran, che oltre a causare morti e distruzioni, aggraverà ulteriormente la crisi energetica mondiale.
E intanto l’Iran prosegue nella sua politica strategicamente miope di colpire i paesi arabi del Golfo. Invece di restringere il campo dei paesi nemici, lo allarga. Nella giornata di ieri e stamattina sono state colpite posizioni di Arabia Saudita, Emirati, Bahrein e Oman. Sta minando la neutralità di paesi vicini, che non entrano in guerra soltanto per non trovarsi alleati di Israele. Ad Abu Dhabi sono stati colpiti palazzi residenziali con due morti e decine di feriti. A Sallalah, in Oman, è stato colpito il porto.
Dopo le denunce all’Onu e le proteste presso gli ambasciatori, Baghdad si è arresa ai diktat di Washington. È stato costituito un comitato di coordinamento iracheno-statunitense supremo per intensificare la cooperazione e prevenire gli attacchi. Il comitato ha ribadito il proprio impegno a garantire che il territorio iracheno non venga utilizzato per attaccare il popolo iracheno e le sue forze di sicurezza né per attaccare cittadini e missioni diplomatiche statunitensi. Sia la parte irachena che quella statunitense hanno ribadito il proprio impegno a mantenere l’Iraq fuori dal conflitto in corso.
Yom Al-Ard (Giornata della Terra)
Il giorno 30 marzo è la giornata della terra palestinese. Il prossimo lunedì sarà la 50esima ricorrenza. In tutta la Palestina e nella diaspora, si ricordano quei giorni della repressione sanguinosa delle forze israeliane che hanno ucciso i palestinesi cittadini di Israele, per aver protestato contro le confische delle loro terre.
Il 30 marzo 1976, infatti, l’esercito israeliano inviò le truppe nei paesi di Sakhnin, Arraba e Deir Hanna, allo scopo di reprimere le manifestazioni spontanee che ebbero luogo a seguito della decisione delle autorità israeliane di espropriare vasti terreni agricoli alle comunità palestinesi, per presunti scopi militari che poi si sono palesati falsi. I terreni sono andati a rinforzare le colonie ebraiche in Galilea. Gli scontri ebbero un esito sanguinoso: sette palestinesi tra cui una donna rimasero uccisi.
Eventi si celebreranno in tutta Italia per iniziativa delle comunità palestinesi.











