Gentile Sindaco,
la lettera inviata da Lei alla presidente Meloni sull’energia e a proposito del progetto Agnes, comparsa sulla stampa locale del 12 marzo 2026, non può non diventare oggetto di discussione pubblica, e pertanto ci preme intervenire per esprimere ancora una volta il nostro parere, e sollecitarLa ad essere conseguente con quanto da Lei affermato.
E’ vero che la Presidente ha dichiarato che “non è possibile addebitare agli italiani i costi per lo sviluppo di tecnologie non mature come quella dell’eolico offshore”, dimostrando quanta incompetenza vi sia in chi pretende di governarci, proprio mentre ripropone spesso con foga lo sviluppo della tecnologia nucleare, come se questa – invece – fosse “matura”; laddove ormai è chiaro, a chiunque non sia in malafede, che diversi decenni ci separano da una realistica prospettiva di “nucleare pulito”, quello da fusione (sul fatto poi che sia realmente pulito c’è ancora qualcosina da dimostrare).
Secondo noi, la Presidente del Consiglio ha dimostrato non solo di non conoscere il progetto di eolico e fotovoltaico previsto per Ravenna, e di non avere una vera strategia nazionale, sostituendola con provvedimenti ad hoc che pesano sui conti pubblici, come nel caso dei cosiddetti decreti bollette, ma anche di non avere alcuna consapevolezza di quale sia l’urgenza di agire per cercare di contrastare la crisi climatico-ambientale, nella quale siamo immersi e che potrebbe rapidamente diventare totalmente ingovernabile.
Come Lei dice, aspetto ancora più grave è che questo avvenga in un momento nel quale le tensioni geopolitiche e il drammatico conflitto globale lasciano il segno, tragicamente, dal punto di vista umano, ma anche da quello degli approvvigionamenti energetici del nostro Paese. E che una strategia, per essere efficace, dovrebbe tenere conto della diversificazione fra le fonti di approvvigionamento.
Tuttavia, come Lei ben sa, tutta la comunità scientifica da decenni va sostenendo (e letteralmente implorando ad una politica fino ad ora pressoché sorda) che l’uscita dal fossile è la conditio sine qua non per tentare di porre rimedio alla situazione, già disastrosa. Noi, in buona compagnia con gli studiosi più competenti, siamo sempre più convinti che la parola diversificazione non debba essere una specie di mantra utilizzato per stare con i piedi in troppe scarpe, bensì possa voler dire una cosa sola: iniziare a produrre con decisione energia da rinnovabili, e contemporaneamente iniziare a ridurre con decisione il ricorso alle fonti fossili.
La politica governativa, a partire dalla legge sulle comunità energetiche e quella sulle “aree idonee”, per non parlare dei colossali sussidi tutt’ora erogati ai colossi del fossile, è tutta un “bastone fra le ruote” alle possibilità di sviluppo di un modello alternativo, basato sulla produzione e il consumo decentrati e governati dal basso, in grado già oggi – solo che lo si voglia – non soltanto di supplire ai mancati approvvigionamenti dovuti alla crisi ormai permanente, ma anche di iniziare a sostituire stabilmente il fossile con l’energia rinnovabile. Sosteniamo che ad ogni Kilowatt in più prodotto da rinnovabili debba corrispondere un Kilowatt in meno di derivazione fossile. Invece, purtroppo, si continua ad affidare ad un mercato “libero” (cioè eminentemente speculativo) la gestione dell’intero settore.
Ma anche i poteri locali, fino ad ora, non hanno brillato per impegno nella transizione.
Ognuno dovrebbe fare la sua parte, gentile Sindaco, non si può in eterno attendere che le scelte della “grande politica” forniscano le soluzioni. Perché è ormai chiaro che delegare alla Presidente Meloni, o alle scelte dell’Europa, o peggio ancora a un impossibile ravvedimento degli imperialismi, avrà come risultato, semplicemente e letteralmente, la distruzione del genere umano.
Allora, Le chiediamo di essere conseguente con la linea tracciata nella Sua lettera, e concretamente, in tal senso:
- Che tutti gli edifici pubblici di Ravenna raggiungano rapidamente la completa autosufficienza energetica tramite fonti rinnovabili
- Che i trasporti pubblici e i mezzi di mobilità di proprietà del Comune siano definitivamente e completamente elettrificati
- Che si studi in tempi brevi un complessivo intervento di riconversione sostenibile del porto di Ravenna
- Che si tracci un percorso chiaro e temporalmente definito di abbandono dell’uso del fossile a Ravenna e della sua sostituzione con la produzione energetica da rinnovabili, precipuamente quella prodotta dal basso, puntando sulla progressiva autosufficienza energetica di quartieri e frazioni, favorendo lo sviluppo delle comunità energetiche nelle loro varie espressioni
- Che il Comune di Ravenna faccia pressione sulla Regione affinché in tempi rapidi vengano discusse e approvate le proposte di legge d’iniziativa popolare che gran parte del movimento ambientalista regionale ha presentato già da tre anni e che giacciono tutt’ora nei cassetti dell’Istituzione regionale
- Che assieme al mondo associativo e alla società civile si formulino le proposte più adeguate per le aree idonee ad ospitare gli impianti rinnovabili
- Che Eni e Snam cessino di essere interlocutori largamente privilegiati dell’Istituzione comunale e divengano componenti della realtà sociale al pari di tutte le altre aziende e realtà imprenditoriali, limitando la loro pervasività di intervento nelle istituzioni culturali ed educative
- Che si dichiari la necessità che il settore dell’energia debba essere trasferito dall’ambito del profitto a quello dei beni comuni
Sulla base di questi punti, rivendichiamo che la società civile impegnata nella difesa dell’ambiente, della biodiversità, della libertà dal mortifero binomio fossile-guerra, nel contrasto alla catastrofe climatico-ambientale ed alla miseria energetica, sia riconosciuta come interlocutore stabile e costruttivo dell’Istituzione che Lei presiede.
Coordinamento ravennate Per il Clima- Fuori dal Fossile











