È quanto ha deciso ieri il governo spagnolo. Ovviamente i principali media non ne parlano.

Gli aerei statunitensi che intendono partecipare alla guerra contro l’Iran partendo dall’Inghilterra o dalla Francia dovranno in futuro aggirare lo spazio aereo spagnolo. La ministra della Difesa spagnola Margarita Robles ha dichiarato che la Spagna non intende sostenere questa guerra contraria al diritto internazionale.

Già all’inizio di marzo il governo Sánchez aveva vietato agli Stati Uniti di utilizzare le loro basi andaluse di Rota e Morón per attacchi o supporto logistico nella guerra contro l’Iran. Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno trasferito i loro aerei soprattutto alla base statunitense di Ramstein in Germania.

Mentre il telegiornale dell’ARD (radiotelevisione tedesca) ha riportato ieri la decisione del governo spagnolo, questa informazione mancava nel telegiornale della SRF (TV svizzera). Dalla banca dati dei media SMD risulta che oggi anche la «NZZ», il «Tages-Anzeiger» e altri media svizzeri tacciono sulla decisione spagnola.

Ciò è tanto più evidente in quanto l’agenzia di stampa SDA aveva già diffuso ieri mattina la notizia «La Spagna chiude lo spazio aereo agli aerei militari nella guerra in Iran».

Anziché riferire in primo luogo quanto viene effettivamente deciso o che è realmente accaduto, i grandi media riportano principalmente ciò che i politici delle parti in conflitto raccontano al pubblico. Sebbene sia importante anche sapere questo, è molto più rilevante ciò che viene effettivamente deciso e ciò che accade realmente, nonché il contesto militare, economico e culturale che ne sta alla base.

La Spagna è uno dei pochi paesi occidentali che prende sul serio la violazione del diritto internazionale da parte di Israele e degli Stati Uniti e agisce di conseguenza – anche a rischio di elevati dazi statunitensi.

«Operazione Epic Fury» o «guerra di aggressione»

I grandi media scrivono e parlano – giustamente – sempre della «guerra di aggressione russa». Tuttavia, per l’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran, che viola il diritto internazionale, evitano questo termine.

Il redattore della «NZZ» Georg Häsler, che ricopre anche la carica di colonnello di milizia dell’esercito svizzero, non definisce questa guerra come una guerra di aggressione, ma scrive anche oggi dell’«Operazione ‹Epic Fury›» – questo termine statunitense è analogo al concetto di «operazione militare speciale» dei russi.

Il capo di Häsler, Eric Gujer, non ha una grande considerazione del diritto internazionale e ha affermato: «Dobbiamo aspettare che un regime aggressivo superi una soglia evidente – o è legittimo agire in anticipo?»

In realtà, né gli Stati Uniti né Israele erano minacciati militarmente in modo diretto dall’Iran – gli impianti nucleari erano stati addirittura bombardati in precedenza – né la Russia era minacciata direttamente dalla NATO in Ucraina. Entrambe le guerre violano il diritto internazionale e sono quindi guerre di aggressione.

Rischioso, possibile o impossibile?

Le varie testate del gruppo editoriale svizzero Tamedia trattano oggi l’eventuale attacco all’isola petrolifera iraniana di Kargh e titolano: «Un’offensiva terrestre degli Stati Uniti è rischiosa, ma non impossibile». Non si parla di un attacco contrario al diritto internazionale.

Persino le voci che si impegnano almeno a favore del diritto internazionale umanitario trovano raramente spazio nei media svizzeri – la Svizzera è Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra. Come ha dichiarato il 29 marzo Mirjana Spojaric Egger, presidente del CICR, sui giornali Tamedia: «Affermazioni come “Attaccheremo su vasta scala le infrastrutture energetiche o gli impianti di desalinizzazione” non sono compatibili con il diritto internazionale umanitario. Chi attacca le infrastrutture civili, muove guerra ai civili».


Traduzione dal tedesco di Thomas Schmid con l’ausilio di traduttore automatico.

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