Si è inaugurato il 2 marzo alla Casa delle Donne di Milano, in dialogo con Elena Castellani (attivista di Assopace Palestina) e proseguirà fino al 14 marzo, con l’incontro conclusivo alla Casa delle Donne di Gallarate, il tour in Italia di Shahd Khader, giovane e preparatissima attivista della Working Women Society for Development.
Un tour reso possibile dalla Rete Radiè Resch, miracolosamente scampato alla cancellazione di tutti i voli causa guerra in Medio Oriente e fittissimo di incontri e appuntamenti tra varie situazioni in Lombardia, Toscana, Veneto… sperando che lo spazio aereo possa tornare praticabile in tempo per il previsto ritorno a Ramallah, dove Shahd vive.
Giovanissima (23 anni) Shahd ha raccontato ai tanti presenti all’incontro inaugurale del 2 marzo alla Casa delle Donne di Milano l’esperienza di estrema frammentazione, spossessamento, continuo assedio nei territori occupati. “Vivere sotto occupazione è la sola normalità che conosciamo. La strategia dell’occupazione è questa: rendere normale ciò che normale non è; farci digerire ciò che digeribile non è. L’umiliazione del continuo e pervasivo controllo a tutti i livelli, dai nostri spostamenti a tutto ciò che ci circonda: terre, proprietà, risorse, percorsi personali e professionali, tutto è costantemente sotto controllo – e di ogni cosa possiamo venir in ogni momento spossessati, senza alcuna accettabile motivazione. La nostra vita è totalmente nelle mani di chi ci occupa. Per questo è fondamentale il sostegno che ci arriva dalla Rete Radiè Resh, in termini di progetti, minime fonti di reddito che possono derivare per esempio da forme di lavoro cooperativo.”
In queste condizioni di estrema difficoltà per tutti, la condizione delle donne è sempre più dura. “Il ruolo della donna nella vita e nella resistenza palestinese continua ad essere fondamentale, in situazioni rese ancor più precarie dall’assenza di lavoro per gli uomini. Quando non succede che vengano detenuti, in regime di cosiddetta ‘detenzione amministrativa’ che non richiede neppure un capo d’accusa, né prevede alcuna assistenza legale, e che può prolungarsi per mesi o anni senza alcun contatto con i familiari. Nei campi profughi la gente non ne può più, l’unico pensiero è come riuscire a sfamare i propri figli.”
Alla violenza dell’occupazione si aggiunge dunque quella di sempre, di genere, patriarcale: difficoltà di vedere riconosciuti i più elementari diritti per esempio nei casi di successione patrimoniale; e non pochi gli episodi di violenza domestica, da parte di uomini, padri, compagni frustrati dalla cronica disoccupazione, oltre che dall’intollerabilità della situazione.
Dopo gli incontri di Milano (2 marzo alla Casa delle Donne) e di Lecco (4 marzo, alla Casa sul Pozzo), il tour di Shahd Khader proseguirà tra:
– Pisa, 5 Marzo, ore 21 al Circolo ARCI Alberone (Via Pasquale Pardi 199)
– Molino di Quosa (PI) il 6 marzo, ore 18 al Magazzino di Antonio (P.zza Martiri della Romagna 26
– Quarrata (PT) il 7 marzo, ore 17 presso la Sala consiliare del Comune (Via Vittorio Veneto 2);
– Udine, 9 marzo, ore 20.30, Circolo Nuovi Orizzonti (Via Brescia 3);
– Verona, 12 marzo, ore 20.30 alla Sala Africa dei Missionari Comboniani (Vicolo Pozzo 1);
– e infine Gallarate, 14 marzo, ore 18, alla Casa delle Donne (Via Torino 64).
Per ulteriori informazioni o dettagli circa la possibilità di contribuire ai progetti di Rete Radiè Resh in Cisgiordania: https://reterr.it











