Giovedì 13 febbraio 2026 alle 18
Spin Time, via Santa Croce in Gerusalemme, Roma

Il rischio di un indebolimento della democrazia costituzionale è il punto da cui prende avvio la mobilitazione contro la riforma della giustizia promossa dal ministro Nordio per il NO al referendum. Una riforma che, secondo associazioni, movimenti e organizzazioni sociali, non rappresenta un semplice intervento tecnico, ma incide in profondità sull’equilibrio dei poteri, sulle garanzie costituzionali e sulla possibilità stessa di esercitare il dissenso.

Di questo si discuterà giovedì 13 febbraio alle ore 18, allo Spin Time di via Santa Croce in Gerusalemme, durante l’assemblea pubblica “No alla riforma Nordio. Per difendere la Costituzione e l’agibilità dei movimenti sociali”, promossa da una rete ampia e trasversale di realtà civiche.

Al centro dell’incontro, la convinzione che la riforma rappresenti un passaggio critico per lo stato di diritto, capace di limitare l’autonomia della magistratura e di rafforzare meccanismi repressivi che colpiscono in particolare chi pratica conflitto sociale, attivismo e partecipazione collettiva.

Ad aprire i lavori sarà Gaetano Azzariti, costituzionalista dell’Università La Sapienza e presidente di “Salviamo la Costituzione”, che offrirà una lettura giuridica degli effetti della riforma, mettendone in evidenza i profili di incompatibilità con i principi fondanti della Carta costituzionale.

Seguiranno gli interventi di numerosi rappresentanti del mondo associativo, sindacale e studentesco. Tra questi Paolo Perrini di Spin Time Labs, Marino Bisso della Rete #NoBavaglioGianpiero Cioffredi di LiberaNatale Di Cola della CGIL Roma e LazioAnita Lancellotti della Rete degli Studenti MediGiulio Marcon di SbilanciamociAlfio Nicotra della Rete Italiana Pace e DisarmoGianluca Peciola della Rete A Pieno RegimeMarina Pierlorenzi dell’ANPICarlo Testini dell’ARCILorenzo Teodonio del Polo Civico Esquilino e Ilaria Vinattieri di UDU – Sinistra Universitaria.

Secondo i promotori, il referendum sulla giustizia non è una questione riservata agli addetti ai lavori, ma riguarda direttamente la qualità della democrazia e la possibilità per i cittadini di organizzarsi, manifestare e costruire pratiche solidali senza subire intimidazioni o criminalizzazioni.