Una strage dopo l’altra, nella giornata più sanguinosa dallo scorso ottobre. 32 palestinesi assassinati negli intensi bombardamenti israeliani di ieri sabato. In maggioranza anziani e bambini. Gli attacchi aerei hanno colpito una stazione di polizia a Sheikh Radouan e una casa a Nasr, a Gaza città, oltre ad una bomba incendiaria anti bunker sulle tende del campo sfollati di Mawassi, nel sud della Striscia.
L’artiglieria israeliana non ha smesso un momento di sparare contro i soccorritori. Stamattina, droni hanno sparato contro un ragazzo che stava riparando la tenda di famiglia, crollata a causa delle temperie.
La propaganda dell’esercito israeliano ha parlato di violazione della tregua da parte di Hamas, perché un’unità di combattenti, che era isolata da mesi nei tunnel, è uscita e si è scontrata con un gruppo di mercenari collaborazionisti. Un pretesto per violare la tregua e far saltare la riapertura del valico di Rafah.
Oggi infatti si apre in modalità di prova il valico di Rafah, nelle due direzioni di entrata e uscita. Da domani avverrà l’apertura ufficiale. Il valico sarà condotto, nel lato palestinese, da personale dell’Ue e agenti nominati dall’ANP. Rientreranno 50 palestinesi al giorno e potranno uscire 50 malati bisognosi di cura all’estero, accompagnati ciascuno da 2 parenti.
Israele per imporre il suo dominio ha costruito, nella zona occupata di Gaza a circa 500 metri dal valico, un ufficio per il controllo delle identità dei viaggiatori.
Ieri, 31 gennaio, invece, la protesta del sabato sera a Tel Aviv ha cambiato volto con l’ingresso massiccio dei palestinesi di cittadinanza israeliana arrivati da tutto il paese. Alla marcia solo bandiere nere e cori in arabo, ma ad accogliere il corteo nella piazza del Teatro Habima c’erano molti esponenti della sinistra israeliana ebraica, che hanno risposto all’appello per manifestare insieme contro l’indifferenza della polizia di Bin Gvir alla piaga della criminalità organizzata che affligge dall’interno la società palestinese di Israele.
La polizia ha chiuso non un occhio, ma tutt’e due contro la criminalità organizzata nelle città a maggioranza palestinese. Non solo, ma migliaia di collaborazionisti, trasferiti da Gaza in Israele tramite programmi di protezione, sono diventati essi stessi attori di spicco della criminalità organizzata mantenendo legami istituzionali con polizia e esercito israeliani. 252 cittadini palestinesi-israeliani uccisi nel 2025 e 25 vittime solo a gennaio, mentre la polizia di Bin Gvir è impegnata a supportare i coloni della Cisgiordania o a perseguitare i membri dell’opposizione in Israele.










