Prima hanno scritto a Valditara (ministro dell’istruzione e del merito), poi hanno lanciato una petizione per la libertà di insegnamento e una settimana di mobilitazioni (9/13 febbraio) in tutta Italia. Stiamo parlando dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e dei Docenti per Gaza.

A Catania, oggi, 14 febbraio, è stato organizzato un presidio, alle ore 17, in piazza “Umberto”.

Ultimamente nelle scuole sono, infatti, avvenuti tanti, troppi, episodi di censura (in provincia di Catania, a Paternò) che hanno fatto scattare l’allarme, unitamente all’avvio di procedimenti disciplinari nei confronti di docenti che non hanno accettato il silenzio imposto sul genocidio Palestinese.

Le due Associazioni hanno scritto, rivolgendosi al Ministro, “Comprenderà, quindi, il nostro stupore (e la nostra indignazione) di fronte alle ispezioni decise dal “Suo” ministero in seguito all’intervento, in alcune scuole, di un’alta carica dell’ONU [NdR Francesca Albanese]. Ispezioni apparentemente giustificate dalla necessità di verificare eventuali ipotesi di reato legate ad alcune dichiarazioni rilasciate dalla Relatrice Speciale.

Ispezioni che sono state immediatamente seguite da una circolare che alludeva alla necessità del rispetto del pluralismo che ha avuto come effetto immediato la cancellazione di diverse iniziative educative già programmate. Una censura, in evidente contrasto con l’art. 33 della nostra Costituzione, avvenuta, peraltro, senza neanche rispettare quanto previsto dalla normativa vigente (OOCC)”.

Sottolineando, in particolare, che la scuola non deve addestrare, ma promuovere un corretto metodo educativo in grado di sollecitare gli studenti a valutare argomenti diversi e a documentarsi per formare una propria opinione ragionata. In sostanza, educare non significa incoraggiare uno scontro fra opposte fazioni, ma imparare a contrastare pregiudizi e stereotipi.

All’infelice intervento del Ministro è seguita la campagna di Azione Studentesca (un gruppo giovanile legato a Gioventù Nazionale, quindi a Fratelli d’Italia) che, tramite un questionario, ha invitato studenti e studentesse a segnalare se hanno: “uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni”. Una gravissima schedatura di massa, cha si affianca alla più generale campagna di denigrazione della scuola pubblica statale (accompagnata, peraltro, da un continuo taglio delle risorse) che, al contrario, secondo le due Associazioni “Garantisce professionalità e pluralità di presenze, diversamente dalle scuole private (abbondantemente finanziate dal governo Meloni) che assumono il personale con criteri ben diversi tra i quali anche la omogeneità ideologica”.

Peraltro, quest’ultima iniziativa ricorda quanto avvenuto nel 2000, quando “Alleanza Nazionale, erede del Movimento Sociale Italiano, e Azione Giovani lanciarono una campagna pubblica contro gran parte dei manuali di storia diffusi nella scuola italiana, accusati di faziosità nel descrivere soprattutto gli avvenimenti legati alla Resistenza e alla caduta del nazi-fascismo. Non arrivarono a bruciare i libri, ma furono create delle pseudo-liste di proscrizione e quel clima intimidatorio favorì l’assalto di una libreria deturpando centinaia di copie di un libro di testo”.

Ancora una volta, perciò, in primo luogo il mondo della cultura si deve mobilitare perché non solo vengano bloccate censura e repressione, ma si ribadisca che la scuola è, e rimanga, “luogo di formazione del sapere critico, perché, nonostante il governo e i suoi pacchetti sicurezza, nelle nostre aule si continua a parlare di accoglienza operando per decostruire la paura del diverso e ogni forma di razzismo”.

Per leggere e firmare l’appello, promosso da docenti universitari e della scuola

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