Nel quartiere Cibali di Catania un grande polmone verde dimenticato rischia nuove edificazioni. Il comitato di associazioni e cittadini “Orti della Susanna” chiede che diventi un parco urbano pubblico.

A Catania, nel quartiere Cibali, è nato da pochi mesi il Comitato per la tutela degli Orti della Susanna, un’area verde di circa 18 ettari che fino alla metà del Novecento era una zona agricola coltivata, oggi in gran parte abbandonata e minacciata da possibili interventi edilizi.

Il nome “Susanna” resta di origine incerta, ma compare anche nella vicina via Susanna, suggerendo una radice storica comune. Il parco si estende lungo un perimetro – compreso tra via Martelli Castaldi e le vie Generale Cantone e Alvise Caldamosto – che forma una grande area rettangolare caratterizzata da terrazzamenti con muretti a secco, la cui arte è inserita nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO, canali di irrigazione ed edifici rurali utilizzati da chi un tempo lavorava proprio questa terra.

Gli Orti della Susanna presentano particolari caratteristiche geologiche ed etno-antropologiche con affioramenti di argille pleistoceniche e colate laviche di vari periodi. Quella del 1669, una delle più grandi in epoca storica che raggiunse anche Catania, ha formato una grotta di scorrimento lavico poi utilizzata come cava di terra rossa. Si tratta della grotta Lucenti, cavità antropica scavata per ricavare la ghiara, molto ricercata fino agli anni Sessanta come materiale di costruzione.

A queste ricchezze si aggiunge anche una biodiversità eccezionale. Nel parco si trovano specie vegetali erbacee e arboree o arbustive, alcune delle quali di pregio perché quasi scomparse nell’area cittadina, e anche rettili, piccoli mammiferi di specie protette, ed uccelli predatori come la poiana e il gheppio.

Resti della colata lavica del 1669. Foto di Filippo Timpanaro

Orti della Susanna tra incendi, vincoli e interessi edilizi

Oggi l’area, rimasta integra ed incontaminata, in equilibrio ecosistemico dopo il fallimento del progetto di Centro Direzionale, è in vendita per meno di cinque milioni di euro – in precedenza era valutata almeno quaranta milioni – e al momento non pare vi sia interesse da parte del Comune e della Regione ad acquistarla. La situazione catastale e amministrativa risulta abbastanza frammentata: di proprietà del Consorzio Centro Direzionale, ormai in liquidazione, indebitato con Sicilcassa, anch’essa in liquidazione, la vendita è sotto la vigilanza della Banca d’Italia.

L’obiettivo del Comitato è chiaro: impedire nuove edificazioni e restituire l’area alla città come grande parco urbano. Nel corso degli anni, la zona verde ha subito almeno due incendi, l’ultimo nel 2017, che ha distrutto quasi completamente la vegetazione arborea. «L’incendio non risulterebbe correttamente registrato nel Catasto del Soprassuolo, aprendo il rischio che, scaduti i termini di legge, si possa procedere a nuove costruzioni. Una porzione di circa 2 ettari sarebbe destinata alla costruzione di case popolari, un progetto che potrebbe favorire interessi privati più che rispondere a reali esigenze sociali», commenta Filippo Timpanaro, del Comitato Orti della Susanna.

Un parco “intoccabile” per gran parte della superficie

Secondo la proposta di vincolo avanzata dalla Soprintendenza, circa 10 ettari degli Orti della Susanna sono vincolati in zona A3, equiparabile a una porzione del Parco dell’Etna, quindi non edificabili. Anche la restante superficie è interessata da numerosi vincoli ambientali, geomorfologici e paesaggistici, che renderebbero l’edificazione complessa e poco conveniente, ma essendo classificata da un vincolo di livello 1 non è tutelata come dovrebbe.

Il Comitato Orti della Susanna, costituito da cittadini e cittadine, associazioni  – WWF, LIPU,  Legambiente,  Plastic FreeClean UpCatania Più Attiva, per citarne alcune –, professionisti, ha inviato alla Regione e alla Soprintendenza di Catania un documento sotto forma di “Osservazione”, frutto del lavoro degli architetti, geologi, ingegneri, agronomi e speleologi che fanno parte del Comitato.

Una parte degli Orti della Susanna. Foto di Filippo Timpanaro

Nel testo si sottolinea che “dagli studi e dai sopralluoghi effettuati, è emerso che tutta l’area ha caratteristiche comuni. Se ci sono, quindi, ragioni valide per imporre il massimo livello di tutela su una parte dell’area, è legittimo chiedere che lo stesso livello di tutela venga esteso alle parti, spesso contigue, che hanno le stesse caratteristiche. Verrebbe così garantito l’equilibrio ecosistemico attualmente realizzato, che va mantenuto come sistema unico”.

Nell’“Osservazione”, inoltre, vengono indicate con precisione le aree per le quali si propone l’ampliamento del vincolo di massima tutela e le aree per le quali si propone un vincolo intermedio, di livello 2. Zone in cui si potrebbero realizzare edifici di piccola volumetria da adibire “ad attrezzature di supporto e di complemento alla fruizione delle aree a livello di tutela 3”, inibendo “trasformazioni irreversibili e destinazioni urbanistiche diverse dal verde pubblico”.

«Una gestione pubblica del Parco affidato alla Regione Siciliana potrebbe contribuire alla riforestazione e alla manutenzione tramite il Corpo Forestale, al ripristino del sistema idrico sfruttando le falde e i corsi d’acqua sotterranei presenti nella zona. Ci sarebbero le condizioni per realizzare orti sociali e, in generale, il parco potrebbe diventare un presidio antincendio oltre che un’area di tutela della fauna con i rapaci e altre specie presenti stabilmente», commenta Filippo Timpanaro, uno degli attivisti del Comitato Orti della Susanna.

Orti della Susanna, un grande polmone verde per tutta la città

Con una superficie superiore a quella di Villa Bellini e Parco Gioeni messi insieme, i due parchi più grandi della città di Catania, l’area degli Orti della Susanna potrebbe migliorare la qualità dell’aria e offrire uno spazio fruibile tutto l’anno, soprattutto in estate quando le temperature sono roventi; all’interno si potrebbero creare percorsi pedonali e ciclabili alternativi e sicuri, e valorizzare tutto il quartiere Cibali. Il Comitato è molto attivo nella sensibilizzazione della società civile e in pochi mesi diversi appuntamenti hanno riunito e coinvolto oltre 200 persone. L’ultimo incontro, il 14 dicembre scorso, è stata un’occasione per molti e molte catanesi di conoscere, per la prima volta, questo meraviglioso scrigno di biodiversità.

Uno scorcio della casbah di Cibali

«Dopo la camminata al parco siamo andati alla casbah di Cibali, una cittadella di origine islamica situata nel cuore del quartiere che, se riqualificata, e alcuni giovani hanno cominciato a farlo, sarebbe un posto suggestivo e di vanto per la nostra città. Da lì ci siamo diretti verso il vecchio lavatoio e la circumetnea. L’obiettivo è integrare il parco con il resto della città. Tutte zone a cui lo stesso parco darebbe lustro. Il vero dramma è che le persone che abitano in zona, ma anche buona parte dei catanesi, non lo conoscono nemmeno», continua Filippo. Integrarlo darebbe nuova “aria” al quartiere, generalmente soffocato da una viabilità problematica che risulta ancora più congestionata durante le domeniche calcistiche del vicino stadio Cibali.

 Una sfida di consapevolezza

Secondo il Comitato, il vero ostacolo resta la mancanza di consapevolezza istituzionale sull’importanza del verde urbano in una città come Catania, sempre più colpita da caldo estremo e consumo di suolo. Un’area come gli Orti della Susanna non è un vuoto da riempire con il cemento, ma una risorsa da proteggere, e può diventare un bene comune per tutta Catania. Preservarlo, infatti, significa investire nel futuro della città, nella salute dei cittadini e nella qualità della vita dei quartieri. Un cuore verde che, sebbene sia circondato da palazzi, strade, negozi, mantiene un equilibrio sistemico da fare invidia e da cui, forse, dovremmo trarre ispirazioni.

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