Si è svolto per la prima volta anche a Bisceglie, in provincia di Barletta-Andria-Trani, l’Eirenefest, Festival del libro per la pace e la nonviolenza.

L’inaugurazione è stata il 3 maggio con un dibattito di approfondimento sulle tematiche della pace e della nonviolenza e delle guerre in atto, con interventi di Padre Alex Zanotelli, del Sindaco di Bisceglie, di Monsignor G. Ricchiuti, presidente nazionale di Pax Christi, della direttrice di Mosaico di Pace, Rosa Siciliano, e del Prof. Michele Lucivero dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università.

La mattina del 4 maggio si è tenuto il reading di poesie a cura di Maria La Bianca, del Presidio del libro di Bisceglie e del Club UNESCO di Bisceglie, presso il complesso Sant’Agostino Opera Don Uva alla Biblioteca dell’Isola che non c’è. Un nugolo di ragazzine e ragazzini della scuola media “svolazzanti”, ognuno con un foglio colorato in mano, sono stati accolti dalla poeta Maria La Bianca appena arrivata da Palermo.

Da lei viene la magia che scioglie l’ansia della scolaresca coinvolta nello scegliere da un cesto uno dei biglietti con le date a cui si riferiscono le poesie raccolte nel suo libro Con nome e cognome edito da Multimage. Ad ogni data corrisponde un ricordo, un evento, raccontato in versi di pace e di rabbia letti dalla stessa che li ha composti. Si sa, i ragazzi si annoiano facilmente, ma Maria li coinvolge chiamandoli ad alternare alla sua la lettura dei loro fogli colorati, scoprendo con sorpresa le composizioni dei piccoli poeti autori di rime baciate e così l’incontro si conclude con scroscio di applausi e foto di gruppo finale.

Nel pomeriggio si continua prima con un laboratorio creativo sull’ambiente, a partire dal libro di Mimmo Laghezza Mariolino va per mare, edito sempre da Multimage, con l’appassionato e preciso intervento di una giovanissima vegana, e poi con una tavola rotonda sulla militarizzazione della scuola, dell’università e della società civile, con interventi di Antonio Mazzeo, Laura Marchetti, che presenta la sua ultima fatica, Matria, per i tipi della Marotta&Cafiero, Giovanni Ricchiuti.

Anche qui tanti ragazzi e ragazze per lo più del liceo Statale Da Vinci di Bisceglie. Ad alcuni di loro è stato affidato il compito di introdurre e moderare gli incontri, presentare e intervistare gli ospiti. Alla fine intervengono anche gruppi universitari dei collettivi OSA e Cambiarerotta. Raccontano le loro azioni disobbedienti affinché il rettorato dell’Università di Bari non firmi, anzi esca definitivamente dai protocolli d’intesa con Israele e da ogni progetto relativo a tecnologie su armamenti promossi dall’industria Leonardo.

Si discute del processo di guerra sempre più pesante e permanente, della militarizzazione nel sociale, spinta anche attraverso atti formali sottoscritti tra il Ministero della Difesa e il Ministero dell’Istruzione sia a livello nazionale che provinciale e regionale, dove gli attori sono gli Uffici Scolastici locali con i quali sono state istituzionalizzate le attività delle forze armate dentro le scuole di ogni ordine e grado, in tutte le aree geografiche del territorio nazionale, ma anche dentro le Università italiane, come racconta nel suo libro La scuola va alla guerra, Manifestolibro, Antonio Mazzeo.

Modalità di intervento invasive e pressanti che sostengono politiche di guerra anziché di pace. L’invito è a disubbidire, rompere ogni indugio in un momento così drammatico che ci costringe a ripensare e rivedere i percorsi messi in pratica. Riconoscere le radici di odio e di aggressività che connotano la società civile e le scuole per costruire invece un nuovo linguaggio e un nuovo racconto liberato dal patriarcato, inteso non solo come assoggettamento della donna all’uomo ma anche dei giovani ai vecchi. Le guerre infatti sono fatte dai vecchi che mandano a morire i giovani.

Il 5 mattina, altri incontri e tra questi il workshop dal titolo “La gestione del conflitto: passi verso la cultura del consenso” tenuto dal collettivo Ziwanda e da Amnesty International. Si è riflettuto su quali sono gli approcci al conflitto, si è dato vita e si sono sperimentate ipotesi di risoluzione condivisa, attraverso pratiche ludico-laboratoriali terminate con la creazione di un testo poetico collettivo.

Dopo un pomeriggio ancora ricco di confronto intorno a due testi, Piccolo prodigio di luce, racconto di Don Tonino Bello, e La luna nelle baracche di Alberto Manzi, il Festival si è concluso con una serata dedicata alla Palestina: dalla proiezione di cortometraggi del progetto di cinema itinerante Nazra Palestine Short Film Festival al concerto di musica popolare palestinese.
Al primo piano del Castello è stata allestita anche l’esposizione fotografica “Gaza” di Saher Alghorra, fotoreporter dalla Striscia di Gaza.

Riportiamo, infine, qui il testo del collettivo ZIWANDA BISCEGLIE, che ha costituito la traccia del workshop sulla gestione del conflitto, poichè può costituire un utile strumento di lavoro per nuovi laboratori esperienziali nonviolenti.
Mediazione – linee guida generali. Giovanni Scotto Università di Firenze (giovanni.scotto@unifi.it)
I. PRESTARE ATTENZIONE ALLE INTERAZIONI TRA LE PARTI
Concentrarsi sul “qui” e “ora”. Adottare un atteggiamento di ascolto attivo.
II. ESPANDERE LO SPAZIO PER L’AZIONE COSTRUTTIVA
Conoscenza e analisi: Le parti esplorano la realtà del conflitto, i temi e il contesto più ampio; il passato e il futuro possibile; obiettivi, interessi, bisogni, percezioni e visioni del mondo di sé e dell’altro; i possibili effetti delle proprie decisioni.
Autoconsapevolezza: Le parti esplorano e comprendono i propri interessi e bisogni, la percezione che hanno di sé e la propria visione del mondo; comprendono i costi di differenti corsi di azione.
Empowerment: Le parti riacquistano la capacità di decidere per se stesse, di riflettere sulle diverse opzioni che hanno, di assumersi responsabilità per le conseguenze delle proprie decisioni.
Riconoscimento: Le parti iniziano a vedere nel proprio avversario un essere umano, ne vedono le legittimità della sua esistenza, delle sue percezioni, interessi e bisogni. Lo spostamento dal senso di impotenza all’empowerment precede lo spostamento dall’autoreferenzialità al riconoscimento.