Sospesi i fogli di via obbligatori comminati a quattro attivisti di Extinction Rebellion dal Questore di Torino per la manifestazione svoltasi all’Oval di Lingotto, a dicembre 2023, in occasione dell’Aerospace and Defence Meeting. Negli atti del TAR, riportate anomalie procedurali e assenza di motivazioni valide.

Dopo l’archiviazione delle denunce, sospesi anche i fogli di via obbligatori comminati a quattro attivisti di Extinction Rebellion dal Questore di Torino. Il 29 novembre 2023, sette persone si erano calate dal tetto dell’Oval Lingotto, con corde e imbraghi, appendendo un grande striscione con scritto “Qui si finanzia guerra e crisi climatica”, per contestare l’Aerospace and Defence Meeting. In nove erano stati trattenuti in Questura per ore, dove venivano prese loro le impronte digitali e fatte le foto segnaletiche, per essere poi rilasciati con denunce per sei capi di imputazione, archiviate a fine gennaio, e quattro fogli di via, che li hanno costretti a lasciare la città entro 24 ore.

Extinction Rebellion aveva subito fatto ricorso per contestare l’illegittimità del provvedimento. Un’ordinanza del tribunale Amministrativo di Torino ha adesso disposto “la sospensione dell’efficacia” dei fogli di via, primo passo verso l’annullamento, che verrà però discusso tra quasi un anno, a gennaio 2025. Le motivazioni dei giudici sottolineano “anomalie procedurali, che non corrisponderebbero ad alcun atto tipico di polizia giudiziaria né a una corretta instaurazione di un contradditorio”.

Il foglio di via, reintrodotto nell’ordinamento italiano ai sensi della legge 159/2011 per il contrasto alla criminalità organizzata, è previsto per coloro che sono “abitualmente dediti a traffici delittuosi” o che per “il loro comportamento debbano ritenersi, sulla base di elementi di fatto un pericolo per la sicurezza”. Si tratta di un provvedimento dato dal Questore, con amplissima discrezionalità, che ha effetti immediati e sconvolgenti sulla sfera giuridica e personale. Proprio per queste ragioni sarebbe prevista un’attenta indagine sugli elementi che ne giustificano l’adozione. Indagine che, secondo il giudici torinesi, in questo caso sarebbe mancata.

L’ordinanza si sofferma inoltre sul merito del provvedimento. I giudici sottolineano come “la pericolosità viene paventata in termini del tutto astratti” e come “l’ordinamento democratico – costituzionale tollera manifestazioni puramente dimostrative, da ascriversi alla manifestazione del pensiero là dove non abbiano comportato rischio di danno a persone o cose”. Insomma, non si tratta di pericolosi criminali, ma semplici cittadini che, sebbene in maniera molto vistosa, esercitano il proprio diritto a manifestare.

Un diritto che, nel caso degli attivisti climatici, è sempre più spesso messo in discussione, anche nella democratica Europa. Il rapporto dell’ONU, pubblicato a fine febbraio, chiede ai paesi europei di porre fine alla repressione e alla criminalizzazione delle proteste pacifiche degli ambientalisti, definendo le politiche attuate finora contro gli attivisti climatici una minaccia verso la democrazia e i diritti umani. “In queste ultime settimane si è molto dibattuto sul diritto di manifestazione. Le manganellate di Pisa sono state lette da più parti come un modo per intimidire e dissuadere dallo scendere in piazza – dichiara Extinction Rebellion – Ma quella è solo la punta dell’iceberg. I fermi identificativi di ore, le multe, le denunce pretestuose, i fogli di via … sono tutte pratiche che la polizia usa regolarmente per spaventare, per isolare, per criminalizzare chi manifesta. E che portano via tanto tempo e denaro. Per difenderci dalle denunce e dai fogli di via degli ultimi mesi abbiamo già speso 20 mila euro. Per accuse che cadono e fogli di via che vengono dichiarati illegittimi”.

Manifestare dissenso è il sale della democrazia. Questo i giudici sembrano averlo chiaro, un po’ meno il Ministero degli Interni e della Difesa.