Nel cuore della Marina, a Cagliari, è presente una biblioteca che ospita libri in tantissime lingue, nata per offrire alle persone migranti un’occasione di incontro e di scambio culturale. Nel 2011, su iniziativa delle associazioni Genti de mesu, La Malince e Karalettura, è diventata anche una biblioteca di piazza grazie a un progetto dedicato alle donne dell’Europa dell’Est. Ce ne parla Francesca Casula, cofondatrice dell’associazione Karalettura.

La biblioteca Karalettura nasce con l’intento di offrire un luogo di scambio culturale ai cagliaritani e ai numerosi stranieri residenti nel quartiere Marina. Un fatto avvenuto a grande distanza da Cagliari ne ha poi segnato l’evoluzione: dalla dissoluzione dell’Unione Sovietica, avvenuta nel 1991, è cominciata una migrazione – soprattutto femminile – verso il nostro Paese. Donne russe, bielorusse, ucraine, moldave, kirghise, ma anche rumene, si sono spostate in cerca di lavoro, trovandolo all’interno delle famiglie italiane come badanti o collaboratrici domestiche. Al pari di molte altre città, anche Cagliari è da allora meta di tali migrazioni.

Una presenza per certi versi invisibile, che però non ha lasciato indifferenti i mediatori di pace di Genti de mesu, le psicologhe de La Malince e gli appassionati lettori di Karalettura. «Abbiamo immaginato quanto dovesse essere difficile per queste donne trovarsi in una realtà tanto diversa dalla loro, peraltro con una conoscenza scarsa o nulla dell’italiano e senza avere neppure un libro da leggere», racconta Francesca Casula. «Da questa consapevolezza è nata l’idea di inclusione, di offrire il conforto della lettura con testi nella loro lingua, che sono stati anche il mezzo per socializzare e farle sentire accolte».

Selezione di libri e film della biblioteca

LA BIBLIOTECA, VEICOLO DI INCLUSIONE SOCIALE

fondi per far partire l’iniziativa e acquistare i primi libri in cirillico arrivarono grazie a un progetto regionale. A quel punto si dovette affrontare l’ostacolo più grande: farla conoscere alle potenziali lettrici a cui era rivolta. «Il primo approccio è avvenuto nel 2011 in piazza Ingrao, a due passi da via Roma, dove le donne dell’Est si incontravano nel loro giorno libero. Abbiamo allestito un tavolo con i libri e subito sono arrivati i primi riscontri. Si è creata una comunità di lettrici che ha apprezzato moltissimo l’iniziativa, usufruendo con continuità del servizio di prestito».

Una volta terminati i fondi regionali, le attività sono proseguite nella sede dell’associazione Karalettura, in vico del Collegio, ospitata in un locale concesso in comodato d’uso gratuito dalla Congregazione del Santissimo Sacramento nella Marina Onlus. «Per le nostre utenti è un’oasi, spesso vengono anche solo per parlare – spiega Casula – mostrando una gratitudine non scontata. Sanno che siamo volontarie, che non parliamo le loro lingue, che non abbiamo soldi per acquistare libri nuovi, ma percepiscono le intenzioni con cui viene fatto tutto questo.»

DALLA PANDEMIA ALLA GUERRA

Nel 2020 anche la biblioteca multiculturale Karalettura ha dovuto chiudere le proprie porte a causa della pandemia. Con l’invasione russa dell’Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, le volontarie hanno pensato che fosse più importante che mai riaprire quello spazio. «La biblioteca è sempre stata un luogo di incontro e di conversazione, oltreché di prestito librario. Abbiamo quindi ripreso a offrire un supporto, anche psicologico. C’è qualche resistenza al riguardo, ma le persone hanno bisogno di parlare, di sfogarsi, e vengono da noi anche per questo».

Il conflitto ha cambiato persino le scelte in fatto di letture: «Già con la guerra del Donbass nel 2014 le ucraine hanno iniziato a chiedere libri nella loro lingu, mentre prima leggevano soprattutto in russo», spiega Casula. Inoltre, con l’invasione del 2022, non sono mancati i momenti di tensione tra persone delle due nazioni. «Le reazioni sono varie, ma sempre soggettive. Rispetto allo scorso anno va un po’ meglio e in alcuni casi non sono mancati gesti amichevoli tra russi e ucraini».

UN SERVIZIO CONDIVISO

Con l’inasprirsi della guerra in Ucraina sono arrivati in Sardegna anche molti rifugiati. Alle donne fruitrici della biblioteca si sono quindi aggiunti anche gli uomini. Per il momento non è invece frequentata da giovani lettori: «Gli spazi e gli arredi che Karalettura ha disposizione non sono pensati per i bambini – dice Casula – ma abbiamo fornito libri, acquistati o ricevuti in dono dall’Associazione Librai Italiani e da Confcommercio, ai piccoli ospitati nelle case di accoglienza. Spesso sono le stesse utenti della biblioteca a fare da referenti e a portarglieli».

L’apprezzamento per Karalettura si è manifestato anche in altri modi. «Nel tempo abbiamo ricevuto moltissime donazioni e spesso sono le lettrici stesse a regalarci i loro libri, soprattutto quando lasciano la Sardegna per tornare a casa». Il numero e la varietà di titoli è cresciuto negli anni, così come le lingue ospitate. La biblioteca Karalettura è nata per essere multiculturale e la scelta del quartiere Marina, che più di altri vive l’incontro di popoli, etnie, lingue, non è casuale. «Abbiamo anche molti titoli in italiano, ma la cosa bizzarra è che per ora non è frequentata dai cagliaritani».

UNO SGUARDO AL FUTURO

Pur con le difficoltà che ogni servizio basato sul solo volontariato comporta, non mancano le buone intenzioni e gli obiettivi per il futuro. «Il primo, una vera e propria necessità, è trovare una sede più ampia che non ci costringa a rinunciare a dei libri, come invece facciamo periodicamente», afferma Casula.

Proprio la scorsa settimana, la biblioteca è stata aperta non solo per il servizio di prestito, ma anche per regalare una serie di titoli in italiano e liberare spazio.

«Il secondo obiettivo è trovare nuovi volontari che ci permettano di aprire la biblioteca ogni settimana. Al momento non riusciamo perché siamo pochi e abbiamo tutti un lavoro, ma è un servizio sociale e culturale molto importante, ci dispiace non poterlo erogare con continuità». Un appello che non deve rimanere inascoltato: inclusione e accoglienza sono, al pari della cultura, pilastri per costruire un futuro migliore. E i libri, come ricorda Casula, «sono strumenti di pace».

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