Quando la montagna partorisce un topolino e per giunta armato. Il presidente della Regione Sicilia, l’on. Nello Musumeci, lo ha definito un provvedimento di portata storica che “pone sotto tutela una preziosa porzione del territorio dell’Isola” consentendone la “valorizzazione sostenibile anche se non ingessata”. Si tratta della delibera approvata dalla Giunta regionale il 5 novembre 2021 per l’istituzione della Riserva Naturale di Punta Bianca e Scoglio Patella (provincia di Agrigento), e il suo inserimento nel Piano dei parchi e delle riserve siciliani.

Meno nota ma per tanti aspetti simile alla vicina Scala dei turchi, Punta Bianca è un suggestivo sperone di roccia calcarea che degrada verso le calette di sabbia bianco-corallina e su un mare color verde smeraldo, a una decina di km ad est della città di Agrigento e della Valla dei Templi, patrimonio dell’umanità UNESCO. Uno degli ultimi paradisi paesaggistici e naturalistici della Sicilia, fragilissimo dal punto di vista idrogeologico, che da decine e decine di anni le associazioni ambientaliste chiedono di proteggere e vincolare.

La scorsa estate la nota modella e showgirl argentina Belén Rodríguez ha scelto le falesie di Punta Bianca per un book fotografico. “È un luogo meraviglioso ed unico, che meriterebbe una migliore valorizzazione, in senso turistico e ambientale”, ha scritto Belén sul suo profilo Facebook. “In questa zona insiste da 63 anni un poligono militare, le cui esercitazioni stanno distruggendo i luoghi e le strade di accesso, bloccando la fruizione turistica, mentre le associazioni ambientaliste locali aspettano da 25 anni che sia riconosciuta dalla regione Sicilia quale riserva naturale. Vorrei finire con un appello al presidente Musumeci, affinché istituisca la tanto agognata riserva naturale”.

Ed ecco due mesi dopo la delibera della Giunta Musumeci su proposta dell’Assessore per il territorio e l’ambiente, Salvatore Cordaro. “L’area di Punta Bianca e Scoglio Patella, estesa circa 300 ettari, ricadente nei territori comunali di Agrigento e Palma di Montechiaro, è già stata identificata di notevole interesse pubblico con il decreto del 13 aprile 2001 dell’Assessorato regionale dei beni culturali, ambientali e della pubblica istruzione, e presenta caratteristiche naturalistiche e litologiche di rilevante valenza”, si legge nell’atto amministrativo del 5 novembre 2021.

Più di vent’anni dunque per avviare l’istituzione della riserva: meglio tardi che mai verrebbe da dire, peccato però che ben poco resta oggi in termini di territorio da proteggere rispetto alla proposta originaria. Associazioni ambientaliste e Soprintendenza di Agrigento avevano chiesto infatti di vincolare l’intera area costiera compresa tra la Foce del Vallone di Sumera e il Castello di Montechiaro (estesa in lunghezza per Km. 7 circa e che si allarga in profondità, nella sua massima penetrazione, a circa 3 Km.), includendo al suo interno il maledetto poligono di “Drasy” utilizzato per le esercitazioni a fuoco dei reparti e dei mezzi pesanti dell’Esercito italiano e dei marines USA di stanza nella stazione aeronavale di Sigonella.

Nella mappa di riperimetrazione della Riserva Naturale di Punta Bianca e Scoglio Patella della Giunta Musumeci la superficie da proteggere è stata ridotta di almeno cinque volte; le zone A, quelle con vincoli stringenti, sono tre piccole strisce di terra interrotte e distanti l’una dall’altra. E scandalosamente è rimasto fuori dalla riserva proprio il famigerato poligono di guerra. (1) Insomma un vero e proprio provvedimento truffa che legittima e consolida il via vai di blindati e carri armati e la prosecuzione delle cannonate a poche centinaia di metri da uno dei luoghi più incantevoli del Mediterraneo.

Cannonate tutti i giorni feriali, dalla mattina sino a sera

E così si continua a sparare e pesante nel comprensorio di Punta Bianca. Lo scorso 17 dicembre la Capitaneria di Porto di Porto Empedocle ha emesso l’ordinanza con il calendario delle esercitazioni al poligono di “Drasy” per il primo semestre 2022: saranno svolte tutti i giorni escluso i sabati e le domeniche, ininterrottamente dalle 8 di mattina alle 20 di sera, nei mesi di gennaio, febbraio, marzo, aprile e sino al 13 maggio. Per tutto questo periodo, nell’area demaniale compresa tra la riva di levante del fiume Naro e Punta Bianca, nonché nel tratto di mare antistante, sono espressamente vietati la navigazione, la pesca, l’ancoraggio, il transito, la sosta, la balneazione, il sorvolo (a quota inferiore a 150 metri) e ogni altra attività di superficie e subacquea.

“Le esercitazioni militari saranno effettuate con l’utilizzo di armi da fuoco portatili, di reparto, sistemi d’arma c/c, cannoni da 105/51,105/52 e 25mm, lancio di bombe a mano”, specifica la Capitaneria di Porto. “Soltanto in caso di impiego dei cannoni da 25 mm con munizionamento APDS-T (perforanti a distacco di Sabot traccianti) e TP-T (da addestramento traccianti) le ordinanze di sgombero per i suddetti giorni dovranno essere riferite alla zona di mare delimitata”. Per comprendere il potenziale impatto dei sistemi di guerra utilizzati, è opportuno sapere che le munizioni APDS-T vengono usate “contro obiettivi al suolo” per perforare corazze di 25 mm di spessore alla distanza di un paio di km.. Nelle munizioni APDS-T e TP-T viene inoltre utilizzato propellente alla nitrocellulosa, un composto chimico con enormi proprietà infiammabili-esplosive.

I video prodotti da Mareamico, l’associazione di Agrigento che più si è spesa per l’istituzione della riserva, documentano le devastanti incursioni dei militari nell’area di Punta Bianca. Carri armati che si inseguono tra le collinette alzando nubi di polvere, colpi di cannone che producono immense buche e crateri, i bombardamenti ossessivi e ripetitivi contro il mare all’orizzonte, gli assordanti boati delle esplosioni udibili ad Agrigento, Porto Empedocle e Favara. E poi, dopo i folli giochi di morte, le immagini dei bossoli e dei residui di munizioni disseminati ovunque nel terreno, sempre più arido e contaminato.

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