Al Presidente dell’Ordine dei Medici di Torino Dottor Giustetto

I CPR (Centro di Permanenza per il Rimpatrio, un tempo noti come CPT, poi CIE) sono stati istituiti nel 1998 dalla legge Turco-Napolitano e poi riformati dalla Bossi-Fini. Sono strutture dove vengono reclusi migranti in attesa di rimpatrio coatto sulla base di un semplice atto amministrativo, esclusivamente perché “irregolari”.
Da anni vengono denunciate da diverse associazioni territoriali, nazionali ed internazionali le condizioni delle persone migranti trattenute che non godono neanche di diritti minimi (Rapporto di Medici Senza Frontiere del 2009, Lager italiani di Marco Rovelli, Il Libro nero del CPR di Torino dell’ASGI, solo per citare alcuni esempi).
Già nel 2009 veniva evidenziata la mancanza di una cartella clinica e dell’anamnesi all’ingresso; gli ambulatori risultavano sporchi, privi di carrello per le emergenze, poco forniti di farmaci, dei quali quasi tutti psicofarmaci. Inoltre veniva segnalata difficoltà di chiamare il personale in caso di malessere.
E’ quello che è avvenuto nel 2008, nel CPR di Torino, a Fatih Manai, un giovane nordafricano, morto senza che nessuno sia andato in suo soccorso, nonostante le grida provenienti anche dagli altri reclusi. Stessa triste sorte è toccata a Faisal, l’8 luglio del 2019.
Il personale medico dipendente non copre che un’esigua fascia oraria, non vi è la possibilità da parte dei reclusi e nemmeno dei loro avvocati di far entrare un medico di fiducia o uno specialista o di ottenere una visita presso un ambulatorio ASL; gli invii al Pronto Soccorso sono rari e sono a totale discrezione del personale.
La gestione attuale è affidata, senza alcuna trasparenza, ad un ente privato (GEPSA) in accordo con la prefettura e gli aspetti sanitari sono curati da medici dipendenti da GEPSA stesso.

Il 9 Marzo 2021 gli iscritti e le iscritte all’Ordine dei Medici di Torino hanno ricevuto una proposta di collaborazione volontaria all’interno del CPR di Corso Brunelleschi per sopperire ad una dichiarata carenza di personale e, più in generale, di assistenza sanitaria. Tale accordo, stipulato con Prefettura e GEPSA, prevede che l’Ordine si faccia carico della promozione dell’iniziativa e della selezione di personale volontario tra i propri iscritti, che avrebbe il ruolo, tra gli altri, di coadiuvare i/le dipendenti nell’attività di compilazione delle cartelle, nelle valutazioni di idoneità sanitaria alla “vita in collettività” (non si fa cenno alla condizione di detenzione), nella somministrazione di farmaci e in eventuali visite specialistiche.

Dell’ultima morte avvenuta nel CPR di Torino a fine maggio, non si conosce ancora molto. Quel che è certo è che il ventitreenne Moussa Balde era stato vittima di un violento pestaggio solo qualche settimana prima a Ventimiglia. Un aggressione brutale, peraltro ripresa in un video apparso su tutti i media. Moussa è stato ricoverato all’ospedale di Bordighera ma una volta dimesso, invece di proseguire le cure, è stato trasferito nel CPR di Torino e messo in isolamento. L’avvocato del ragazzo ne ha raccontato le ultime disperate riflessioni: “Non riesco più a stare rinchiuso qui dentro: quanto manca per farmi uscire? Perché sono stato rinchiuso?”. Due giorni dopo si è tolto la vita annodandosi un lenzuolo al collo.
Come lavoratrici e lavoratori della sanità, in particolare di un Servizio Sanitario Nazionale che dovrebbe garantire il diritto alla salute per tutte e tutti, siamo sconcertati e pieni di rabbia per questa ennesima morte. Ed il silenzio dell’Ordine dei medici a riguardo, proprio pochi mesi dopo l’accordo in questione, crediamo sia vergognoso.

Riteniamo che la richiesta di intervenire su base volontaria sia inaccettabile.
Pur nel contesto di una detenzione arbitraria in un luogo che dovrebbe essere abolito, riteniamo che, per lo meno, debbano essere soddisfatti una serie di requisiti affinché il diritto alla salute sia effettivamente tutelato.
Tra questi, ci pare fondamentale che tutti gli aspetti sanitari siano gestiti da personale dipendente del SSN, selezionato mediante concorso pubblico e non “filtrato” da prefettura e, men che meno, da un’azienda privata. Le richieste di accesso alle strutture sanitarie pubbliche esterne devono essere garantite e valutate da personale medico e infermieristico del SSN e non vagliate da personale di polizia o di sorveglianza.
Chiediamo inoltre che in merito a questi luoghi vi sia la più totale trasparenza riguardo alla struttura ed al suo funzionamento. A tale proposito è necessario che vi siano commissioni sanitarie a controllo delle strutture, dei protocolli sanitari e di gestione e che tali informazioni siano pubbliche ed accessibili.

Chiediamo che l’ordine dei Medici di Torino esca dal silenzio, faccia tutto ciò che è necessario affinché sia fatta completa luce sulla morte di Moussa Balde, riveda i termini di un accordo che si pone in continuità con la fin qui scellerata gestione del CPR di Torino.
L’ordine dei medici in quanto ente che nel suo giuramento si propone di perseguire la tutela della salute fisica e psichica, il trattamento del dolore e il sollievo dalla sofferenza nel rispetto della dignità e libertà della persona non può per definizione accettare l’esistenza dei CPR, e dovrebbe formalmente schierarsi per la loro abolizione.

Per il diritto alla salute delle e dei migranti.

Seguono 121 firme di cui 86 medici e 8 infermieri iscritti ai rispettivi ordini

Associazioni/gruppi aderenti

Microclinica Fatih
Find the Cure Italia onlus
Gruppo Abele
Polisportiva Popolare Pavese APS

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