OMS: L’immunità di gregge non è etica

19.10.2020 - Countercurrents

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

OMS: L’immunità di gregge non è etica
Foto dell'OMS

 

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha criticato l’idea di una semplice diffusione del Covid-19 nella società, definendo la cosiddetta “immunità di gregge” un approccio “non etico” per combattere la pandemia.

“Mai nella storia della salute pubblica, l’immunità di gregge è stata utilizzata come strategia per rispondere a una epidemia, tanto meno ad una pandemia” afferma il Direttore Generale dell’OMS Tedros Ghebrevesus, durante una riunione virtuale lo scorso lunedì, definendo l’idea non etica.

Tedros ribadisce che l’immunità di gregge di un virus solitamente si raggiunge quando la maggior parte della popolazione (l’80% nel caso della poliomielite) è vaccinata, non quando è esposta volontariamente al virus.

In molti Stati, la stragrande maggioranza della popolazione resta suscettibile al virus” e aggiunge che “consentire a un virus pericoloso che non conosciamo appieno di circolare liberamente è semplicemente non etico e non è un’opzione.”

Le parole di Tedros arrivano pochi giorni dopo che il Dr. David Nabarro dell’OMS ha messo in guardia i leaders mondiali dall’utilizzo del lockdown come “metodo di controllo primario” contro il virus.

Nabarro ha spiegato che il lockdown permette ai sistemi sanitari di guadagnare tempo per “riorganizzare, riordinare, [e] ribilanciare le proprie risorse” e ha conseguenze economiche disastrose che peggiorano la povertà e la disuguaglianza nella società.

L’OMS non è sempre stata contraria al lockdown: difatti, sin dall’emergere della pandemia, ha ribadito che avrebbe solo bloccato temporaneamente la diffusione del virus, a meno che non fosse stato accompagnato da un sistema adeguato di isolamento e tracciamento dei contatti.

Inoltre, ha sconsigliato le restrizioni di viaggio a Gennaio e Febbraio. 

In ogni caso, una quarantena localizzata è lo strumento attualmente usato per cercare di controllare il virus che si sta diffondendo rapidamente. 

Gran Bretagna

In Gran Bretagna, lo scorso lunedì, il Primo Ministro Boris Johnson ha annunciato un sistema a tre livelli di allerta nelle restrizioni locali, in base all’andamento del virus nelle diverse aree. Allo stesso tempo, la settimana scorsa, il governo francese ha dichiarato che alcune restrizioni locali rimarranno in vigore almeno fino alla fine del 2020.

Irlanda

In Irlanda, gli infettivologi hanno avvertito l’opinione pubblica che Dublino potrebbe vivere in lockdown per anni, anche se fonti ufficiali non hanno ancora rilasciato affermazioni così audaci.

Ad esempio, in Irlanda attualmente si registrano più di 6.600 pazienti affetti da coronavirus – con circa 32.000 casi registrati in totale dall’inizio della pandemia. Mercoledì, gli esperti della salute irlandesi hanno avvertito che si potrebbe andare incontro ad un “crescita esponenziale” dei casi e tutti sono chiamati ad “agire immediatamente per interrompere la catena di trasmissione del virus”.

Svezia

Non tutti gli Stati hanno avuto lo stesso approccio. In Svezia, il governo non ha mai imposto il lockdown e, nonostante il numero dei positivi sia aumentato nelle ultime settimane, il numero dei morti rimane molto basso, con nessun caso riportato dallo scorso venerdì.

Ciò nonostante, il numero dei morti è stato elevato all’inizio della pandemia, con la maggior parte dei casi all’interno delle case di riposo.

In tutto il mondo, si sono registrati quasi 38 milioni di casi di Covid-19, con più di un milione di morti.

USA

Gli Stati Uniti hanno visto il numero più alto di casi e di morti nel mondo, con rispettivamente 7,7 milioni di positivi e 215.000 morti.

L’OMS avverte sulla situazione del Covid-19 “molto grave” in Europa

Un mese fa, l’OMS ha affermato:

l’Europa sta affrontando una “situazione molto grave” con “dati allarmanti” sulla diffusione del coronavirus.

Il numero dei nuovi casi di Covid-19 ha superato il picco osservato durante la prima ondata che ha colpito il continente ad inizio anno, secondo quanto affermato dal Direttore Regionale dell’OMS Hans Kluge, lo scorso giovedì.

Hans Kluge ha affermato che:

Ad oggi, i casi settimanali superano quelli riportati durante il primo picco della pandemia a marzo, in Europa. La settimana scorsa, il report settimanale regionale ha largamente superato i 300.000 pazienti”

Più della metà degli Stati Europei hanno riportato un incremento superiore al 10% di nuovi casi di coronavirus nelle ultime due settimane, mentre 7 di loro hanno registrato un aumento di più del doppio, sostiene il Direttore, il che rende necessario agli Stati imporre nuovamente misure di lockdown il prima possibile.

In primavera e in estate, siamo riusciti a vedere l’impatto di un lockdown severo. I nostri sforzi, i nostri sacrifici ci hanno ripagato. A giugno, i casi hanno toccato il minimo storico. Mentre, il numero dei casi di settembre deve servire a tutti noi come un campanello di allarme”, ha sottolineato.

Anche quei Paesi che sono stati relativamente risparmiati dalla pandemia hanno osservato un forte aumento di casi positivi.

Secondo un esperto, l’Irlanda potrebbe essere bloccata al livello 3 delle restrizioni per il Covid-19 per CINQUE anni

Secondo un esperto di malattie infettive, l’Irlanda potrebbe essere bloccata al livello 3 delle restrizioni da tre a cinque anni. Il professore McConkey ha affermato a Katie Hannon di RTE Radio 1 che se il paese continuerà così, le restrizioni sulla salute pubblica potrebbero proseguire per i prossimi cinque anni.

In Irlanda, i dati relativi al coronavirus sono aumentati nelle ultime settimane, mentre la seconda ondata si è abbattuta su tutto il paese, con migliaia di nuovi casi riportati nella Repubblica questa settimana e più di mille in un solo giorno a nord del confine, venerdì.

Ha affermato: “Se vogliamo venirne fuori nel modo più confortevole e veloce possibile, credo che dovremmo imporre più restrizioni. 

Il livello 3 a Dublino si sta stabilizzando, mentre i casi stanno aumentando nel resto della nazione.

Restare dove siamo non è il massimo. Ogni 600 casi, si registrano 5 o 6 morti”

Aggiunge: “Non credo che sia una buona idea continuare così per 3 o 5 anni”.

“Questa è una strategia a medio termine, non ci sta permettendo di uscirne adesso”.

Il medico ha descritto la situazione attuale come il “purgatorio” e ha spinto per una strategia zero-Covid che, invece, è stata definita irrealizzabile da altri esperti. Inoltre, ha aggiunto: “I nostri politici ci dicevano che avremmo avuto un vaccino entro Natale, adesso improvvisamente sono più cauti a riguardo”.

Adesso veniamo a sapere quanto tempo ci vorrà per uscirne”.

Il professore ha affermato che l’idea di una soluzione tecnica per risolvere la situazione era improbabile e suggerisce un approccio basato sulla distanza sociale e fisica nei prossimi mesi. Suggerendo, inoltre, di convertire gli hotels vicini all’Aeroporto di Dublino in “strutture di osservazione della quarantena”.

Un professore danese sostiene che la popolazione svedese è vicina all’immunità di gregge al Covid- 19

Circa un mese fa, mentre la maggior parte dell’Europa lottava per contenere la seconda ondata di coronavirus, un professore danese ha dichiarato che la pandemia “potrebbe finire in Svezia” grazie all’immunità di gregge.

Kim Sneppen, professore di biocomplessità all’Istituto Niels Bohr di Copenaghen, ritiene che in Svezia si sta finalmente sviluppando una “immunità di gregge” nei confronti di questo virus mortale.

 “Vi sono i presupposti per affermare che la popolazione abbia ottenuto l’immunità alla malattia, e insieme a tutte le altre misure prese per prevenire la diffusione dell’infezione, è sufficiente a contenere la malattia”, ha detto a Politiken (rivista danese N.d.T).

Quando una determinata percentuale di popolazione è stata infettata dal virus, guarita e diventata immune, il virus non riesce più a trovare nuovi ospiti per diffondersi. A questo punto, la popolazione raggiunge l'”immunità del gregge” al virus. In genere, il 60% della popolazione deve essere infettato per raggiungere questo livello, ma il matematico dell’Università di Stoccolma Tom Britton ha detto a Politiken che anche “il 20% di immunità fa una grande differenza”.

Comunque, l’immunità di gruppo era un concetto controverso sin dall’insorgere della pandemia da coronavirus. Il primo ministro britannico Boris Johnson fu criticato da tutti i media per aver sostenuto che la Gran Bretagna avrebbe potuto “accettare di infettarsi” e raggiungere il picco di morti nel breve termine a favore di un’immunità di gregge a lungo termine.

La Svezia è stata l’unico Stato europeo ad abbracciare questa idea e ha optato per non attuare del lockdown. Sono state vietate riunioni con più di 50 persone e agli anziani è stato suggerito di stare a casa. Allo stesso tempo, le mascherine non sono state raccomandate, mentre bar, ristoranti, scuole e negozi sono rimasti aperti. Ai cittadini è stato chiesto, non ordinato, il distanziamento sociale e il lavoro da remoto, ove possibile.

Al contrario, la Danimarca è stata uno dei primi Paesi europei a imporre il lockdown ai cittadini: tutte le scuole sono state chiuse, ai lavoratori non essenziali è stato ordinato di restare a casa. Riunioni con più di 10 persone sono state vietate e centri commerciali, bar, ristoranti e luoghi con contatti stretti, come parrucchiere e palestre, sono state chiuse.

Queste restrizioni sono state allentate a giugno e da allora, il paese ha sperimentato un aumento di nuovi positivi, 454 casi di Covid-19 sono stati riportati venerdì, il numero di casi più alto dall’inizio della pandemia. 

La Svezia ha pagato un prezzo per il successo apparentemente a lungo termine. Con 580 morti ogni milione di abitanti, il tasso di mortalità per milione di abitanti è cinque volte superiore a quello della Danimarca, e il tasso di mortalità è stato molto più alto in Svezia in aprile, maggio e giugno rispetto a quello della Danimarca.

Questo è il prezzo pagato. Guardando l’altro lato della medaglia, adesso probabilmente hanno finito con l’epidemia” sostiene Sneppen.

Ciò nonostante, la mortalità in Svezia è ancora inferiore rispetto a quello di alcuni Stati che hanno attuato un rigido lockdown, come la Spagna e la Gran Bretagna con rispettivamente 652 e 614 morti per milione.

Alla fine di maggio, quasi la metà dei morti in Svezia sono stati registrati nelle case di cura e ciò ha provocato un’esplosione di rabbia dell’opinione pubblica ad inizio estate. Sono circolate storie di pazienti anziani lasciati morire in queste strutture ed il primo ministro Stefan Lofven ha ammesso che il suo governo “non è riuscito a proteggere i più vulnerabili e i più anziani, nonostante le migliori intenzioni”.

A dispetto del bilancio dei morti, il capo epidemiologo svedese, Anders Tegnell, la scorsa settimana ha detto a France24 che “siamo soddisfatti della nostra strategia”, aggiungendo: “ci stiamo dirigendo verso l’autunno con un po’ di fiducia.”

 

L’articolo originale può essere consultato sul sito del nostro partner, qui. 

 

Traduzione dall’inglese di Francesca Vanessa Ranieri. Revisione: Raffaella Forzati

Categorie: Internazionale, Questioni internazionali, Salute
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