Domenica 10 maggio 2020 alle 16.30
Diretta streaming

Per aggiornamenti sul link per la diretta streaming e sul programma completo: https://www.etudachepartestai.it/2020/05/02/la-scuola-sconfinata/

La scuola che sarà ci riguarda. Proposte per la città di Milano

C’è una tendenza crescente a considerare la riapertura delle scuole come un insieme di problemi puramente tecnici. Noi vogliamo mettere a disposizione le nostre esperienze e competenze per proporre un percorso partecipativo e orientato al futuro: un insieme di visioni e pratiche, è questo che ci appare oggi necessario ed è su questo che vogliamo lavorare, con l’obiettivo di indicare sia gli indirizzi sia gli strumenti utili. Dato che la scuola è uno dei terreni principali su cui si gioca la democrazia e la vita della comunità, nonché la prima occasione di comunità e cittadinanza, abbiamo l’ambizione di contribuire ad allargare la partecipazione a questo percorso, in un’ottica di corresponsabilità, a partire dalla città di Milano, mettendo a punto un documento da offrire all’Amministrazione.

Ci incontreremo in un evento pubblico on line, domenica 10 maggio alle 16.30, per presentare proposte concrete che consegneremo all’Amministrazione milanese.

Parteciperanno docenti, pedagogisti, medici, dirigenti scolastici, architetti, educatori, esperti nell’ambito della scuola per costruire questo documento insieme, per una scuola di tutti e tutte.

GLI AMBITI DI DISCUSSIONE

La scuola di tutti e tutte non è un problema tecnico

La salute è un sistema complesso, la salute è un’opportunità.

Le risorse umane, le competenze.

Gli spazi, una scuola diffusa e sicura

I RELATORI

1)La scuola di tutti e tutte non è un problema tecnico

La scuola di tutti è un obiettivo irrinunciabile. L’occasione del cambiamento “obbligatorio” può conciliarsi con il cambiamento voluto, auspicabile, utile ai bambini e alle bambine.

La scuola dell’emergenza ha stravolto la vita delle persone, ma soprattutto di quelle famiglie e di quei bambini e ragazzi che hanno più bisogno di scuola, isolati nella didattica a distanza, con un prezzo umano e sociale altissimo, che dev’essere nostra cura riparare al più presto.

I problemi da affrontare durante e dopo l’emergenza Covid non riguardano solo la dotazione tecnologica posseduta dagli studenti né le competenze digitali, ma piuttosto la concezione di scuola che va ritrovata e nutrita per essere ciò che deve essere: lo spazio a misura di bisogni educativi differenti, dove si apprende a essere comunità.

Il Covid 19 è un acceleratore di domande sociali e il welfare deve rispondere in una logica di corresponsabilità tra scuola ed extra-scuola; in assenza di scelte politiche adeguate, le ricadute già evidenti di questa emergenza potrebbero diventare fratture difficilmente sanabili.

Anche nel contesto milanese, un buon numero di bambini e bambine, ragazze e ragazzi si è ritrovato sganciato dalla scuola e dalla propria comunità di riferimento. Un dato allarmante che si aggiunge a quello già alto della dispersione scolastica e verso il quale ci si deve attrezzare per intervenire con ogni strumento possibile.

Di fatto tanti soggetti non possono accedere alla DaD, altri non possono fare a meno di una scuola della vicinanza. Ma anche se tutti ne avessero la possibilità, è essenziale che sia la relazione educativa a determinare le scelte didattiche e che renda quindi efficace ogni processo di apprendimento.

La scuola che riaprirà in condizioni di sicurezza, tutte da costruire, non potrà essere una scuola in cui si mantengono distanze disumane. Un gruppo classe non può essere un gruppo di bambini isolati gli uni dagli altri.

2)La salute è un sistema complesso, la salute è un’opportunità

“La promozione della salute in un contesto scolastico può essere definita come qualsiasi attività intrapresa per migliorare e/o proteggere la salute e il benessere di tutta la comunità scolastica. Si tratta di un concetto più ampio di quello di educazione alla salute e comprende le politiche per una scuola sana, l’ambiente fisico e sociale degli istituti scolastici, i legami con i partner (comuni, associazioni, servizi sanitari…).” [Dors, 2012].

Il primo atto per il contenimento e la gestione dell’epidemia è stata la chiusura delle scuole. L’attuale emergenza sanitaria ha posto in rilievo il tema della salute come una priorità per la scuola.

La scuola è così chiamata ad affrontarlo sotto diversi aspetti:

-nell’immediato, su come gestire la fine dell’attuale anno scolastico;

-nel breve periodo, su come convivere con il COVID 19;

-nel lungo periodo, su come prevedere la gestione di emergenze sanitarie simili nel futuro, riducendone il più possibile l’impatto negativo sul funzionamento.

La salute non è solo un’opportunità e una necessità per il successo scolastico è un elemento formativo e fondante della scuola stessa.

Per affrontare adeguatamente il superamento di questa emergenza sarà necessario articolare educazione e salute, formazione e salute, a partire da un approccio globale, che investe le politiche sugli spazi, sul territorio, e la capacità di incoraggiare la consapevolezza individuale in materia di salute.

-Fino a che punto il bisogno di sicurezza può condizionare la scuola? Non può essere invece la scuola a provocare soluzioni innovative per garantire la sicurezza?

-Come devono cambiare gli spazi scolastici perché la scuola sia luogo di prevenzione oltre che di sicurezza?

-Quali cambiamenti sono indispensabili in una scuola che promuova la salute? Come può cambiare la progettualità della scuola per mettere in stretta relazione educazione e salute, formazione e salute?

3) Le risorse umane, le competenze

La necessità di ridimensionare i gruppi/classe si può soddisfare solo in presenza di organici completamente attivati, dagli insegnanti ai tecnici, dai dirigenti ai commessi.

Non è pensabile che le cattive abitudini organizzative delle sostituzioni e della divisione in classi, frutto di situazioni di “malascuola”, siano compatibili con le esigenze di sicurezza sia dei bambini sia dei lavoratori.

L’emergenza ha evidenziato l’importanza dei linguaggi e dei momenti espressivi come parti integranti dell’educazione. Il terzo settore in questo senso si profila come referente privilegiato che ha sostenuto in questa circostanza – come negli ultimi anni – le attività espressive, il sostegno allo studio, il lavoro sociale, la presa in carico dei tanti bambini “invisibili”.

Mettere in campo in modo organico queste competenze differenziate è un lavoro sperimentale e necessario che suggerisce una visione ampia degli attori educativi.

Il progetto della scuola che verrà potrà e dovrà contare su questi soggetti non in termini di “fornitura” di servizi, né delegando, ma dando vita a sinergie concrete in termini di co-progettazione e corresponsabilità.

-I numeri condizioneranno la riapertura e il futuro della scuola. Quanti insegnanti, educatori, segretari, collaboratori scolastici, sono necessari a garantire la scuola sicura di tutti?

-Quali strategie e strumenti per limitare l’abbandono scolastico, aggravato nell’emergenza da un pericoloso affiancamento della povertà culturale a quella economica?

-Bambini molto piccoli (0-6 anni), bambini e ragazzi stranieri neo-arrivati in Italia, bambini e ragazzi con disabilità o con gravi disagi socio-economici escono provati dall’emergenza: come li accogliamo e ne tuteliamo i diritti nella scuola della riapertura e oltre?

4) Gli spazi, una scuola diffusa e sicura

Alla riapertura la scuola dev’essere pronta per tutti e per tutto il tempo necessario. La didattica a distanza non può sostituire la scuola.

Il problema degli spazi ci fa intravedere una moltiplicazione interessante dei luoghi della scuola. Possiamo organizzare degli spazi sicuri per l’apprendimento in luoghi all’aperto e al chiuso diversi dagli istituti scolastici. È l’occasione di sperimentare una scuola diffusa che incoraggi l’esercizio di cittadinanza dei più piccoli, la loro “visibilità” pubblica e dunque anche la definizione di una città a misura di bambine e bambin

La necessità di ridimensionare i gruppi/classe può suggerire soluzioni che comprendono vari tipi di intervento a seconda dei territori e delle zone:

  1. mappatura degli spazi scolastici nell’ottica di una ridefinizione degli spazi;
  2. mappatura degli spazi destinati alle attività sussidiarie, centri di aggregazione giovanile, doposcuola, piscine, palestre, parrocchie e comunità religiose non cattoliche, chiostri, alcuni giardini condominiali o pubblici, alcune piazze;
  3. mappatura delle sedi di associazioni e cooperative sociali che lavorano già come interlocutori delle scuole e che sono a tutti gli effetti educatori;
  4. mappatura degli spazi pubblici – musei, teatri – che possono riconvertirsi in parte come sedi educative;
  5. soluzioni architettoniche, con la possibilità di realizzare nuovi prototipi, elementi modulari componibili o assemblabili realizzati con materiali naturali, soluzioni duttili capaci di innestarsi su edifici esistenti o in parchi e giardini come nuove “aule”.

Questa progettualità innesca il superamento positivo di quell’idea di scuola che confina allievi e allieve dietro un banco in una obbligata frontalità, e l’esperienza delle molte alternative che oggi sono lasciate solo all’iniziativa individuale dei docenti.

-Quali sono le priorità nell’adattamento degli spazi per garantire sicurezza e nel contempo felicità? Sono necessari nuovi spazi o solo spazi adattati?

-Quali garanzie devono offrire gli spazi alternativi perché siano veri e propri ambienti di apprendimento, in cui insegnanti educatori e bambini si sentano soggetti di un progetto e non oggetti di una strategia dell’emergenza?

-La scuola diffusa può dividere il gruppo classe togliendogli la forza di essere il primo modello di comunità: come garantiamo a bambini e ragazzi che la scuola rimanga il luogo dell’identità di gruppo, il luogo dove si diventa cittadine e cittadini?

RELATORI

Le persone che abbiamo pensato di coinvolgere in questo primo appuntamento sono tra i promotori e i firmatari del Manifesto Umanità o Indifferenza o persone che riteniamo potrebbero sostenere concretamente le aree tematiche che lo compongono.

Hanno confermato

Alessio Battistella Architetto, presidente di Arcò, docente NABA
Anna Maria Caruso Comune di Milano
Annabella Coiro Formatrice, referente dei progetti educativi del Centro di Nonviolenza Attiva
Antonella Meiani Maestra IC Giacosa e autrice
Antonella Piccolo Cooperativa Tempo per l’infanzia- coordinatrice progetto Doors
Cesare Moreno Presidente Maestri di strada, Napoli
Cesare Rivoltella Docente Education Technology presso l’Università Cattolica di Milano e Presidente del CREMIT
Claudio Calvaresi Urbanista, Avanzi sostenibilità per azioni.
Daniele Novara Pedagogista e Direttore Centro PSIco Pedagogico
Elisa Roson Cooperativa Tempo per l’infanzia- coordinatrice progetto Doors
Francesco Muraro Dirigente IC Giacosa
Gabriella Fontana Maestra IC Locchi
Manfredo Tortoreto Dirigente IC Cardarelli-Massaua – presidente della Rete EDUMANA
Micaela Bordin Architetto, Alterstudio Partners, docente Politecnico di Milano
Nicola Iannacone Psicologo del Sevizio Sanitario Pubblico, si occupa di promozione della salute nelle scuole
Paolo Limonta Maestro IC Giacosa e Assessore all’edilizia scolastica del Comune di MIlano
Raffaele Mantegazza Docente di Pedagogia presso Università di Milano Bicocca
Rossana di Fazio “8 pagine freepress per ragazz* di tutti i generi”
Sabina Banfi Comune di Milano
Silvio Tursi Presidente cooperativa Tempo per l’infanzia
Sonia Coluccelli Maestra e responsabile formazione per Fondazione Montessori Italia.
Stefano Laffi Sociologo
Vittorio Agnoletto Medico, docente di Globalizzazione e politiche della salute all’Università’ Statale di Milano.

In attesa di conferma

Ivano Gamelli Pedagogista Università di Milano Bicocca
Milena Piscozzi Dirigente IC Riccardo Massa
Gabriele Pasqui Professore e Direttore del Dipartimento DASTU, Politecnico di Milano

 

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