Io, anima estinta, vi racconto la mia apparizione terrena a Milano durante la settimana della moda

25.02.2020 - Milano - Extinction Rebellion

Io, anima estinta, vi racconto la mia apparizione terrena a Milano durante la settimana della moda

In occasione della Settimana della Moda, sabato 22 febbraio un corteo di Anime Estinte ha sfilato per le vie di Milano. Ecco il reportage dal punto di vista di uno dei ribelli partecipanti.

Sono l’anima di una povera donna, morta in Burkina Faso per mancanza di acqua potabile dovuta alle colture intensive di cotone. Insieme ad altre 20 anime estinte ho sfilato sabato 22 febbraio scorso nel centro di Milano per ricordare agli umani viventi il drammatico destino che li attende a breve per via della catastrofe ecologica e climatica.

Per un prodigio spazio-temporale del gruppo milanese di Extinction Rebellion che ci ha consentito questa insolita reunion, io sarò morta solo nel 2027. Ma con me c’erano tante anime di persone già estinte a causa della crisi climatica e del collasso ambientale in corso: anime di migranti che nel 2017 hanno cercato invano di raggiungere l’Europa attraverso il Mediterraneo, di un produttore di cotone suicidatosi in India nel 2015 per i debiti accumulati nei confronti della Monsanto, di un volontario assassinato nel 2019 in Amazzonia perché tentava di proteggere la foresta, di chi morirà l’anno prossimo per aver respirato per tutta la vita l’aria tossica di Milano, e tante altre ancora. Oltre alle anime di noi umani, erano con noi anche gli spiriti di milioni di alberi del Triveneto abbattuti dalla tempesta Vaia del 2018 e quelli di tanti innocenti animali morti per i nuovi incendi che si svilupperanno quest’anno in Australia.

Veniamo da un universo immateriale, ma quando ci siamo trovati tutti insieme in San Babila, nella piazzetta antistante l’omonima chiesa, per iniziare il corteo, ci si è parata davanti una città paradossale: viva, ma al tempo stesso spettrale per l’apparente mancanza di empatia e compassione. Una città sprofondata nel suo edonismo consumistico, animata di persone spesso indifferenti alla nostra presenza o che si avvicinavano per il solo desiderio di fotografarci con il loro smartphone.

Procedevamo faticosamente tra la folla di corso Vittorio Emanuele, cercando di farci largo tra capannelli di persone anche con l’aiuto dei ribelli di XR che annunciavano a gran voce la nostra presenza e cercavano di dare conforto a chi di noi avesse bisogno. Io mi sentivo disorientata in mezzo a tutta quella confusione e provavo a incrociare lo sguardo dei numerosi umani che fissavano il mio aspetto immateriale e le motivazioni della mia morte che recavo scritte sul mio busto: intere famiglie che mangiavano il gelato, gruppi di giovanissimi vestiti alla moda, coppie di trentenni mano nella mano, donne orientali con una improbabile mascherina antivirus tirata sugli occhi, persone la cui presenza era giustificata dalla fittizia convinzione di essere nell’ombelico del mondo, persone straniere curiose di leggere le poche righe della mia storia, che però non riuscivano a tradurre…

Li guardavo negli occhi concentrandomi sul ricordo del mio dolore umano e, inaspettatamente, alcuni di essi sembravano uscire per un attimo dal triste carnevale nel quale erano calati e trasalivano leggendo le poche righe di presentazione che mi portavo addosso. Come colpiti da un soprassalto di consapevolezza, c’era chi ricomponeva la sua espressione diventando improvvisamente serio, chi invece annuiva come per mostrarmi la sua solidarietà. Una donna anziana dopo avere letto, ha mormorato: “Poveretta”. Una ragazza ha scambiato lo sguardo con il suo ragazzo e mi è sembrato le si inumidissero gli occhi. Inaspettatamente per la mia condizione, anch’io ho provato empatia per le tante persone che, a modo loro, mi mostravano la loro solidarietà e, se fossi stata umana, avrei forse provato a suggerire loro che milioni di altri sacrifici come il mio si potrebbero ancora evitare

 

Proseguendo per la Galleria Vittorio Emanuele II e piazza alla Scala ci siamo diretti verso uno dei quartieri-chiave della perdizione dei viventi, dove si concentrano le “case” delle grandi firme della moda che proprio in quei giorni festeggiavano l’apoteosi della settimana a loro dedicata. Siamo poi entrate in via Montenapoleone e via Spiga, un quartiere per noi estremamente pesante da attraversare, visto che consumismo estremizzato da bisogni indotti, coniugato con speculazione e sovrasfruttamento delle risorse naturali costituiscono le cause maggiori – insieme agli allevamenti intensivi e l’industria basata sul fossile – della catastrofe ambientale: ho avuto la sensazione di entrare in uno dei gironi infernali più feroci. Alcune delle persone presenti in quelle vie (un’anima più giovane, estinta da poco, mi ha detto che erano presenti anche numerosi Vip) non sembravano neppure notare la nostra presenza oppure la scambiavano per la trovata pubblicitaria di una maison e ci chiedevano di farci fotografare con loro. Insomma: incomunicabilità quasi totale, purtroppo.

È stato in quei momenti, in via Montenapoleone, anche a causa di un blocco stradale non causato da noi ma che ci ha consentito di scendere dai marciapiedi e di occupare il suolo stradale, che ho potuto davvero riflettere sull’efficacia della nostra fugace apparizione terrena: è molto difficile che in quell’inferno noi anime estinte, e i ribelli di XR, riescano a portare consapevolezza. Piangevamo dentro di noi per alcune di quelle persone, nel timore che fossero anch’esse già virtualmente estinte, vendute a interessi economici, perse nell’egotismo senza rimedio che le rendeva incapaci persino di vederci… Tuttavia nel mare di persone che abbiamo incontrato durante il nostro breve cammino abbiamo colto segnali di un possibile ascolto, di una connessione empatica con chi soffre adesso e soffrirà in futuro.

In fondo la “Teoria del cambiamento” dei nostri amici ribelli sostiene che per fermare la catastrofe ambientale basterebbe far rinsavire il 3,5 % della popolazione, almeno per iniziare. E se noi fossimo riusciti a lasciare un segno a tutte le persone che durante la nostra fugace apparizione hanno mostrato empatia nei nostri confronti, quella percentuale non sarebbe poi così lontana. Soprattutto se i ribelli decideranno di chiamarci nuovamente per una nuova immersione umana. E se lo faranno, io certamente ci sarò. Perché in vita sono sempre stata fiduciosa, e mi sarà lieve, anche da anima estinta, fare ancora qualcosa per i miei discendenti terreni.

Nota:

Le foto, scattate da una ribelle milanese, sono state rese disponibili in alta qualità sulla cartella seguente:

https://drive.google.com/drive/folders/1ypBvO-zkDZ7uiHc8kSZMGqGGQPmvVzUq

 

Categorie: Ecologia ed Ambiente, Europa
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