Il movimento per la democrazia ad Haiti cresce nonostante la violenza omicida della polizia

23.10.2019 - Pressenza New York

Quest'articolo è disponibile anche in: Inglese

Il movimento per la democrazia ad Haiti cresce nonostante la violenza omicida della polizia
(Foto di tasnimnews.com)

È sempre più difficile non notare che i media istituzionali statunitensi seguono le proteste pro-democrazia a Hong Kong molto più che il movimento per la democrazia nei Caraibi. Può essere difficile recuperare il ritardo su eventi significativi in un luogo che è a sole due ore di volo da Miami; con poche eccezioni, in questo momento i media stanno perdendosi molto di Haiti.

Un movimento nato nelle baraccopoli di Port-au-Prince si è ora esteso ad ampie fasce di popolazione in tutti e dieci i dipartimenti geografici di Haiti. Venerdì 11 ottobre ha visto una mobilitazione nazionale di decine di migliaia di manifestanti in tutto il paese per chiedere le dimissioni del presidente Jovenel Moise – e dieci di loro non sono riusciti a tornare a casa vivi.

Kevin Pina, osservatore di Haiti da lunga data e redattore dell’Haiti Information Project, ha detto a Truthout che l’11 ottobre i manifestanti sono stati aggrediti dalla polizia armata di pistole, lacrimogeni e cannoni ad acqua, e che è stata riportata l’uccisione di sette manifestanti da parte della polizia a Petion-ville, una ricca enclave sulle colline sopra Port-au-Prince. Altri tre sono stati uccisi a Saint-Marc, nel dipartimento occidentale di Artibonite. Tra le vittime dell’11 ottobre c’era anche un ragazzo di 16 anni, che ha portato a più di 20 il numero di morti documentate (tutte dalla parte dei manifestanti).

Pasha Vorbe, membro del comitato esecutivo del partito politico Fanmi Lavalas, ha detto a Truthout in una telefonata da Port-au-Prince che Lavalas ha contato un totale di 28 manifestanti uccisi dalla polizia durante l’attuale rivolta.

“Oggi, posso dirvi che viviamo in una crisi umanitaria; non è solo Lavalas, l’intera popolazione è contro Jovenel Moise e le elezioni truccate che ce lo hanno consegnato”, ha detto Vorbe.

Haiti è in rivolta contro The Core Group, un’entità politica formata a forza di Risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2004, lo stesso anno in cui il colpo di Stato americano ha rovesciato l’ex presidente Jean-Bertrand Aristide e il suo partito Lavalas dal timone di Haiti. Un organo di controllo multinazionale con la nebulosa missione di “guidare il processo elettorale”, la cui creazione è stata originariamente proposta come misura intermedia semestrale di sostegno alla transizione, ma che dura ancora oggi.

In questione è la legittimità della presidenza di Jovenel Moise, che si è insediato nel 2017 per un mandato di cinque anni. I manifestanti dicono che Haiti non può aspettare fino al 2022 perché cessi quel mandato.

Moise è accusato di aver  sottratto miliondi di dollari dai proventi del programma di prestito energetico PetroCaribe esteso dal Venezuela. Si è guadagnato l’ira di molti haitiani dopo aver tentato di rimuovere i sussidi energetici nel luglio 2018. L’amministrazione del presidente è stata direttamente coinvolta nel massacro di oltre 70 persone (alcuni rapporti dicono più di 300) nel quartiere Lasalin di Port-au-Prince – quattro giorni di torture e uccisioni nel novembre 2018.

I massacri hanno avuto luogo nella stessa comunità che dal luglio 2018 ha manifestato settimanalmente per protestare contro la violenza economica dell’inflazione a due cifre, attualmente pari a circa il 19 per cento.

Sono in corso omicidi mirati. Il 10 ottobre, il giornalista haitiano Néhémie Joseph, giornalista di Radio Méga e critico dell’amministrazione Moise, è stato trovato morto nella sua auto con molteplici colpi di pistola alla testa, il che ha spinto il Comitato per la protezione dei giornalisti a chiedere una rapida indagine.

Con il continuo sostegno del Core Group – presieduto dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite e composto dagli Ambasciatori ad Haiti provenienti da Brasile, Canada, Francia, Germania, Spagna, Unione Europea, Stati Uniti e dal Rappresentante Speciale dell’Organizzazione degli Stati Americani – Moise si aggrappa al potere. Se riuscirà a resistere fino al gennaio 2020, e le elezioni parlamentari (attualmente previste per il 27 ottobre) non avranno luogo entro tale data, il parlamento sarà sciolto e Moise potrà decidere per decreto.

Cécile Accilien, direttore dell’Istituto di studi haitiani dell’Università del Kansas, ha detto a Truthout che la situazione politica ad Haiti è complessa.

“Siamo governati da paesi molto più potenti, l’1 per cento, le ONG – tutti stanno giocando”, ha detto. “Ma la maggior parte di noi non sa quali siano le regole o chi siano i giocatori, ma sappiamo questo: Tutti si giocano Haiti”.

Pina ha notato come Moise sia apparso più fiducioso dopo l’incontro  con Donald Trump a Mar-a-Lago nel marzo 2019.

“L’intera disposizione di Moise è cambiata dopo aver ricevuto da Trump la rassicurazione che lo sosterrà”, ha detto Pina a Truthout. “Suppongo ci fosse una contropartita per Trump, che lo supportava in cambio di un ribaltamento di posizione sul Venezuela”.

Vi farò una promessa”, ha detto Pence ai leader riuniti. “State con noi e sappiate che saremo con voi. Lavorate con noi e noi lavoreremo con voi”. Haiti, nel giugno 2018 non era stata invitata ad un convegno con il vicepresidente degli Stati Uniti Mike Pence, che corteggiava le nazioni disposte a votare per espellere il Venezuela dall’Organizzazione degli Stati Americani e a invocare, per la prima volta dall’11 settembre, il  Trattato di Rio (il Trattato Inter-Americano di Assistenza Reciproca), potenzialmente spianando la strada all’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela.

Successivamente, Moise ha annullato il sostegno di Haiti a Maduro e alla sovranità venezuelana.

“La nostra risposta deve essere sarcastica”, ha detto Vorbe. “Se pensano che Moise sia così buono e grande perché non gli danno un lavoro nelle Nazioni Unite o a Washington? In tempi brevi, prima che prosciughi completamente l’economia”.

L’ipocrisia degli Stati Uniti che attaccano il presidente venezuelano Nicolás Maduro come “illegittimo” mentre sostengono Moise è ben chiara a Vorbe. Gran parte di ciò che Washington sostiene sulla rielezione di Maduro nel 2018 è vero per l’elezione di Moise nel 2016: Sì, c’è stata una bassa affluenza alle urne in Venezuela, solo il 46 per cento, ma ad Haiti è stata di gran lunga inferiore: solo il 18 per cento degli elettori è andato alle urne. Accusare il governo di Maduro di traffico di droga e riciclaggio di denaro ricorda agli haitiani che Moise è entrato in carica  già accusato  di riciclaggio di milioni di dollari. Inoltre, ha avuto come mentore Guy Phillippe, che attualmente sta scontando nove anni in una prigione americana per quegli stessi crimini.

La devastazione dell’economia di Haiti

Vorbe ha detto che Moise ha mandato in bancarotta le imprese in fase di avvio che si stavano sviluppando ad Haiti e che ha annientato il sistema educativo. Quest’anno ci saranno 70.000 diplomati ma solo 7.000 posti per studenti universitari. I posti di lavoro scarseggiano. Senza un programma di sviluppo economico significativo, i lavoratori haitiani sono lasciati a lavorare in fabbriche che pagano i salari più bassi dell’emisfero.  Secondo la Banca Mondiale, il 32% del PIL del paese nel 2018 derivava dalle rimesse dei membri delle famiglie che vivevano altrove.

“Oggi la maggior parte degli haitiani non mangia tre pasti regolari al giorno” ha detto Vorbe. “Forse mangiano una volta al giorno, o ogni due giorni. Si sentono praticamente condannati e le loro condizioni di vita peggiorano ogni giorno”.

Maud Jean-Michel è conosciuta come Sanite B., l’ospite di Sewom Patriyotik su Radyo Tele Timoun. Protettrice dei diritti umani e combattente per la libertà, usa la sua piattaforma radio per denunciare ciò che gli Stati Uniti stanno facendo ad Haiti. Lei dice che Haiti è un paese povero, il più povero dell’emisfero occidentale.

“Siamo una delle nazioni più ricche, ma Haiti è stata impoverita”, ha continuato. “Questo è il motivo per cui ci tengono in subbuglio. Se ci fossimo stabilizzati, potremmo usare le nostre risorse – bauxite, uranio e marmo nero – come possiamo essere poveri quando abbiamo così tanto? Se Haiti è così povera, perché gli Stati Uniti sono lì, perché il Core Group è lì, perché si rifiutano di lasciarci soli?”

Haiti ha anche miliardi in oro, iridio, rame e petrolio, avverte l’avvocato per i diritti umani Èzili Dantò. “E”, ha detto a Truthout, “il Windward Passage, e una storia che le nazioni schiaviste devono riscrivere”.

Ha detto che gli Stati Uniti hanno costruito la loro più grande ambasciata nell’emisfero occidentale ad Haiti per controllarne la posizione geopolitica e spogliarla dei suoi beni e delle sue ricchezze.

“Distruggeranno Haiti prima di permetterle di avere successo come nazione”, ha detto Dantò. “C’è una paura dei bianchi del successo haitiano”.

Vorbe considera la conservazione delle rimanenti ricchezze di Haiti per Haiti e per il popolo haitiano come l’ultima possibilità di sopravvivenza della stessa Haiti.

“È essenziale che Haiti esca dall’attuale costituzione prima che qualsiasi accordo per lo sviluppo delle risorse minerarie o delle terre coltivabili vada avanti”, ha avvertito.

“Tutte le istituzioni hanno tradito la maggioranza della popolazione”, ha detto. “La magistratura, il legislatore e l’esecutivo, tutti completamente corrotti. Dobbiamo ricominciare da capo, con qualcosa che sia utile alle giovani generazioni”.

Il paese è giunto a un punto fermo e le richieste sono chiare: Moise deve andare via prima di finire il suo mandato quinquennale, senza condizioni; i miliardi sottratti devono essere restituiti al Tesoro per capitalizzare il futuro del paese; e deve essere pianificato un “time-out” triennale in modo che la nazione possa stabilizzarsi e si possa creare un processo significativo per elezioni libere ed eque.

Lavalas ha messo in atto un piano di transizione che prevede “l’istituzione di un esecutivo e di un governo di pubblica sicurezza… composto da personalità credibili, impegnate nella lotta contro l’esclusione e la corruzione, che condividano la visione di un nuovo metodo di governo”. Se sembra vago, è perchè doveva essere l’inizio di una conversazione. Sono in corso dialoghi in tutti i segmenti della società haitiana, con l’aiuto di gruppi della società civile, e i partecipanti stanno trovando un terreno comune.

“Vogliamo una nuova nazione, una democrazia, elezioni libere, una nuova costituzione e un tipo di governo migliore per noi”, ha detto Vorbe. “Ci stiamo pensando a fondo ora”.

Una crisi politica nel cortile di casa degli Stati Uniti

La giornalista di Pacifica Radio, Margaret Prescod, è tornata di recente da una settimana di documentazione della rivolta di Port-au-Prince sul dorso di una motocicletta che attraversava le strade in fiamme, annebbiate di gas lacrimogeni. Lei e la sua squadra hanno avuto la fortuna di non essere state colpite dai proiettili sparati dalla polizia. Questo è stato il suo terzo viaggio ad Haiti negli ultimi mesi, e ha detto di non aver mai visto peggiore crisi dei diritti umani o persone meglio organizzate e più determinate a prevalere.

Ancora e ancora, la gente dice: “Non abbiamo cibo, nessun lavoro, nessun modo per sostenere le nostre famiglie”, ha detto Prescod a Truthout. “Non stiamo lasciando le strade. Preferiamo morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio”.

Nata a Barbados, Prescod ha uno sguardo giornalistico attento all’ingerenza straniera negli affari di Haiti.

“Sono con Frederick Douglass”, ha detto, riferendosi alla massima dell’abolizionista nel suo discorso dell’Esposizione Universale del 1893: “Gli haitiani… lottano per la loro libertà, lottano per ogni uomo nero del mondo”.

All’inizio del 1800, Haiti respinse Napoleone e pose fine alla schiavitù sei decenni prima che Abraham Lincoln firmasse il Proclama di Emancipazione. Prescod ha detto che i manifestanti haitiani considerano l’attuale rivolta come una continuazione del rifiuto, da parte della base haitiana, della sovversione della sovranità di Haiti da parte degli Stati Uniti – sostenuta dal colpo di stato del 2004 – e delle sue conseguenze, in particolare l’imposizione di presidenti “selezionati” dagli Stati Uniti e dal Canada nelle elezioni inquinate da frodi.

“Dopo la vittoria, ciò che segue è una questione importante”, suggerisce. “La base non ha nulla, ma sa cosa sta succedendo: mi è stato detto dai manifestanti che ogni governo haitiano che è sostenuto dagli Stati Uniti in genere non è un governo buono per il popolo haitiano”.

I giorni in cui Prescod era sul campo erano pericolosi – la polizia sparava da camion non identificabili, ha affermato. Ha aggiunto che al suo equipaggio è stato detto alle barricate che la polizia si nascondeva nelle ambulanze – una palese violazione del diritto internazionale – spostandosi con gas lacrimogeni per penetrare i blocchi stradali.

Il team di radio Pacifica della Prescod è stato il primo gruppo internazionale di giornalisti a visitare Lasalin e a parlare con i sopravvissuti di una serie di massacri che si dice siano legati al governo Moise. Erano accompagnati da una delegazione della National Lawyers Guild. In seguito alla sua relazione sul massacro, Prescod è tornata ad Haiti  come parte di una delegazione  guidata dalla congressista statunitense Maxine Waters per indagare ulteriormente sui massacri di Lasalin.

Le vittime sopravvissute al massacro di Lasalin hanno detto a Prescod che le loro comunità sono prese politicamente di mira come punizione per le loro proteste contro Jovenel Moise, e per il loro sostegno a Lavalas, il partito di Aristide.

“Jovenel Moise usa teppisti paramilitari, simili ai Tonton Macoutes, come strategia per infondere paura nei loro cuori”, ha spiegato.

Prescod ha detto inoltre che i massacri sono stati a malapena riportati dai media statunitensi e internazionali, e quando lo sono stati, sono stati inquadrati come una guerra tra bande invece che come terrorismo politico – anche quando un rapporto delle Nazioni Unite ha verificato che c’erano di fatto legami tra gli autori e il governo di Moise, coinvolgendo in particolare Pierre Richard Duplan del PHTK (Parti Haïtien Tèt Kale, il partito al potere di Jovenel Moise).

Cosa è successo a Lasalin

Questo vale anche per Judith Mirkinson.

Mirkinson, presidente del ramo di San Francisco della National Lawyers Guild (NLG), è coautore con Seth Donnelly di The Lasalin Massacre and the Human Rights Crisis in Haiti (ndt: il Massacro di Lasalin e della crisi dei diritti umani ad Haiti), un rapporto di 14 pagine pubblicato l’8 luglio 2019 dal NLG e dal Haiti Action Committee.

“Prima di tutto, la narrazione di bande in competizione… buttala via, che è spazzatura”, ha detto a Truthout. “È stato il peggior massacro degli ultimi decenni. Mi arrabbio molto ripensandoci”.

Il rapporto inizia così:

Il 13 novembre 2018, la polizia e altro personale paramilitare è entrato nel quartiere di Lasalin a Port-au-Prince, Haiti. Quello che seguì fu un massacro della popolazione civile. Edifici, scuole comprese, sono stati sequestrati e distrutti, le persone sono state ferite e uccise, alcune sono state bruciate vive, le donne sono state molestate sessualmente e stuprate, e centinaia sono state costrette a fuggire dalle case. I corpi sono stati bruciati, portati via per essere eliminati, sepolti, mai trovati, o in alcuni casi lasciati a essere mangiati da cani e maiali.

Mirkinson spera che la gente leggerà la relazione e che questa stimoli un rinnovato interesse per Haiti da parte delle comunità progressiste e per i diritti umani.

“Nella storia recente, gli Stati Uniti hanno rovesciato due volte il governo, impedito due volte le elezioni democratiche e trattato Haiti come una neocolonia”, ha detto Mirkinson. “Haiti è nel nostro emisfero, 260 milioni di dollari delle nostre tasse sono stati pagati per la polizia di Haiti dal 2010. Abbiamo la responsabilità di prestare attenzione”.

Azioni di solidarietà nella Diaspora Haitiana

Una serie di azioni di solidarietà ha avuto luogo in California, Montreal, Toronto, New York City e Miami nelle ultime settimane.

Il 30 settembre, Solidarité Québec-Haïti #Petrochallenge 2019 ha occupato l’ufficio elettorale del primo ministro a Montreal per tre ore e mezza. Hanno rilasciato una dichiarazione a funzionari e media chiedendo che Justin Trudeau interrompa il suo sostegno a Moise. Nel frattempo, in una conferenza stampa a Toronto, Trudeau sembrava molto disturbato dalla domanda di un giornalista sull’occupazione del suo ufficio elettorale di Montreal. Il gruppo ha proseguito con una chiassosa manifestazione il 1° ottobre, che ha portato ad un arresto e che ha anche attirato l’attenzione dei media.

Yves Engler, coautore di Canada in Haiti: Waging War on the Poor Majority, (ndt: Canada ad Haiti: Dichiarare guerra alla maggioranza povera) ha detto a Truthout che il gruppo prevede di alzare la posta in gioco durante le elezioni canadesi.

“Haiti è ciò che mi ha portato ad essere critico nei confronti della politica estera canadese”, spiega Engler. “Nel 2004 sono rimasto scioccato da quanto terribile fosse stato il Canada nel colpo di stato contro Aristide. La vita ad Haiti si decide a Washington e Ottawa”.

Il 1° ottobre, un gruppo di haitiani ha protestato contro Hillary e Chelsea Clinton mentre promuovevano il loro nuovo libro: The Book of Gutsy Women: Favorite Stories of Courage and Resilience (ndt: Il libro delle donne coraggiose: Storie predilette di coraggio e resilienza) al Kings Theater di Brooklyn, New York.

L’avvocato per i diritti umani Èzili Dantò ha dichiarato di sostenere le proteste del KOMOKODA (il Comitato per la mobilitazione contro la dittatura ad Haiti) che  ha investigato  sulle apparizioni pubbliche dei Clinton.

“Sappiamo i danni che i Clinton hanno fatto alle donne haitiane”, ha detto Dantò a Truthout. “Le donne haitiane non permetteranno che la loro agonia e la povertà imposta colonialmente sia usata da parassiti come Hillary e Bill Clinton”.

Ricot Dupuy, un giornalista haitiano di Radio Soleil a New York City, ha detto di ritenere l’allora Segretario di Stato americano Hillary Clinton responsabile dell’insediamento di Michel Martelly come presidente, inaugurando un’era di governo illegittimo che ancora oggi sta uccidendo gli haitiani.

Il 2 ottobre, Haiti Action Committee ha tenuto una marcia e un raduno con studenti della South Bay, insegnanti, attivisti per i diritti umani della comunità nel centro di San Jose, California. Hanno espresso solidarietà con la rivolta del popolo haitiano e hanno chiesto di porre fine al sostegno degli Stati Uniti alla dittatura e agli squadroni della morte ad Haiti. Sei attivisti hanno bloccato l’ingresso al Palazzo Federale mentre cantavano “Stop massacri ad Haiti!”.

Il 3 ottobre, gli haitiani americani hanno partecipato ad una tavola rotonda di ascolto organizzata dalla congressista statunitense Frederica Wilson con la portavoce USA della House Nancy Pelosi come ospite a Miami, Florida.

Il 9 ottobre, Solidarité Québec-Haïti #Petrochallenge 2019 ha tenuto una conferenza stampa  reiterando la sua richiesta di denuncia di Jovenel Moise da parte di Trudeau.

E il 13 ottobre il gruppo ha tenuto una manifestazione di protesta fuori dall’ufficio elettorale di Trudeau a Montreal.

Dantò ha detto che il sostegno degli haitiani che vivono nella diaspora ora solidali con le masse nelle strade non è mai stato così alto. Tuttavia, si preoccupa delle macchinazioni politiche a Washington.

Truthout ha chiesto un aggiornamento al Congressional Caribbean Caucus e ha ricevuto una dichiarazione del personale contenente queste affermazioni:

Il paese sta vivendo carenza di carburante, mancanza di acqua pulita, diminuzione delle riserve alimentari e molto altro ancora, mentre le proteste si intensificano… Speriamo che le elezioni parlamentari del 27 ottobre si svolgano come previsto e senza violenza.

Il 17 ottobre è il Dessalines Day, festa nazionale ad Haiti che commemora la morte nel 1806 di Jean-Jacques Dessaline, un grande eroe dell’indipendenza haitiana. E’ anche il primo anniversario di una giornata di sangue per i manifestanti contro Jovenel Moise: due persone sono state uccise l’anno scorso e molte altre sono rimaste ferite. Il trascorrere di un anno intero è un indelebile promemoria del fatto che la pazienza che Moise ha chiesto al popolo l’anno scorso non ha avuto per tutto questo tempo alcuna risposta di una qualsiasi azione positiva o significativa.

“Haiti è intrappolata in un circolo vizioso”, ha detto Vorbe, “ma vogliamo prepararci per il nostro futuro”.

Molte delle masse di persone che si prevede saranno per le strade il 17 ottobre porteranno rami di alberi frondosi; la maggior parte non ha i soldi per cartelloni e pennarelli magici. E non ne hanno bisogno: il ramo è il simbolo della mobilitazione del popolo haitiano. Il patto storico per la ribellione nel 1804, col rischio di spargimenti di sangue, è stato fatto in montagna, fuori dalla vista dei sorveglianti e dei padroni. E’ stato portato anche da coloro che combattono la tirannia dei loro tempi durante l’era di Duvalier. Il ramo frondoso è il segno di quelle ramificazioni.

Dal suo osservatorio accademico presso l’Istituto di studi haitiani di Lawrence, Kansas, Accilien ha detto di stare lottando per trovare le parole su questo momento.

“Sembra questo un momento di passi avanti e passi indietro. Si intravede una speranza, ma abbiamo già visto questi momenti”, ha detto Accilien. “Quando ci sarà qualcos’altro? Quando toccherà ad Haiti raccontare la storia?

di Frances Madeson, Truthout

“Copyright, Truthout.org. Permesso di ripubblicazione”

 

Traduzione dall’inglese di Annalaura Erroi

Categorie: America Centrale, Internazionale, Politica
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