Bruxelles: attivisti per la pace riuniti per dire No alla guerra-No alla NATO

12.07.2018 - World beyond War

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Bruxelles: attivisti per la pace riuniti per dire No alla guerra-No alla NATO
(Foto di Vrede.be)

Di Pat Elder, World BEYOND War

Il weekend del 7 e 8 luglio ha visto il movimento pacifista europeo riunirsi a Bruxelles, in Belgio, per inviare un chiaro messaggio alla comunità mondiale: “No alla guerra – No alla NATO!

La manifestazione di sabato e il contro-vertice “no to NATO” di domenica hanno respinto gli appelli americani a tutti i 29 Stati membri della NATO di aumentare le spese militari al 2% del PIL. Attualmente, gli Stati Uniti spendono il 3,57% per i programmi militari, mentre la media delle nazioni europee è dell’1,46%. Il Presidente Trump sta esercitando pressioni sui membri della NATO affinché spendano ogni anno centinaia di miliardi di euro supplementari in vari programmi militari, molti dei quali comportano l’acquisto di armi americane e l’espansione delle basi militari.

I membri della NATO si incontreranno a Bruxelles l’11 e 12 luglio. Si prevede che il presidente Trump si rivolga con forza agli europei, mentre la maggior parte degli Stati membri esita ad aumentare la spesa militare.

Reiner Braun, copresidente dell’Ufficio internazionale per la pace (IPB) e uno degli organizzatori del contro-vertice di Bruxelles, ha definito l’aumento della spesa militare “un’idea totalmente stupida”. Braun rifletteva il convincimento della maggior parte degli europei dicendo: “Perché i paesi europei dovrebbero spendere miliardi di dollari per scopi militari, quando abbiamo bisogno di soldi per il benessere sociale, per la sanità, per l’istruzione, per la scienza? È il modo sbagliato di risolvere i problemi globali”.

La manifestazione di sabato, che ha attirato circa 3.000 persone, e il contro-vertice di domenica, con 100 rappresentanti di 15 paesi membri della NATO e di 5 paesi non membri della NATO, si sono ritrovati su quattro punti. Primo: rigetto del 2%; Secondo: resistenza contro tutte le armi nucleari, in particolare la produzione e l’impiego della nuova bomba nucleare “tattica” americana B 61-12; Terzo: condanna di tutte le esportazioni di armi; e Quarto: un appello per mettere al bando la guerra dei droni e quella che viene chiamata la “robotizzazione” della guerra.

I partecipanti sono apparsi concordi sul fatto che l’opzione più facile e quella che darebbe più frutti è, per la comunità di pace, l’eliminazione delle armi nucleari dal continente. Attualmente, le bombe americane B 61 sono pronte per essere sganciate da aerei lanciati da basi militari in Belgio, Olanda, Italia, Germania e Turchia. Molte di queste armi sono 10-12 volte più grandi della bomba che ha distrutto Hiroshima. Oggi, l’obiettivo presunto è la Russia. Una profonda ironia è emersa venerdì sera a Bruxelles, quando la squadra di calcio belga ha sconfitto la squadra brasiliana durante i quarti di finale dei mondiali di calcio a Kazan, in Russia. La televisione belga ha ampiamente sottolineato come i russi siano stati molto ospitali. I sondaggi d’opinione europei mostrano una popolazione europea contraria in modo schiacciante a queste armi americane sul territorio europeo.

Ludo de Brabander, leader dell’organizzazione belga Vrede Peace Organization, ha dichiarato che le armi nucleari continuano a perdere sostegno. Intanto, i belgi e gli abitanti della vivace e bella città di Bruxelles non amano il presidente Trump. Dopo tutto, durante la sua campagna Trump ha definito la grande città “come vivere in un inferno”.

Gli attivisti antiguerra credono anche che sia possibile convincere gli Stati membri della NATO a lasciare l’alleanza. De Brabander ha inquadrato così la questione: “Perché abbiamo bisogno della NATO? Dove sono i nemici”?

In effetti, l’alleanza ha ormai superato l’obiettivo iniziale che era, apparentemente, quello di contenere l’Unione Sovietica. Quando l’Unione Sovietica è crollata, nel 1991, anziché sostenere la coesistenza pacifica il club militare della NATO, guidato dagli Stati Uniti, si è gradualmente esteso, inglobando le nazioni fino al confine con la Russia. Nel 1991 i membri della NATO erano 16. Da allora ne sono stati aggiunti altri 13, portando il totale a 29: Repubblica ceca, Ungheria e Polonia (1999), Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia (2004), Albania e Croazia (2009) e Montenegro (2017).

Gli organizzatori No-NATO chiedono a tutti noi di fermarci un momento a guardare il mondo dal punto di vista russo. Reiner Braun coglie questo sentimento: “La NATO sta sviluppando una politica di confronto contro la Russia. Lo hanno sempre fatto, e questo è sicuramente, assolutamente, il sistema sbagliato. Abbiamo bisogno di cooperazione con la Russia, abbiamo bisogno di dialogo con la Russia; abbiamo bisogno di relazioni economiche, ecologiche, sociali e tante altre”.

Intanto, il 7 luglio 2018, la Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari (ICAN) ha segnato il primo anniversario del Trattato delle Nazioni Unite sulla proibizione delle armi nucleari (TPNW). Il trattato sulla messa al bando delle armi nucleari è il primo accordo internazionale giuridicamente vincolante a vietare totalmente le armi nucleari, con l’obiettivo di giungere alla loro totale eliminazione. Finora 59 paesi hanno firmato il trattato.

Un recente sondaggio ICAN mostra un chiaro rifiuto delle armi nucleari da parte degli europei che vivono più vicino alle armi nucleari statunitensi e che potrebbero essere oggetto di un attacco nucleare o essere a rischio di un incidente nucleare.

I gruppi di pace europei e americani stanno preparando il terreno per una resistenza organizzata in vista del 70° anniversario della fondazione della NATO nell’aprile 2019.

L’articolo originale si trova qui

Traduzione dall’inglese di Giuseppina Vecchia per Pressenza

 

Categorie: Europa, Pace e Disarmo

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