I laureati del Nobel Alternativo chiedono attenzione sui cambiamenti climatici e la fine di guerre e discriminazioni

30.11.2015 - Right Livelihood Award Foundation

I laureati del Nobel Alternativo chiedono attenzione sui cambiamenti climatici e la fine di guerre e  discriminazioni
(Foto di http://www.rightlivelihood.org/)

I laureati del Right Livelihood Award del 2015, più noto come il Premio Nobel Alternativo, chiedono un rinnovato sforzo globale per risolvere la crisi del clima, garantire i diritti delle comunità LGBTI e mettere fine alla guerra.

I quattro laureati sono stati premiati oggi a Stoccolma al Parlamento svedese.

Tony De Brum, Ministro degli Esteri delle Isole Marshall, che ha ricevuto il premio onorario in nome della sua nazione, è una voce internazionale che denuncia la minaccia rappresentata dal cambiamento climatico per le isole Marshall e per le altre nazioni e isole basse e parla dei benefici di una rapida transizione a una economia a bassa emissione.

“Anni fa quando ero alle Nazioni Unite a lottare per l’indipendenza del mio paese, non avrei mai immaginato che decine di anni dopo sarei tornato a combattere per scongiurare una nuova crisi che ancora una volta minaccia la nostra sopravvivenza. Essendo solo due metri sopra il livello del mare nella vasta distesa blu del Pacifico, noi siamo letteralmente alla mercé delle onde e delle tempeste, sintomi di un mondo che si sta surriscaldando”.

Sheila Watt-Cloutier, leader degli Inuit canadesi, ha evidenziato l’impatto del cambiamento climatico sulle comunità indigene.

“Nell’Artico noi siamo lontani dai corridoi del potere, ma il cacciatore che cade in mare attraverso uno strato di ghiaccio sempre più sottile è collegato alle industrie del sud, al livello delle acque che aumenta, agli uragani sempre più violenti che minacciano gli Stati Uniti, ai ghiacciai che si sciolgono sulle Ande o sull’Himalaya, alle alluvioni delle isole. Dobbiamo pensare alla politica estera, ambientale ed economica in una stessa prospettiva”, dice Watt-Cloutier.

Kasha Jacqueline Nabagesera, attivista per i diritti umani che ha difeso con successo i diritti delle comunità LGBTI in Uganda, chiede con forza il risveglio delle coscienze per portare un cambiamento duraturo e tangibile: “Io credo che non sia lontano il giorno in cui la discriminazione delle persone sulla base di coloro che amano finirà nel cestino della carta straccia della storia”.

Gino Strada, chirurgo italiano, cofondatore di Emergency, un’associazione che ha curato oltre 6,5 milioni di persone in paesi devastati dalla guerra, chiede una coalizione globale per l’abolizione della guerra. “La guerra, esattamente come una malattia mortale, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la giusta medicina: non cura la malattia, ma uccide il paziente. Un movimento di massa che ha raccolto centinaia di milioni di persone negli anni, nei decenni, nei secoli ha cambiato la percezione della schiavitù. Quell’utopia è diventata realtà. Un mondo senza guerre è un’altra utopia che non possiamo aspettare oltre di vedere realizzata”.

Quest’anno  la  Fondazione  ha  ricevuto  ed  esaminato  128  proposte  da  53 paesi. I premiati sono 162 e provengono da 67 paesi diversi. E’ la prima volta che il Right Livelihood Award viene assegnato a persone provenienti dall’Italia e dall’Uganda.

I tre laureati del Right Livelihood Award (tranne il premiato onorario) divideranno un premio di circa 320.000 euro totali.

 

Categorie: Comunicati Stampa, Diritti Umani, Pace e Disarmo
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