Capitalismo inclusivo: un ossimoro

29.05.2014 - Silvia Swinden

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Capitalismo inclusivo: un ossimoro
(Foto di Image http://bit.ly/SRsa0N)

 

Così Clive Menzies, economista politico con esperienza nel campo della gestione di impresa e di investimenti, fondatore del progetto di ricerca Critical Thinking  presso la Free University e membro del gruppo di lavoro Occupy London Economics Working Group, commenta la Conferenza sul capitalismo inclusivo in un’intervista della BBC. La conferenza, che si è svolta a Londra il 27 maggio, ha visto la partecipazione del Principe del Galles, dell’ex presidente degli Stati uniti Bill Clinton, del direttore del FMI Christine Lagarde e del governatore della Banca d’Inghilterra Mark Carney. L’interesse è stato focalizzato su “rinnovare il sistema capitalista”.

Anche se alcuni partecipanti hanno espresso la necessità, da una parte, di adeguare il capitalismo per evitare che continui a far aumentare le disuguaglianza, e dall’altra di regolamentare meglio il sistema bancario, senza tuttavia modificarne i principi base della creazione di concorrenza e di ricchezza (in realtà concentrazione di ricchezza), Clive Menzies sottolinea alcuni dei principali difetti di base del sistema:

Uno studio del 2011 pubblicato su New Scientist rivela che 147 “super entità„ controllano il 40% di 43.060 società transnazionali e il 60% dei loro redditi. Lo studio è basato su azionisti e amministratori ma non rivela i proprietari e i controlli effettivi nascosti dietro gli intestatari nominali di fondazioni, fiduciarie e società. L’esperienza suggerisce che il potere è persino più concentrato di quanto indichi lo studio.

Questo potere senza bandiere domina la politica, i mezzi d’informazione, l’istruzione. Il capitalismo finanziario cerca di monetizzare e controllare tutto, influenzando legislazioni e regolamentazioni a proprio vantaggio.

Il potere sovranazionale deriva da tre difetti fondamentali del sistema economico, sviluppati a beneficio della classe dominante nel corso dei secoli, ma questi difetti sono state epurati dal discorso economico:

I. Accaparramento privato del valore della terra, delle risorse naturali e di altri beni comuni (come acqua, radiofrequenze, geni, natura e conoscenza), doni dalla natura (o di Dio), il cui valore viene creato comunitariamente. Il valore di questi beni deve essere condiviso a favore di tutti per finanziare i servizi pubblici e un incondizionato dividendo di cittadinanza.

II. Gli interessi sul denaro non creano ricchezza ma aumentano sistematicamente la disuguaglianza, la distruzione dell’ambiente, i conflitti e una crescita esponenziale, insostenibile del debito. Il debito deve essere non perseguibile per legge e l’usura (prestito di denaro a interesse) resa illegale. Il debito deve tornare ad essere un costrutto sociale piuttosto che avere il suo attuale ruolo di facilitare l’asportazione di ricchezza, lo sfruttamento e l’oppressione.

III. L’avanzata della tecnologia e della meccanizzazione ha reso la piena occupazione irrealizzabile, non necessaria e indesiderabile. I mezzi di sussistenza non possono essere subordinati a un lavoro retribuito, ma sono un diritto per tutti e devono essere forniti sotto forma di un dividendo di cittadinanza incondizionato sufficiente per una vita dignitosa”.

Christine Lagarde ha detto alla conferenza che “a sei anni dall’inizio della profonda crisi che ha travolto l’economia globale, le banche continuano ancora ad opporsi a qualsiasi riforma e ad essere ancora troppo interessate all’assunzione di rischi eccessivi pur di garantirsi bonus a scapito della fiducia del pubblico…Prendendo in prestito dalla ricerca di Oxfam, ha poi sottolineato come le 85 persone più ricche del mondo, che a mala pena riempirebbero un singolo bus a due piani, controllino l’equivalente della ricchezza della metà più povera della popolazione mondiale, 3,5 miliardi di persone.… e che “tra le opzioni per affrontare le disuguaglianze ci sono sistemi fiscali più progressivi e maggiore utilizzo delle tasse sulla proprietà”(The Guardian ).

Se la manifestazione di buone intenzioni è sempre la benvenuta, è anche importante notare come prendere in prestito il linguaggio dei critici del capitalismo (una forma di violenza semantica, un discorso “sotto falsa bandiera”) sia diventato una strategia per presentare una forma più “benigna” (e ora “inclusiva”) del capitalismo, senza tuttavia affrontare alcuna delle ipotesi erronee sottostanti che ne fanno un sistema bisognoso di un cambiamento radicale, piuttosto che di un’operazione di maquillage che lo fa apparire migliore pur rimanendo fondamentalmente lo stesso..

Traduzione dall’inglese di Giuseppina Vecchia per Pressenza

Categorie: Economia, Europa
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