La pluralità culturale è il futuro

03.06.2010 - Madrid - Gloria López

“Mi piace partecipare a progetti sociali per una buona causa” afferma la giovane Alana Sinkëy le cui origini conducono in Guinea Bissau. Canta e suona la chitarra in uno stile “pop-folk” e si identifica con le ragioni di questo progetto socio culturale promosso dall’associazione Panteras Negras e dalla Federazione Convergenza delle Culture.

“Ho sofferto molto come immigrata” racconta Alana “dopo il mio arrivo in Spagna, sono rimasta per un anno senza documenti ed è stata molto dura. Una volta addirittura non fui assistita dal medico perché non avevo i documenti. Per me è difficile comprendere le azioni di governi e polizia, perchè totalmente scollegate dalla gente comune”.

Le organizzazioni che promuovono il festival desiderano informare sulle iniziative dirette che diffondano un messaggio di convivenza, rispetto e pluralità delle culture, delle diverse società e delle diverse conoscenze che contribuiscono alla ricchezza della Nazione Umana Universale.”

Alana Sinkëy crede che “dal fenomeno dell’immigrazione le diverse culture possano apprendere molto”. Fa riferimento con orgoglio alla forza e alla vitalità delle donne africane ma soprattutto sottolinea “il sentimento di solidarietà, molto più diffuso. Nel mix culturale sta il nostro futuro” conclude.

Si segnala a Mixturarte anche la presenza delle Messtizzas, un gruppo composto da due donne Malagueñas (di Malaga) caratterizzate fortemente da influenze gitane, dalla miglior musica nera e da testi che trattano temi sociali con humor e ingegno. “Sono meticcia di nascita” ci racconta una delle componenti del gruppo, Silvia, “ho sangue gitano e castellano, il mix è dentro di me ed è ciò che rivendico con la mia musica e con la partecipazione ad iniziative come Mixturarte”.
Silvia spiega la ragione per fare musica: “a parte la grande passione è perché credo l’arte faccia arrivare meglio qualsiasi protesta, rivendicazione, messaggio”. Il suo è molto chiaro: “canto perché le cose cambino, non voglio morire senza aver fatto niente per questo cambiamento”.

Questa malagueña riconosce la corrente delle sue antenate “le donne gitane hanno sempre lottato molto, intimamente” e si congratula del fatto che “finalmente oggi chiediamo che i nostri diritti emergano. In effetti, a guardar bene, le donne in generale sono sempre state portavoce di rivendicazioni e rivoluzioni”.

Tradotto da Eleonora Albini

Categorie: Cultura e Media, Europa, Interviste

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