Intervista a Luca Poma, giornalista e esperto di strategie di comunicazione che ha seguito la Marcia Mondiale

02.01.2010 - Puna de Vacas - Pressenza IPA

Luca Poma è un giornalista italiano da sempre impegnato nella difesa della salute dei minori, è infatti portavoce nazionale del comitato “Giù le mani dai bambini” e autore di diversi libri e conferenze sul tema. Ha collaborato con istituzioni pubbliche regionali e nazionali sui temi delle politiche giovanili, sociali e del disagio, ed è inoltre Socio Professionista della FERPI – Federazione Relazioni Pubbliche Italiana.
Ha collaborato per tutto il 2009 alla Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza mettendo a disposizione l’ampio bagaglio di conoscenza nell’ambito della comunicazione sociale, oltre che il proprio tempo e impegno.
Dalla sala stampa organizzata nel centro studi del parco di Punta de Vacas, in attesa di festeggiare l’arrivo dei marciatori, lo abbiamo intervistato per comprendere meglio la sua scelta.

*Sei stato tra i più preziosi collaboratori per la stampa e le pubbliche relazioni della Marcia Mondiale in Italia, com’è avvenuta la decisione di contribuire a questo progetto?*

Più o meno un anno e mezzo fa ho visto sul web uno dei primi spot della Marcia Mondiale “ci siamo innamorati della parola Pace”, un video di soli 2 minuti che in modo del tutto inaspettato mi ha profondamente commosso e entusiasmato. Ho così deciso di approfondire il progetto e mi sono imbatutto nel nome di Giorgio Schultze, che conoscevo grazie a collaborazioni passate su progetti comuni di Giù le mani dai bambini e l’associazione umanista Nessuno tocchi Pierino. L’ho subito ricontattato mettendomi a disposizione di questo grande progetto e già durante il nostro primo incontro abbiamo iniziato a delineare una strategia di comunicazione per diffondere la marcia in Italia.

*Come avete lavorato in questo anno?*

Abbiamo puntato soprattutto sulla diffusione di video attraverso internet che, come la mia stessa esperienza testimonia, riescono a trasmettere dei messaggi emozionali.
Nel mio lavoro presto consulenze di strategie di comunicazione a grandi aziende, tra cui GUNA Spa che è tra i maggiori produttori mondiali di farmaci omeopatici, ricordando le parole di Gandhi che considerava l’omeopatia come la medicina per eccellenza, mi è sembrato naturale proporre di collaborare con la Marcia. L’intuizione si è dimostrata corretta e Guna è diventata lo sponsor ufficiale della Marcia in Italia, ma la cosa più interessante è stata il fatto che la marcia è stata vissuta dai dipendenti Guna come un progetto proprio più che come una sponsorizzazione. A dimostrazione di questo c’è un aneddoto molto divertente che vede il Presidente di Guna andare ad intervistare personalmente i ragazzi che formavano il corteo del passaggio dell’equipe base della marcia a Milano.
Un’ esperienza molto interessante legata alla mia collaborazione con la marcia, è stata il bando della Pubblica Istruzione “Facciamo la Pace” lanciato sul web per i ragazzi delle medie, in collaborazione col Campu italiano dell’ONU. Hanno partecipato più di 150 scuole, che hanno lavorato per mesi con i ragazzi sui temi della pace e la nonviolenza. Gli elaborati che sono arrivati (migliaia, gli organizzatori non sapevano più dove metterli) erano di ogni genere, ma la cosa che più mi ha colpito è stato l’alto livello qualitativo.
Questa è stata la testimonianza del fatto che quando un messaggio è davvero valido e potente, come in questo caso, non c’è bisogno di molte parole perchè la gente lo faccia proprio.

*Oggi è l’ultimo giorno della Marcia, come sintetizzeresti questa lunga collaborazione?*

La Marcia Mondiale è stata tra le più emozionanti esperienze che abbia mai vissuto e ora che sta terminando il suo percorso sto già pensando al futuro, a come questa magnifica esperienza possa continuare, soprattutto per quanto riguarda le relazioni che si sono create.
Mi piace pensare che la marcia possa ripetersi, magari come una risposta da parte della gente a una situazione critica a livello planetario. Inoltre mi piace l’idea di una marcia che sia verso qualcosa, per esempio una marcia verso l’Afganistan, come un evento mirato, con un obiettivo preciso, perchè questo modello di attivazione di persone e emozioni possa essere ripetuto più volte.

Categorie: Cultura e Media, Interviste, Sud America
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