I piani USA per la difesa missilistica intralciano i colloqui sul disarmo nucleare con la Russia

15.07.2009 - New York - Alice Slater

Deludendo le aspettative, nel loro recente incontro Obama e Medvedev hanno soltanto concordato tagli minori nei loro rispettivi arsenali, a causa dell’indisponibilità statunitense a cancellare i propri progetti per basi radar e missilistiche in Polonia e nella Repubblica Ceca, considerate dalla Russia come minacce alla propria sicurezza. In pratica, si è compiuto un giro di 360 gradi, tornando così alla situazione del 1986 e al summit Reagan-Gorbaciov, quando i negoziati per l’abolizione totale degli armamenti nucleari fallirono in seguito al rifiuto di Reagan di abbandonare i piani statunitensi della cosiddetta “iniziativa di difesa strategica per il controllo dello spazio”.

Anche Clinton aveva respinto le possibilità offerte dalle proposte di Putin di ridurre a 1.000 le testate nei nostri arsenali. Dopo la ratifica da parte della Russia dello START II e del CTBT (trattato per l’interdizione totale dei test nucleati) nel 2000, Putin chiese nuovi negoziati per la riduzione dei missili a lunga gittata da 3.500 a 1.500, o addirittura a 1.000, aumentando la posta di 2.500 testate rispetto a quanto previsto. Putin acccompagnò questa proposta lungimirante con un severo avvertimento: tutte le proposte russe sarebbero state ritirate dal tavolo delle trattative se gli Stati Uniti, in violazione del trattato antimissili balistici (ABM), avessero continuato nella costruzione dello scudo spaziale.

La cosa sbalorditiva fu che alcuni appunti di un diplomatico USA fatti pervenire dalla Russia al Bulletin of Atomic Scientist rivelarono come Clinton stesse rassicurando la Russia, dicendo che non aveva nulla da temere dallo scudo spaziale purché mantenesse 2.500 ordigni in stato di allerta e di launch-on warning (lancio su allarme). Nel rifiutare l’offerta di Putin per una riduzione delle testate a 1.000 unità, gli Stati Uniti assicuravano la Russia che con 2.500 testate sarebbe stata in grado di superare lo Scudo e lanciare un “contrattacco distruttivo”! Se invece l’amministazione Clinton avesse accettato il piano di Putin, Stati Uniti e Russia avrebbero potuto convocare ai negoziati per l’eliminazione delle bombe tutti gli stati nucleari, persino quelli con un arsenale di qualche centinaio di unità o anche meno.

Bush si ritirò unilateralmente dal trattato sui missili anti-balistici (ABM), perseguendo i piani statunitensi di “dominio e controllo dell’uso militare dello spazio, per proteggere gli interessi e gli investimenti degli Stati Uniti”, come stabilito nella dichiarazione dello Space Command’s Vision 2020, e dal rapporto della commisssione Rumsfield del 2000.

Se Obama fosse stato disposto a rinunciare all’illusorio scudo spaziale (incapace di offrire una qualunque protezione contro eventuali missili, poiché questi potrebbero facilmente essere accompagnati da uno sbarramento di indistinguibili esche in grado di rendere inutilizzabili le difese antimissili), allora la Russia avrebbe potuto forse accettare una maggiore riduzione dei reciproci arsenali, che contano ormai circa 25.000 testate, mentre solo un altro migliaio sono nelle mani delle altre sette potenze nucleari, cioè Gran Bretagna, Francia, Cina, India, Pakistan, Israele, e Corea del Nord. Se Russia e Stati Uniti riducessero la loro scorta di bombe nucleari fino a 1.000 unità, o anche meno, avrebbero allora anche l’autorità morale necessaria per portare tutte le altre potenze nucleari al tavolo delle trattative per l’eliminazione di tutti gli armamenti nucleari.

Le numerose reazioni da esperti e commentatori USA, fortemente critici e sprezzanti nei confronti dell’obiettivo di Obama di una abolizione delle armi nucleari, mettono in evidenza il fatto che Obama si trova a dover superare la resistenza dei vecchi combattenti della guerra fredda del Pentagono e quella dei laboratori di armi prima di poter arrivare a un mondo senza armi nucleari. Ma deve anche affrontare i manovratori delle armi spaziali e degli scudi anti-missili, con i milioni di dollari spesi in maniera spregiudicata da quelle ditte fornitrici del Pentagono il cui personale è ora formato da membri del Congresso e da assistenti di Capitol Hill. Questo corrotto sistema a “porte girevoli” fa azione di lobby presso il Congress e finanzia le campagne per la ri-elezione di vari membri sui quali si può così fare affidamento perché venga assicurata all’intero complesso militare-industriale-accademico-congressuale una sostanziosa circolazione di danaro, a scapito del disarmo nucleare e della pace mondiale.

Alice Slater è il direttore di New York della Nuclear Age Peace Foundation e fondatrice di Abolition 2000 (http://www.abolition2000.org)

(Traduzione dall’inglese di Giuseppina Vecchia).

Categorie: Internazionale, Nord America, Opinioni, Questioni internazionali

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