{"id":999796,"date":"2019-12-20T10:50:51","date_gmt":"2019-12-20T10:50:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.pressenza.com\/?p=999796"},"modified":"2019-12-20T10:53:01","modified_gmt":"2019-12-20T10:53:01","slug":"la-voce-dei-senza-voce-racconti-dei-migranti-del-centroamerica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/12\/la-voce-dei-senza-voce-racconti-dei-migranti-del-centroamerica\/","title":{"rendered":"La voce dei senza voce. Racconti dei migranti del Centroamerica"},"content":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno la <em><a href=\"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2019\/12\/la-casa-del-peregrino-migrante-di-huichapan-in-messico-un-esempio-di-umanita\/\">Casa del peregrino migrante<\/a> <\/em>di Huichapan, di cui si \u00e8 parlato nello scorso articolo, ha aperto le braccia a circa 10.000 migranti, offrendo quella stessa empatia e solidariet\u00e0 con cui \u00e8 stata costruita. Bambini, giovani madri, ragazzini e adulti denunciano con la loro presenza l\u2019ingiustizia di questo mondo.<\/p>\n<p>Dopo essersi scrollati di dosso il freddo e le intemperie del viaggio i centroamericani ripartono il giorno successivo verso i propri destini. Molti hanno paura di salire nuovamente sul dorso della \u201cBestia\u201d, ossia quei treni merci che tagliano da sud a nord il Messico, ma spesso la loro paradossale condizione di \u201cillegalit\u00e0\u201d umana li costringe a scegliere certi mezzi di trasporto piuttosto che altri.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-999806 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/treno.jpg\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1229\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/treno.jpg 2048w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/treno-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/treno-768x461.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/treno-720x432.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n<p>\u201cCi leghiamo al treno per evitare di cadere addormentati sulle rotaie; alcuni hanno perso braccia e gambe, altri sono morti. Dobbiamo stare attenti ai nostri zaini affinch\u00e9 non si impiglino nei ganci dei vagoni, quando aspettiamo il momento giusto per potere salire e non ci trascinino\u201d racconta una giovane coppia di salvadoregni diretta nuovamente verso gli Stati Uniti per ricongiungersi con la figlia, strappata dalle braccia della madre dalla polizia migratoria statunitense. \u201cDa anni vivevamo negli Stati Uniti; mia figlia \u00e8 nata l\u00ec,\u201d mi dice la madre di ventiquattro anni davanti alla Bestia. \u201cUna mattina mio marito and\u00f2 a lavorare e io rimasi a casa con nostra figlia. Dopo qualche ora bussarono alla porta, dissero di essere agenti della immigrazione in borghese; mi chiesero i documenti e mi rimpatriarono per la mia situazione di illegalit\u00e0. Mi tolsero mia figlia di pochi anni dalle braccia dicendomi che l\u2019avrebbero tenuta in custodia loro. Si rifiutarono di affidarla ai miei parenti legalmente residenti nel loro paese. Dopo essere stata rimpatriata dissero a mio marito che avrei dovuto ritornare negli Stati Uniti per contestare il caso e dimostrare l\u2019illegalit\u00e0 del procedimento della polizia. Mio marito torn\u00f2 in Salvador per me. Due mesi dopo ripartimmo per gli Stati Uniti; arrivati in Chiapas la polizia federale strapp\u00f2 davanti ai miei occhi il permesso speciale che mi avevano dato, dicendo che avremmo fatto meglio a dimenticarci di nostra figlia e tornare in Salvador.\u201d<\/p>\n<p>\u201cSiamo riusciti a sfuggire ai sequestri delle<em> maras <\/em>(organizzazioni internazionali di bande criminali) e la <em>Guardia nacional <\/em>(istituzione che funge da polizia nazionale fondata il 26 marzo di quest\u2019anno dall\u2019attuale presidente messicano Lopez Obrador) ci ha sparato lungo il cammino\u201d continua il padre della bambina.<\/p>\n<p>Nella <em>Casa del peregrino<\/em> pi\u00f9 di una volta si \u00e8 tentato di curare ferite da arma da fuoco. \u201cA volte sono le stesse guardie di sicurezza del treno che ci sparano, a volte invece ci obbligano a pagare per poter salire\u201d mi racconta un signore honduregno fuori dalla cucina del rifugio. \u201cGuarda i miei polsi\u201d dice rimboccandosi le maniche della felpa. \u201cDopo essere scappato da un gruppo di centroamericani che avevano cercato di\u00a0 uccidermi, chiesi aiuto a un agente della polizia federale dicendo che mi avevano rubato lo zaino con i documenti, il cellulare e i soldi. Pensavo di essere al sicuro; mi fece entrare nella volante, prese una radio walkie talkie dicendo di aver trovato un migrante. Mi consegn\u00f2 al cartello <em>Nuevas generaciones, <\/em>che gli diede dei soldi e se ne and\u00f2. Mi ammanettarono minacciandomi di morte; volevano che la mia famiglia pagasse un riscatto in cambio della mia vita. Di notte mi ruppi la base del pollice e riuscii a sfilarmi le manette.\u201d Mi mostra le ferite attorno ai polsi e uno al metacarpo. \u201cPer mostrarmi la loro determinazione mi ferirono con un machete sulla natica: \u00e8 per questo che cammino a fatica. Voglio denunciare alle organizzazioni per i diritti umani quello che sto vivendo e avvisare la mia famiglia che sto bene\u201d.<\/p>\n<p>A detta dei migranti, da quando Trump ha minacciato di imporre dazi doganali ai prodotti di importazione messicani fino a che il paese non avesse risolto il problema della \u201cmigrazione illegale\u201d, la politica migratoria si \u00e8 inasprita ulteriormente, causando un aumento della corruzione alla frontiera. Il pericolo per\u00f2 proviene anche dagli stessi centroamericani che entrano nelle gang messicane. \u201cI nostri stessi connazionali pattugliano i treni, ci chiedono cento dollari per proseguire il viaggio. Spesso abusano sessualmente le nostre mogli e figlie. Mostrano machete e pistole per intimorirci; alcuni di noi si sono ribellati e hanno perso la vita. Noi siamo riusciti a nasconderci nel treno, in un punto dove non ci potessero vedere\u201d mi racconta un ragazzo guatemalteco accanto ai binari. \u201cSiamo partiti in varie centinaia, quelli che vedi sono i sopravvissuti\u201d continua, mostrandomi il gruppo di ventisette persone. \u201cDurante il viaggio ci dividiamo e ciascuno prende la sua strada. A volte ci incontriamo nelle case rifugio sparse lungo il percorso. Spesso si infiltrano nei nostri gruppi informatori delle <em>maras <\/em>e dei cartelli; dobbiamo sempre stare allerta e non fidarci dei nuovi arrivati. Li riconosciamo rapidamente dai loro comportamenti: tentano di creare un legame di fiducia parlando molto e assicurando di essere delle buone guide. Capita a volte che ci vogliano regalare dei vestiti, che in realt\u00e0 servono a segnalare le vittime designate ai gruppi mafiosi per cui lavorano. Alcuni di noi viaggiano con i <em>polleros<\/em> (persone che vengono assoldate come guide nei paesi di origine; un viaggio dall\u2019Honduras fino agli Stati Uniti costa circa diecimila dollari) per evitare di incorrere in questi rischi.\u201d<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-999815 size-full\" src=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/binari.jpg\" alt=\"\" width=\"2048\" height=\"1229\" srcset=\"https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/binari.jpg 2048w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/binari-300x180.jpg 300w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/binari-768x461.jpg 768w, https:\/\/www.pressenza.com\/wp-content\/uploads\/2019\/12\/binari-720x432.jpg 720w\" sizes=\"auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px\" \/><\/p>\n<p>\u201cSpesso ci chiedono perch\u00e9 migriamo\u201d interviene un ragazzo honduregno di ventisette anni, seduto sui binari accanto ai suoi quattro cugini. \u201cIn Honduras c\u2019\u00e8 una dittatura, il presidente \u00e8 rimasto in carica due anni oltre il suo mandato. Le tasse sono aumentate, l\u2019educazione e la sanit\u00e0 sono state privatizzate, diventando un privilegio per la classe alta. Gli uomini vengono minacciati dalle <em>maras<\/em> salvadoregne perch\u00e9 entrino nelle loro organizzazioni criminali; quando ci rifiutiamo ci picchiano e minacciano le nostre famiglie. Molti bambini lavorano come <em>halcones<\/em>, ossia sentinelle delle <em>maras,<\/em> pattugliando le strade con walkie talkie per segnalare persone da sequestrare. L\u2019unico posto sicuro sono le nostre case. E\u2019 per questa situazione insostenibile che decidiamo di rischiare le nostre vite mettendoci in viaggio; sappiamo in quanti partiamo, ma non sappiamo in quanti arriveremo. Ci affidiamo unicamente a Dio. Fortunatamente abbiamo incontrato anche gente di buon cuore, che ci aiuta dandoci qualche soldo, un pasto caldo, buoni consigli e occasionalmente un tetto sotto cui dormire. Ieri\u00a0 notte ad esempio stavamo dormendo in un parco; mi sveglio poco prima dell\u2019alba e osservo una donna che per due volte si avvicina a noi per poi andarsene. Pensava che fossi un criminale; la terza volta decide di parlarci e ci chiede se avevamo fame. E stato cos\u00ec che la signora ci ha offerto una tazza di caff\u00e8 e dei <em>tamales <\/em>caldi. Anche i rifugi sono un grande aiuto per noi migranti; ci possiamo lavare e spesso ci offrono dei vestiti, zaini e scarpe con cui proseguire il nostro cammino.\u201d Esempi di luci nell\u2019oscurit\u00e0, speranza di un mondo migliore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quest\u2019anno la Casa del peregrino migrante di Huichapan, di cui si \u00e8 parlato nello scorso articolo, ha aperto le braccia a circa 10.000 migranti, offrendo quella stessa empatia e solidariet\u00e0 con cui \u00e8 stata costruita. 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