{"id":99614,"date":"2014-04-07T17:38:09","date_gmt":"2014-04-07T16:38:09","guid":{"rendered":"http:\/\/www.pressenza.com\/?p=99614"},"modified":"2014-04-07T19:59:07","modified_gmt":"2014-04-07T18:59:07","slug":"acque-agitate-dellinformazione-antinucleare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.pressenza.com\/it\/2014\/04\/acque-agitate-dellinformazione-antinucleare\/","title":{"rendered":"Le acque agitate dell&#8217;informazione antinucleare"},"content":{"rendered":"<p><em>Ci \u00e8 arrivato questo scritto di Giorgio Ferrari, esperto di combustibile nucleare, all&#8217;interno di uno scambio di opinioni e mails tra persone che si occupano, a vari livelli, di questioni antinucleari. Gli abbiamo chiesto se potevamo pubblicarlo e lui ci ha dato il permesso. Non \u00e8 nato come articolo ma diremmo che dice diverse cose importanti ed interessanti.<b><br \/>\n<\/b><\/em><\/p>\n<p>Giorni fa mi \u00e8 stato chiesto che ne pensavo di alcune notizie riportate nel suo sito da Gianni Lannes circa l\u2019attivit\u00e0 del CISAM (Centro Interforze Studi e Applicazioni Militari). Leggo cos\u00ec che da quell\u2019impianto militare sono spariti 350 metri cubi di scorie solide ad alta attivit\u00e0 (forse sepolte in una miniera siciliana), che sempre al CISAM negli anni 70 si sono fatti studi per l\u2019impiego di plutonio nei reattori civili o di elementi di combustibile sperimentali per studiare la conversione uranio-plutonio, riconducibili ad oscure attivit\u00e0 strategiche che in altri articoli vengono attribuite anche al centro nucleare della Trisaia attraverso le attivit\u00e0 della Combustibili Nucleari.<\/p>\n<p>Giornalismo battagliero quello di Lannes, magari un po\u2019 confuso e complottardo, ma come biasimarlo in un paese dove la <i>glasnost<\/i> rischia di passare per un ingrediente da pasticceria?<\/p>\n<p>Poi per\u00f2 leggo una lettera dell\u2019USPID (Unione scienziati per il disarmo, di cui fanno parte eminenti personalit\u00e0 scientifiche) indirizzata al Presidente del consiglio, al Ministro degli esteri e al Ministro della difesa che ha per oggetto \u201cmateriale fissile da armi nucleari nel territorio italiano\u201d e, appena dopo, un articolo di Massimo Zucchetti sul manifesto del 10 marzo che, riprendendo l\u2019argomento (ma scrupolosamente evitando di riferirsi ad armamenti nucleari), parla di camion carichi di materiale radioattivo che attraversano la citt\u00e0 di La Spezia per poi essere imbarcati verso destinazione ignota. Ancora sul manifesto del 26 marzo leggo (Il pacco atlantico \u2013Di Francesco e Dinucci) che il potenziale nucleare militare USA\/NATO \u00e8 <i>\u201cora accresciuto dalla fornitura del Giappone agli USA di oltre 300Kg di plutonio e una grossa quantit\u00e0 di uranio arricchito\u2026cui si aggiungono 20 Kg da parte dell\u2019Italia\u201d<\/i>. Infine registro dal sito \u201cenergia felice.it\u201d di Mario Agostinelli che <i>\u201cCon 70 reattori in costruzione in tutto il mondo di oggi, altri 160 o pi\u00f9 programmati a venire durante i prossimi 10 anni e centinaia di impianti in cantiere, l\u2019industria nucleare globale sta chiaramente avanzando con forza.\u201d<\/i><\/p>\n<p>Confesso di essere spaventato da questi interventi, non perch\u00e9 non ne capisca le motivazioni (condivido in pieno le preoccupazioni di Agostinelli e Zucchetti, cos\u00ec come le considerazioni di Dinucci e Di francesco sulla NATO e gli USA), ma per gli effetti che questi possono avere sull\u2019opinione pubblica in generale e sulla attendibilit\u00e0 di chi si oppone al nucleare, nel momento in cui si lascia intendere che in Italia si sia \u201cgiocato\u201d con gli armamenti nucleari, alimentando sospetti su ogni movimentazione di materiale radioattivo che si muove nel paese; o che siano sparite 350 tonnellate di rifiuti, oppure che il Giappone abbia regalato agli USA 300 Kg di plutonio e l\u2019Italia 20. Io penso che un conto \u00e8 protestare (con tutto il fiato, non ho dubbi) per la mancata informazione, per le regole violate o messe da parte, un altro \u00e8 utilizzare le malefatte del potere per far credere all\u2019opinione pubblica cose non vere. A pensar male del nucleare e dei suoi sostenitori non si fa peccato, ma guai a commettere noi lo stesso peccato di cui li accusiamo: quello di disinformare seminando allarmismo e sconforto.<\/p>\n<p>Nel 2004 gli USA hanno varato il programma Global Threat Reduction Initiative (GTRI) sotto l\u2019egida del Ministero della Difesa americano e in particolare della NNSA (National Nuclear Security Agency, parente stretta della pi\u00f9 nota NSA). Lo scopo \u00e8 quello di ritirare e portare negli USA (con molta discrezione, per non dire in segretezza) il materiale fissile e\/o altamente radioattivo disseminato in migliaia di piccoli reattori sperimentali o di ricerca in tutto il mondo, compresi paesi dell\u2019Est e arabi. Si tratta di materiale spesso classificato come \u201cweapon grade\u201d perch\u00e9 altamente arricchito (anche al 90%, ma che non ha niente a che vedere con gli armamenti), di piccole quantit\u00e0 (alcuni Kg) che giace spesso abbandonato e con scarsi controlli. Perch\u00e9 gli USA lo vogliono ritirare? Per due motivi: il primo \u00e8 impedire che questa roba possa servire per attivit\u00e0 terroristiche (attentati, ricatti); il secondo \u00e8 che nella quasi totalit\u00e0 dei casi \u00e8 materiale fornito da ditte USA a partire dal varo del programma Atoms for peace. Il programma GTRI (di cui in parte sono espressione i vertici biennali sulla sicurezza nucleare mondiale, ultimo quello dell\u2019Aja) riguarda anche l\u2019Italia: il trasporto di La Spezia rientra in questo quadro, cos\u00ec come ci rientrava quello avvenuto l\u2019anno scorso a luglio dal centro di Rotondella per cui si scatenarono le ipotesi pi\u00f9 fantasiose e allarmistiche poi smentite (rimpatrio delle barre di Elk River e\/o soluzioni radioattive imbarcate su aerei militari,etc). In realt\u00e0 si \u00e8 trattato di trasporti messi in conto gi\u00e0 al vertice di Seoul del 2012 nell\u2019ambito del CPPNM Convention on Physical Protection of Nuclear Material: (<a href=\"https:\/\/www.nss2014.com\/sites\/default\/files\/documents\/highlights_of_the_seoul_nuclear_security_summit120403.pdf\">https:\/\/www.nss2014.com\/sites\/default\/files\/documents\/highlights_of_the_seoul_nuclear_security_summit120403.pdf<\/a>; <a href=\"http:\/\/nnsa.energy.gov\/mediaroom\/pressreleases\/italynss\">http:\/\/nnsa.energy.gov\/mediaroom\/pressreleases\/italynss<\/a>) che non ci voleva molto a mettere in relazione col programma GRTI. Stesso discorso vale per il materiale radioattivo consegnato dal Giappone agli USA (non solamente plutonio) che proviene da un programma bilaterale (USA-Giappone) del 1967 sul combustibile per reattori veloci gestito dall\u2019autorit\u00e0 di sicurezza giapponese e denominato FCA-Fast Critical Assembly, come chiarisce questo comunicato del governo USA:<\/p>\n<p>(<a href=\"http:\/\/www.whitehouse.gov\/the-press-office\/2014\/03\/24\/fact-sheet-cooperation-japan-s-fast-critical-assembly\">http:\/\/www.whitehouse.gov\/the-press-office\/2014\/03\/24\/fact-sheet-cooperation-japan-s-fast-critical-assembly<\/a>). Per contro \u00e8 di tutta evidenza (ed \u00e8 giusto preoccuparsene) che il Giappone non ha nessuna intenzione di ridurre lo stock di plutonio ottenuto dal riprocessamento del combustibile esaurito delle sue centrali nucleari: (<a href=\"http:\/\/www.nti.org\/gsn\/article\/japan-defends-retaining-large-stockpile-plutonium\/?mgs1=ba9ffg9lCG\">http:\/\/www.nti.org\/gsn\/article\/japan-defends-retaining-large-stockpile-plutonium\/?mgs1=ba9ffg9lCG<\/a> )<\/p>\n<p>Quanto al CISAM\/CAMEN posso dire che gli studi degli anni \u201970 sopracitati, sono stati realizzati con tecnici civili (un professore della Facolt\u00e0 di Ingegneria di Pisa e un mio collega del settore nucleare Enel) e non avevano nulla di sospetto (peraltro sono tutti disponibili nella biblioteca della facolt\u00e0 di Ingegneria a Pisa) dato che l\u2019impiego di Plutonio nelle centrali nucleari dell\u2019Enel era gi\u00e0 una realt\u00e0 ed io personalmente ne controllavo la fabbricazione del combustibile tra cui anche quello fornito dalla societ\u00e0 Combustibili Nucleari per la centrale di Latina in un edificio ospitato nel centro ENEA (allora CNEN) di Rotondella che non aveva nulla a che vedere con quanto fa intendere Lannes nei suoi articoli.<\/p>\n<p>Altro \u00e8 capire cosa ha fatto e sta facendo il CISAM con il decommisioning dell\u2019impianto di S. Piero a Grado. Io ho cercato di farlo (insieme ad Angelo Baracca) in due conferenze a Pisa e Livorno, con l\u2019individuare le criticit\u00e0 dello smaltimento e trattamento dei rifiuti solidi e liquidi messo in atto grazie ad una normativa ad hoc per il settore militare che\u00a0 secondo me contrasta con le leggi nazionali e le normative internazionali: tutte indicazioni confluite in un esposto presentato alla magistratura di Livorno e che mi hanno valso il diniego dell\u2019autorit\u00e0 militare ad accedere al sito in occasione di una visita programmata dal Movimento 5 stelle (<a href=\"http:\/\/senzasoste.it\/livorno\/cisam-giornate-convulse-ma-va-proprio-tutto-bene-no\">http:\/\/senzasoste.it\/livorno\/cisam-giornate-convulse-ma-va-proprio-tutto-bene-no<\/a>).<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019articolo di Mario Agostinelli vorrei evidenziare che di tutti i reattori in costruzione, quelli che si stanno realizzando in Europa e USA si contano sulle dita di una mano, essendo il resto dislocato nei paesi dell\u2019est, prossimo ed estremo, mentre quelli annunciati stanno solo sulla carta e, a mio parere, vi resteranno a lungo per i motivi esaurientemente elencati da Angelo Baracca. Aggiungo solo considerazioni -diciamo cos\u00ec- di \u201cfase\u201d che tengono conto della crisi in corso.<\/p>\n<p>Che l\u2019industria nucleare sia diventata globale in virt\u00f9 delle fusioni societarie, oltre che cosa non nuova, \u00e8 un sintomo di difficolt\u00e0 non di forza: \u00e8 la stessa difficolt\u00e0 che ha indotto il settore automobilistico mondiale (un esempio tra i tanti) a concentrarsi con altrettante fusioni, \u00e8 il naturale (e quasi obbligato) processo seguito dal capitale per continuare ad accumulare ricchezza. Ma da qui a riuscirci \u00e8 un altro discorso, soprattutto quando si ha a che fare non con un bene di consumo come l\u2019automobile, ma con \u201cmacchine\u201ddi enorme complessit\u00e0 e difficolt\u00e0 come i reattori nucleari. E\u2019 fuor di dubbio che ci sia una sollecitazione al nucleare civile riconducibile a politiche di potenza, ma \u00e8 pur vero che per alimentare un arsenale militare non servono decine di centrali elettriche, senza contare che il materiale fissile delle bombe non si deteriora (salvo il trizio che va rimpiazzato). Dunque io credo che nell\u2019opzione nucleare non sia preponderante la componente militare, ma quella legata ai profitti del settore energetico, in particolare in quelle nazioni in cui industria e finanza sono influenzate, pi\u00f9 che in altre, dalla politica dei rispettivi governi: \u00e8 il caso di Russia, India, Cina, ma \u00e8 anche il caso di Giappone e Francia che stanno pagando (Giappone) o pagheranno (Francia) questa scelta con costi considerevoli. Certamente non \u00e8 il caso degli USA dove, nonostante i forti incentivi previsti dal governo federale a costruire impianti nucleari, gli ordinativi sono crollati; ma nemmeno \u00e8 il caso della Germania in cui l\u2019industria del settore \u00e8 uscita prima dal progetto EPR e poi ha ripensato una strategia energetica completamente diversa.<\/p>\n<p>Quello che voglio dire insomma \u00e8 che l\u2019opzione nucleare a livello mondiale, vive se l\u2019occidente capitalista, nel suo complesso, la persegue perch\u00e9 qui sta il cuore tecnico, organizzativo e finanziario del \u201cmostro\u201d. Certo anche i russi sanno fare i reattori (gli ultimi VVR sono all\u2019altezza di quelli occidentali), ma possono da soli sostenere (tecnicamente e finanziariamente) i programmi di Cina, India etc ancorch\u00e9 questi non si rivelino un bluff?<\/p>\n<p>A questo punto vorrei sottoporre alcune questioni operative riguardanti la situazione nazionale e quella internazionale.<\/p>\n<p><b>Situazione nazionale<\/b><\/p>\n<p>Da parte istituzionale c\u2019\u00e8 l\u2019idea (per ora solo un annuncio) di creare un osservatorio sui rifiuti che dovrebbe essere propedeutico alla definizione del deposito nazionale. Poco o nulla mi risulta sulla riorganizzazione delle competenze di controllo (Agenzia per la sicurezza) e di quelle operative (ruolo di Sogin) su cui l\u2019anno scorso c\u2019era stata una presa di posizione del Comitato si alle rinnovabili, no al nucleare. Di certo la sistemazione dei rifiuti \u00e8 quella che \u00e8, e la costruzione di depositi temporanei a Saluggia e Trisaia (che potrebbero anche diventare definitivi) non soddisfa. Sul deposito di Saluggia non ho avuto modo di intervenire, ma su quello della Trisaia s\u00ec, con la presentazione di controdeduzioni tecniche e procedurali alla commissione VIA riguardo al deposito temporaneo e all\u2019impianto di trattamento, la quale ne ha accolte solo una minima parte ( a chi \u00e8 interessato la documentazione \u00e8 disponibile). Ho tentato anche di sensibilizzare i sindaci dei comuni interessati ad assumere un ruolo diverso al tavolo della trasparenza lucana (cos\u00ec com\u2019\u00e8, \u00e8 solo una presa in giro), ma senza successo. In questo contesto ci dovrebbe rientrare il CISAM, ma come ho detto, \u00e8 stato sottratto alla legislazione civile anche se poi uno o due elementi di combustibile del suo reattore risulterebbero inviati a Saluggia gi\u00e0 da alcuni anni per poi essere trasferiti negli USA: chiss\u00e0 se il carico di La Spezia li comprendeva? Temo che non ce lo diranno mai (se non molti anni dopo) approfittando del tema della sicurezza che loro interpretano principalmente come segretezza per evitare che potenziali terroristi conoscano dove e come sono allocate certe sostanze o quando verranno rimosse. Non per niente la gestione operativa di queste attivit\u00e0 di recupero e trasporto a livello mondiale \u00e8 affidata alla NNSA.<\/p>\n<p>Qualunque siano i tempi del decommissioning delle centrali italiane, questi non potranno essere quantificati se non con la definizione del progetto del deposito nazionale; tema scabroso non solo per il governo ma anche per le comunit\u00e0, i comitati territoriali e lo stesso movimento antinucleare che, mi sembra, non ha molta voglia di affrontare il problema.<\/p>\n<p>Ultima cosa riguarda l\u2019aspetto del controllo di tutta la materia rifiuti. L\u2019Agenzia \u00e8 importante (era stata concepita malamente dal governo Berlusconi e poi inopinatamente cancellata), ma lo \u00e8 altrettanto aggiornare le nostre normative che sono ferme alla Guida tecnica n.26 del CNEN (del 1985) che pur non contenendo alcuna prescrizione per i rifiuti di III categoria, \u00e8 stata applicata nel progetto degli impianti di trattamento rifiuti di Saluggia e Trisaia.<\/p>\n<p><b>Situazione internazionale<\/b><\/p>\n<p>Come dicevo sopra credo che dovremmo puntare politicamente al cuore del \u201cmostro\u201d, cio\u00e8 Europa e USA. Per questi ultimi la situazione \u00e8 estremamente critica (c\u2019\u00e8 anche chi parla di abbandono del nucleare <a href=\"http:\/\/www.documentcloud.org\/documents\/727973-renaissance-in-reverse-cooper-at-risk-reactor.html\">http:\/\/www.documentcloud.org\/documents\/727973-renaissance-in-reverse-cooper-at-risk-reactor.html<\/a>) e comunque lo stato generale dei reattori desta preoccupazione ( vedi servizio NBC <a href=\"http:\/\/www.nbcnews.com\/id\/43455859\/ns\/us_news-environment\/t\/safety-rules-loosened-aging-nuclear-reactors\/#.UyV23878uus\">http:\/\/www.nbcnews.com\/id\/43455859\/ns\/us_news-environment\/t\/safety-rules-loosened-aging-nuclear-reactors\/#.UyV23878uus<\/a>)<\/p>\n<p>Personalmente, pi\u00f9 che dei nuovi progetti sono preoccupato per i reattori in funzione: secondo l\u2019IAEA dei 437 reattori in funzione, 162 sono in esercizio da pi\u00f9 di 30 anni e 22 da pi\u00f9 di 40. Invece di chiuderli, sia negli USA che in Europa si pensa di farli funzionare fino a 60 anni con rischi incalcolabili. L\u2019IAEA sostanzialmente tace (come su Fukushima) essendo ormai governata da due filonucleari di provata fede (direttore Yukiya Amano giapponese, Capo dipartimento sicurezza Denis Flory, francese con un passato nell\u2019industria nucleare).<\/p>\n<p>Penso quindi ad una campagna per la denuclearizzazione dell\u2019Europa e quindi con focus sulla Francia, che cominci col dire No all\u2019allungamento della vita operativa dei suoi reattori, obiettivo richiesto anche dal non fortissimo movimento antinucleare francese. Non \u00e8 un compito facile perch\u00e9 nucleare in Francia non \u00e8 solo una filiera energetica, ma l\u2019ossatura stessa del sistema industriale, tuttavia \u2013anche per il bene dei cittadini francesi- occorre fare il possibile per avviare questa fuoriuscita e dargli tempo di riconvertirsi, pena un probabile disastro sul modello Fukushima. Le elezioni europee sono alle porte e forse si potrebbe cominciare a trovare delle sponde in quella direzione.<\/p>\n<p>Concludo con Fukushima. Nonostante il persistere del blocco di tutti gli impianti giapponesi, la situazione nel sito di Fukushima non migliora (articolo su Left\u00a0 del 2 Novembre 2013 <a href=\"http:\/\/www.left.it\/2013\/10\/31\/fukushima-disastro-appena-iniziato\/13351\/\">http:\/\/www.left.it\/2013\/10\/31\/fukushima-disastro-appena-iniziato\/13351\/<\/a>) e quella dell\u2019opposizione corrisponde a quanto scritto da Agostinelli: cio\u00e8 censura e repressione di stato a chi contesta o semplicemente chiede trasparenza..<\/p>\n<p>Dell\u2019incidente esiste una versione ufficiale abbastanza annacquata e anche gli osservatori pi\u00f9 critici (come <a href=\"http:\/\/www.ucsusa.org\/\">UCS, Union of Concerned Scientists<\/a>) non si sono spesi \u2013per ora- pi\u00f9 di tanto. Con Angelo Baracca abbiamo redatto una analisi dell\u2019incidente (<a href=\"http:\/\/www.fisicamente.net\/SCI_SOC\/index-1916.htm\">http:\/\/www.fisicamente.net\/SCI_SOC\/index-1916.htm<\/a>) che a distanza di due anni \u00e8 ancora l\u2019unica a mettere in risalto certi aspetti, ma \u00e8 una goccia nell\u2019oceano. Anche il nostro tentativo di due anni fa di raccogliere firme in calce ad un appello al governo giapponese dove si chiedeva, tra l\u2019altro,\u00a0 di affidare la gestione dell\u2019incidente ad un team internazionale non ha avuto successo: le firme raccolte in molte parti del mondo furono abbastanza, ma quando ci siamo recati all\u2019ambasciata Giapponese di Roma per consegnarle all\u2019ambasciatore eravamo in cinque.<\/p>\n<p>Come tentativo per smuovere l\u2019indifferenza che circonda l\u2019incidente qui in Italia, avevo avanzato nell\u2019articolo pubblicato da Left, una proposta concreta che ripropongo a tutte e tutti: sollecitare la comunit\u00e0 scientifica e le autorit\u00e0 italiane al fine di mettere a disposizione la centrale nucleare di Caorso (che \u00e8 molto simile ai reattori di Fukushima e non ha pi\u00f9 combustibile al suo interno) insieme ad una task force di tecnici per sperimentare al vero tutte le tecniche possibili volte ad operare correttamente la rimozione del combustibile dai reattori di Fukushima.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda il nesso nucleare civile e militare penso che Angelo Baracca possa dire cose pi\u00f9 sensate di me.<\/p>\n<p>Mi scuso per la lunghezza di questo intervento, ma ho voluto cogliere l\u2019occasione per mettere sul tappeto diversi argomenti che ci ritroviamo a trattare solo sporadicamente e in modo disorganico.<\/p>\n<p>Un saluto a tutte e tutti<\/p>\n<p>Giorgio Ferrari<\/p>\n<p>28-03-14<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci \u00e8 arrivato questo scritto di Giorgio Ferrari, esperto di combustibile nucleare, all&#8217;interno di uno scambio di opinioni e mails tra persone che si occupano, a vari livelli, di questioni antinucleari. 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